domenica 18 dicembre 2011

carne alla pizzaiola

Cari amici dei fornelli, tra renne e strenne oggi voglio condividere con voi una ricetta che mi riporta indietro nel tempo, quando ero una bimbetta che pranzava dalla nonna. Non è un piatto da ristorante e nemmeno da cultori della gastronomia, ma appartiene alla categoria "le basi della brava massaia". Sto parlando della carne alla pizzaiola, che storicamente risponde all'esigenza di rendere appetitosi i tagli meno pregiati della carne. Questa specialità partenopea (detta alla pizzaiola perchè in origine la pizza a Napoli si faceva aglio olio e origano) ha il vantaggio del due per uno, ossia con il sugo della carne ci potete fare anche il primo (A me fa impazzire col riso bianco... Ma anche la pasta esce bene). Un piatto velocissimo che sprigiona sapori ecceziunali veramente!!!
Alla fine della ricetta, concedetevi dieci minuti per leggere la quinta parte della saga del Paper!

Ingredienti per quattro persone:

4 fettine di bovino adulto (tipo pezza)
una scatola di polpa di pomodoro
aglio olio e origano

Tagliate con le forbici le fettine, in modo da ottenere tante strisce di carne. Scaldate un poco d'olio in padella e lasciate soffriggere dolcemente l'aglio. Aggiungete il pomodoro, alzate la fiamma, coprite con il coperchio. Quando il sugo bolle, togliete l'aglio e aggiungete la carne. Aggiungete l'origano, abbassate il fuoco, togliete il coperchio e lasciate cuocere per un quarto d'ora (a me piace quando il sugo si è addensato bene bene).

Se vi piace, potete aggiungere i capperi, le olive nere o il peperoncino. Fate vobis come più vi aggrada! Il consiglio è di servirla accampagnata con del riso bianco (piatto unico)... Oppure, col pane, potete fare una scarpetta reale!

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Da Harry il fumo denso della griglia si librava prepotentemente tra i tavoli malconci solleticando le narici di altrettanto malconci avventori con l’odore, ottimo, di fibre di carne lasciate a cuocere nel retro. Mr. Harry Benson, il proprietario del locale, girava e rigirava gli hamburger mostrando orgoglioso le finestrelle vuote del suo famoso sorriso a tutta bocca, che gli era valso il soprannome di Sorridente. Con quella scacchiera bianca e nera, che appariva ogni qual volta una risata deflagrava sul suo volto d’ebano, Smiling Harry aveva conquistato negli anni una clientela affezionata, che amava lo stile creolo dei suoi panini e ascoltava le pillole di saggezza caraibica che accompagnavano ogni suo piatto. Harry ci metteva il cuore in ogni hamburger: l’amore, la gioia e qualche goccia di tabasco rendevano straordinario il risultato. Un’insegna di legno appesa dietro il lungo bancone del bar mostrava ai clienti la vision di quella piccola impresa a conduzione familiare: too blessed to be stressed, troppo benedetti per essere stressati. Una frase che esemplificava l’atteggiamento di Mr. Harry nei confronti delle sfighe che la vita gli aveva riservato. E che lui si premurava ogni giorno di mettere in pratica. Ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette Smiling Harry faceva quello che sapeva fare meglio. Sorridere e preparare hamburger. Se sai fare bene una cosa, fatti pagare per farla, ripeteva. E lui faceva da mangiare per tutti coloro che potessero permettersi di spendere quattro dollari e cinquanta a panino. E a cui non dessero fastidio i gatti che gironzolavano tra la cucina e gli sgabelli del bar.   

-      Ahuo ahuo ho.. Guarda guarda cosa porta il vento del Nord al vecchio Harry quest’oggi.. Saul e Paper a spasso insieme… Che si dice ragazzi?!? Non sarete di nuovo in qualche casino eh..?!? L’ultima volta che vi ho visto insieme tu eri praticamente in fin di vita e Paper vomitava l’anima nel cestino degli ombrelli… -
-         Sai come si dice no..? Tutto a posto e niente in ordine caro Harry! –
-         Fffa.faccene un pp..paio Smiling, di que..quelli con la bb..b..banana –
-         Lo vedi che non me la raccontate giusta. Che cavolo gli è successo alla voce a questo?
-         F..f..fatti i ca..ca..caz.. –
-         Seeeeee domani.. Spiegamelo te Saul che se no mi si bruciano gli hamburger..-
-         Sembra che uno scoiattolo forastico gli abbia fatto il nido in gola, vero?!!?
-         Uahhahh ahah ahha –
-         Vaffanculo tutti e due, idioti. –
-         Ehi, lo hai fatto di nuovo.. Quanto ti arrabbi le parole ti escono normali! –
-         Vabbè non siete in vena di chiacchiere vedo. Mettetevi a sedere. Vi faccio due burger special. -

Gli rodeva perché Saul aveva ragione. Quando percepiva la rabbia montare dentro di sé una forza e una determinazione poderosa si impadronivano di lui e allora poteva scalare montagne e attraversare foreste, correre veloce facendo a gara con gli uccelli, nuotare mille miglia e poi di nuovo altre mille, persino uccidere. Anzi, sinora aveva fatto soprattutto quello. Nell’ascesi dell’ira, in quello stato di trance che lo rendeva invulnerabile alle insicurezze e alle paure aveva sempre e solo ucciso, catalizzando le debolezze del suo alter ego Alex in un fuoco di piombo che falcidiava ogni suo bersaglio. Era Alex che lo aveva reso il Paper. Senza l’umiliazione, il pianto, l’angoscia di quel ragazzino imbranato non avrebbe potuto trovare la sicurezza necessaria per tagliare una gola o premere un grilletto. Non ricordava di aver mai riflettuto su come era davvero riuscito a diventare un killer a pagamento. Spezzoni di luoghi, frasi, sensazioni, la Sicilia, Zio Tonino che gli mostrava come pulire il fucile. Poi i sentieri nelle montagne, la fame, il freddo, le cosce della figlia del contadino. E l’adrenalina, la mira, il sangue, il rinculo del fucile. 

Qualcosa vibrava nella tasca dei suoi jeans. Numero sconosciuto, si alzò felino dal tavolo e rispose al cellulare.
-         Coglione. Ti avevo detto niente riflettori. Spero per te che la faccenda venga archiviata come incendio accidentale o saremo costretti a prendere efficaci contromisure. E per efficaci intendo la tua testa cotta al forno con le patate -
-         D...dove s..s..sono i miei s..s..soldi? –
-         Girati –
-         C..c..cosa? Ehi.. –
-         Click –
Ma Porc’.. 

La faccia d’angelo sexy che aveva incontrato da Joe Shangai qualche ora prima, lo osservava appoggiata al juke box. Si diresse verso un tavolo attraversando le spire di fumo bianco prodotte dalla sigaretta sottile sempre accesa. Indossava la stessa maglietta scollata di prima, le calze velate rendevano ancora più evidenti le linee lunghe di quelle gambe filiformi. Paper si ritrovò solo con un pensiero: nonbalbettare nonbalbettare nonbalbettare nonbalbettare. 

       - Bravo Alex. Ti sei guadagnato la fiducia dei miei colleghi. Questo significa due cose. Uno che ci sarà un nuovo lavoro per te. Due, che domani hai un appuntamento a cena con me. Abito Scuro.-
       - MA CHE TI SEI IMPAZZITA!!!!?!! –

Paper si rese solo conto di aver alzato la voce. Ci mise ben cinque secondi a focalizzare il fatto che le parole avevano suonato perfettamente. Tutte d’un fiato, secche e fluide come un rum invecchiato venticinque anni dopo una giornata di lavoro. Si guardò intorno ma le teste dei pochi clienti non si erano mosse. Nessuno ci aveva fatto troppo caso. Smise di sudare e abbassò la voce: 

-         Uno, chi cazzo sei tu? E come fai a conoscere quel nome..? Due, se non mi racconti cosa sai tu di tutta questa faccenda, la tua faccina d’angelo finisce a striscioline nella tazza del cesso– 

Faccina Sexy sorrise. Di nuovo quei dentini bianchi bianchi. Come quelli di un barracuda. Con tono soave rispose:
-      No che non sai chi sono io, Alex. E per il momento non è necessario che tu lo sappia. Ti basterà sapere che per un po’ avrò bisogno di te. Il dolore che la disubbidienza ti provocherebbe non lo riesci nemmeno ad immaginare. Noi possiamo arrivare ovunque, sapere tutto di chiunque, corrompere chi di dovere ad ogni livello. Noi possiamo far riaprire il caso del tuo padrino e lo faremo se rifiuterai di aiutarci. Chiameremo tua madre a testimoniare e le faremo ripetere e rivivere tutti i momenti felici del loro matrimonio, quando lui la torturava per filmarla e vendere poi i video sul mercato nero del porno. Credo che da qualche parte ci siano ancora quei video... Potremmo darli alla stampa e vedere che cosa ne fanno, magari diventa famosa... Pensa, mentre lei racconta le sevizie subite condanna contemporaneamente il figlio alla pena capitale. Magari ci fanno un film.. Anche se personalmente non credo che la signora sia in grado di reggere a tanto stress..-
-         Sei una grandissima stronza, io ti ammazzo -
-         Già. Ma dopo quello che ti ho detto non credo che ti convenga uccidermi, no? E poi se mi spari, non saprai mai chi ti ha tradito e sono sicura che invece sei curioso come una biscia, vero? Passo a prenderti domani alle sei. Abito scuro.
-         I..i..io ok. -

La televisione all’angolo del bancone catturava l’attenzione di Saul, mai indifferente alla bellezza di un mosaico di pixel raffigurante una bella donna.  La brunetta di Channel 4 stava trasmettendo in diretta da Chesterfield Avenue: 

- Un edificio della centralissima Chesterfield Avenue ha preso fuoco questo pomeriggio provocando una vittima tra gli inquilini del palazzo e scatenando il panico tra  la folla che transitava per le vie dello shopping. Fonti non ufficiali confermano: si tratterebbe del giovane milionario e magnate delle verdure fresche Jimmy T. Gamble, che proprio domani avrebbe dovuto presenziare all’annuale Fiera Internazionale dell’Ortaggio. Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha convocato una conferenza stampa per domani mattina alle otto. Channel 4 seguirà in diretta per voi gli  ulteriori aggiornamenti. Io sono Giselle Raymond per  Channel 4, New York City. –

Visto, siamo già in prima pagina, disse Saul grattando l’orecchio di un micio tigrato. Ehi mi hai sentito.. Ho detto che.. La frase rimase sospesa nell’aria, Paper non era più seduto accanto a lui. Cosa diavolo potesse tenere lontano Paperbello dall’hamburger fumante che Harry stava impiattando proprio non riusciva a capirlo. Di solito non andava manco a pisciare, l’attesa lo inchiodava alla sedia. Quando vide il motivo della insolita sparizione, comprese. Erano due tette cosmiche su un paio di gambe mozzafiato. Gambe che stavano andando via, lasciando il Paper solo e con lo sguardo fisso sulle maioliche del pavimento. Qualunque cosa fosse successa non erano buone notizie.  Si avvicinò al tavolo dell’amico in modalità “lasciale perdere le donne sono tutte delle gran vacche” quando si ritrovò steso a terra. Paper gli si era avventato contro, il viso deformato dalla rabbia, gli occhi lucidi, le mani strette attorno al collo sottile.

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