Visualizzazione post con etichetta piatti unici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piatti unici. Mostra tutti i post

mercoledì 14 dicembre 2016

Girandola di pasta sfoglia


Cari amici del blogghettino, avete atteso tanto e siete stati premiati con una nuova ricetta che, ve lo dico, salverà le vostre cene e, perchè no, pure il vostro Natale. Meglio del Grinch, mica corbezzoli.

Allora, visto che a Natale siamo tutti più buoni e a me il carbone mi fa schifo, vi dico subito che questa ricetta è stata spudoratamente copiata dal sito di chefclub, che fa quei video di ricette che girano su fb e che di solito mi fanno venire voglia di andare a comprare del maalox. E invece, stavolta, c'hanno preso alla grande.


La girandolona è super facile, super veloce e pure super scenica. Completamente personalizzabile, manco fossero gli interni della Panda.

A voi.



domenica 19 aprile 2015

Queen Burger. Con un certo stile.

Cari amici della primavera, a grande richiesta dei fan, tornano le ricettone di incucinaconclaudia :-)

We are back con grande stile, una esplosione di gusto e carne rossa che farà diventare idrofobi i vostri amici vegani. E vabbè, vorrà dire che a fine anno andrete a piantare un albero per far pace con il karma.

Parliamo di hamburger. Quelli veri. Quelli che ti sbrodoli e ti ungi le dita. Quelli che con un morso non riesci a metterli in bocca, che straripano e il condimento finisce dappertutto. Un'orgia di sapore..


martedì 12 marzo 2013

Pasta per la pizza

Cari amici del forno a legna, oggi una ricetta che racchiude l'essenza stessa dell'italianità. Per la serie "le 10 cose che una brava cuoca deve saper fare" ho il piacere di postare la ricetta delle ricette, la regina indiscussa delle tavole tricolori: signore e signori, sua maestà la pizza!

Con un livello di difficoltà prossimo allo zero, la pasta della pizza è la ricetta ideale da fare nei pomeriggi uggiosi, quando fuori piove e l'ultima cosa che vi passa per il cervello è di andare a fare un giro.. La consiglio anche come attività ricreativa da fare con i bimbi, che è vero che si impiastricciano tutti ma più sono sporchi e più si divertono :-)


Ah dimenticavo, l'impasto una volta lievitato, si può surgelare ;-)

martedì 15 maggio 2012

zuccotto di melanzane con insalata di orzo

Cari amici della cucurbitacea, ora che l'estate bussa prepotentemente alla nostra porta, ho deciso di proporvi questa ricetta fresca fresca, che unisce alcuni dei sapori e dei profumi che più mi piacciono e che appartengono 'proprio a questo periodo dell'anno. A cominciare dal basilico. Che fa subito mare e costume da bagno. Poi ci sono le melanzane, un tocco di viola piccantino per stuzzicare le papille gustative..

Insomma, per un aperitivo con gli amici in terrazza, per una cena in piedi o per un pranzo in famiglia, questa insalata d'orzo insolita e dal gusto avvolgente è una scelta perfetta :-)


domenica 13 maggio 2012

Finto riso cantonese

Carissimi amici del Sol Levante, oggi una ricetta che ricorda le terre del lontano oriente rivisitata in chiave nostrana. Probabilmente, il riso cantonese è la proiezione occidentale della cucina cinese: una trovata vincente di qualche emigrante che ha cercato di riadattare le tradizioni culinarie del proprio mondo alle esigenze (vuoi di ortaggi, vuoi di gusto) di noi popoli del West. Magari condendo il tutto con un pizzico di folklore e qualche cianfrusaglia di plastica. Ad ogni modo, il riso cantonese che propongo oggi è una versione leggermente modificata rispetto a quella che trovate nei ristoranti.. Armatevi di wok e salsa di soia per portate in tavola un piatto molto amato da grandi e piccini!


sabato 21 aprile 2012

Cous cous carote e fave con pollo

Cari amici della coscia di pollo, é arrivata la primavera! Il mio balcone è in fiore e gli uccellini non la smettono di cinguettare felici, il cielo è marzolino e l'aria vibrante di nuova vita.. E allora celebriamo la stagione con le fave, legume principe dell'aprile e del maggio romano.. Fave e pecorino sono un must della gita fuori porta e noi abitanti della città eterna si sa, siamo sensibili al richiamo del pic-nic tutti assieme appassionatamente. Soprattutto se a una certa "se magna". Ma le fave non sono fantastiche solo crude.. Io le trovo meravigliosamente buone anche cotte, magari assieme a delle carote e accompagnate da una buona dose di cous cous, che mi dà quel pizzico di esotico con cui stupire sulla tavola anche l'ospite più incarognito!
 E poi il cous cous è un piatto che faccio sempre con grande gioia, sarà che mi ricorda i tempi del liceo, quando assieme alla mia amica G. trascorrevamo le ore in completo, estasiante, assoluto cazzeggio....

 

domenica 12 febbraio 2012

Riciclare il lesso: polpette al sugo

Cari amici della rosolatura, oggi un bel piatto di riciclo che non guasta mai! Con questo freddo, certamente qualcuno di voi si è cimentato nella preparazione di un corroborante brodo di carne, magari servito con dei tortellini.. E come biasimarvi! Questo è un classicone invernale da tempo immemorabile, dunque pollici alzati per la scelta. Ora però, che fare di quel meraviglioso lesso avanzato? Se non siete amanti della senape o della carne bollita, se i vostri bambini vi hanno chiaramente fatto intendere che quella carne lì non la mangeranno mai visto che è brutta, scura e magari con un po' di nervetti, io ho la soluzione a portata di mano. Care mamme, riciclate il lesso facendolo diventare polpette! Nessun bimbo che si rispetti è infatti in grado di resistere al gusto e alla sferica forma delle palline di carne, neanche il più capriccioso. E fatele al sugo, così poi ci potete condire il riso o la pasta :-) Vi avverto però, non sono per niente una roba leggera, anzi...!
Per i puri di cuore, il mio ultimo racconto in calce al post (come dice il mio fidanzato, finalmente un po' d'azione in queste tue storie...!) 


domenica 18 dicembre 2011

carne alla pizzaiola

Cari amici dei fornelli, tra renne e strenne oggi voglio condividere con voi una ricetta che mi riporta indietro nel tempo, quando ero una bimbetta che pranzava dalla nonna. Non è un piatto da ristorante e nemmeno da cultori della gastronomia, ma appartiene alla categoria "le basi della brava massaia". Sto parlando della carne alla pizzaiola, che storicamente risponde all'esigenza di rendere appetitosi i tagli meno pregiati della carne. Questa specialità partenopea (detta alla pizzaiola perchè in origine la pizza a Napoli si faceva aglio olio e origano) ha il vantaggio del due per uno, ossia con il sugo della carne ci potete fare anche il primo (A me fa impazzire col riso bianco... Ma anche la pasta esce bene). Un piatto velocissimo che sprigiona sapori ecceziunali veramente!!!
Alla fine della ricetta, concedetevi dieci minuti per leggere la quinta parte della saga del Paper!

Ingredienti per quattro persone:

4 fettine di bovino adulto (tipo pezza)
una scatola di polpa di pomodoro
aglio olio e origano

Tagliate con le forbici le fettine, in modo da ottenere tante strisce di carne. Scaldate un poco d'olio in padella e lasciate soffriggere dolcemente l'aglio. Aggiungete il pomodoro, alzate la fiamma, coprite con il coperchio. Quando il sugo bolle, togliete l'aglio e aggiungete la carne. Aggiungete l'origano, abbassate il fuoco, togliete il coperchio e lasciate cuocere per un quarto d'ora (a me piace quando il sugo si è addensato bene bene).

Se vi piace, potete aggiungere i capperi, le olive nere o il peperoncino. Fate vobis come più vi aggrada! Il consiglio è di servirla accampagnata con del riso bianco (piatto unico)... Oppure, col pane, potete fare una scarpetta reale!

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Da Harry il fumo denso della griglia si librava prepotentemente tra i tavoli malconci solleticando le narici di altrettanto malconci avventori con l’odore, ottimo, di fibre di carne lasciate a cuocere nel retro. Mr. Harry Benson, il proprietario del locale, girava e rigirava gli hamburger mostrando orgoglioso le finestrelle vuote del suo famoso sorriso a tutta bocca, che gli era valso il soprannome di Sorridente. Con quella scacchiera bianca e nera, che appariva ogni qual volta una risata deflagrava sul suo volto d’ebano, Smiling Harry aveva conquistato negli anni una clientela affezionata, che amava lo stile creolo dei suoi panini e ascoltava le pillole di saggezza caraibica che accompagnavano ogni suo piatto. Harry ci metteva il cuore in ogni hamburger: l’amore, la gioia e qualche goccia di tabasco rendevano straordinario il risultato. Un’insegna di legno appesa dietro il lungo bancone del bar mostrava ai clienti la vision di quella piccola impresa a conduzione familiare: too blessed to be stressed, troppo benedetti per essere stressati. Una frase che esemplificava l’atteggiamento di Mr. Harry nei confronti delle sfighe che la vita gli aveva riservato. E che lui si premurava ogni giorno di mettere in pratica. Ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette Smiling Harry faceva quello che sapeva fare meglio. Sorridere e preparare hamburger. Se sai fare bene una cosa, fatti pagare per farla, ripeteva. E lui faceva da mangiare per tutti coloro che potessero permettersi di spendere quattro dollari e cinquanta a panino. E a cui non dessero fastidio i gatti che gironzolavano tra la cucina e gli sgabelli del bar.   

-      Ahuo ahuo ho.. Guarda guarda cosa porta il vento del Nord al vecchio Harry quest’oggi.. Saul e Paper a spasso insieme… Che si dice ragazzi?!? Non sarete di nuovo in qualche casino eh..?!? L’ultima volta che vi ho visto insieme tu eri praticamente in fin di vita e Paper vomitava l’anima nel cestino degli ombrelli… -
-         Sai come si dice no..? Tutto a posto e niente in ordine caro Harry! –
-         Fffa.faccene un pp..paio Smiling, di que..quelli con la bb..b..banana –
-         Lo vedi che non me la raccontate giusta. Che cavolo gli è successo alla voce a questo?
-         F..f..fatti i ca..ca..caz.. –
-         Seeeeee domani.. Spiegamelo te Saul che se no mi si bruciano gli hamburger..-
-         Sembra che uno scoiattolo forastico gli abbia fatto il nido in gola, vero?!!?
-         Uahhahh ahah ahha –
-         Vaffanculo tutti e due, idioti. –
-         Ehi, lo hai fatto di nuovo.. Quanto ti arrabbi le parole ti escono normali! –
-         Vabbè non siete in vena di chiacchiere vedo. Mettetevi a sedere. Vi faccio due burger special. -

Gli rodeva perché Saul aveva ragione. Quando percepiva la rabbia montare dentro di sé una forza e una determinazione poderosa si impadronivano di lui e allora poteva scalare montagne e attraversare foreste, correre veloce facendo a gara con gli uccelli, nuotare mille miglia e poi di nuovo altre mille, persino uccidere. Anzi, sinora aveva fatto soprattutto quello. Nell’ascesi dell’ira, in quello stato di trance che lo rendeva invulnerabile alle insicurezze e alle paure aveva sempre e solo ucciso, catalizzando le debolezze del suo alter ego Alex in un fuoco di piombo che falcidiava ogni suo bersaglio. Era Alex che lo aveva reso il Paper. Senza l’umiliazione, il pianto, l’angoscia di quel ragazzino imbranato non avrebbe potuto trovare la sicurezza necessaria per tagliare una gola o premere un grilletto. Non ricordava di aver mai riflettuto su come era davvero riuscito a diventare un killer a pagamento. Spezzoni di luoghi, frasi, sensazioni, la Sicilia, Zio Tonino che gli mostrava come pulire il fucile. Poi i sentieri nelle montagne, la fame, il freddo, le cosce della figlia del contadino. E l’adrenalina, la mira, il sangue, il rinculo del fucile. 

Qualcosa vibrava nella tasca dei suoi jeans. Numero sconosciuto, si alzò felino dal tavolo e rispose al cellulare.
-         Coglione. Ti avevo detto niente riflettori. Spero per te che la faccenda venga archiviata come incendio accidentale o saremo costretti a prendere efficaci contromisure. E per efficaci intendo la tua testa cotta al forno con le patate -
-         D...dove s..s..sono i miei s..s..soldi? –
-         Girati –
-         C..c..cosa? Ehi.. –
-         Click –
Ma Porc’.. 

La faccia d’angelo sexy che aveva incontrato da Joe Shangai qualche ora prima, lo osservava appoggiata al juke box. Si diresse verso un tavolo attraversando le spire di fumo bianco prodotte dalla sigaretta sottile sempre accesa. Indossava la stessa maglietta scollata di prima, le calze velate rendevano ancora più evidenti le linee lunghe di quelle gambe filiformi. Paper si ritrovò solo con un pensiero: nonbalbettare nonbalbettare nonbalbettare nonbalbettare. 

       - Bravo Alex. Ti sei guadagnato la fiducia dei miei colleghi. Questo significa due cose. Uno che ci sarà un nuovo lavoro per te. Due, che domani hai un appuntamento a cena con me. Abito Scuro.-
       - MA CHE TI SEI IMPAZZITA!!!!?!! –

Paper si rese solo conto di aver alzato la voce. Ci mise ben cinque secondi a focalizzare il fatto che le parole avevano suonato perfettamente. Tutte d’un fiato, secche e fluide come un rum invecchiato venticinque anni dopo una giornata di lavoro. Si guardò intorno ma le teste dei pochi clienti non si erano mosse. Nessuno ci aveva fatto troppo caso. Smise di sudare e abbassò la voce: 

-         Uno, chi cazzo sei tu? E come fai a conoscere quel nome..? Due, se non mi racconti cosa sai tu di tutta questa faccenda, la tua faccina d’angelo finisce a striscioline nella tazza del cesso– 

Faccina Sexy sorrise. Di nuovo quei dentini bianchi bianchi. Come quelli di un barracuda. Con tono soave rispose:
-      No che non sai chi sono io, Alex. E per il momento non è necessario che tu lo sappia. Ti basterà sapere che per un po’ avrò bisogno di te. Il dolore che la disubbidienza ti provocherebbe non lo riesci nemmeno ad immaginare. Noi possiamo arrivare ovunque, sapere tutto di chiunque, corrompere chi di dovere ad ogni livello. Noi possiamo far riaprire il caso del tuo padrino e lo faremo se rifiuterai di aiutarci. Chiameremo tua madre a testimoniare e le faremo ripetere e rivivere tutti i momenti felici del loro matrimonio, quando lui la torturava per filmarla e vendere poi i video sul mercato nero del porno. Credo che da qualche parte ci siano ancora quei video... Potremmo darli alla stampa e vedere che cosa ne fanno, magari diventa famosa... Pensa, mentre lei racconta le sevizie subite condanna contemporaneamente il figlio alla pena capitale. Magari ci fanno un film.. Anche se personalmente non credo che la signora sia in grado di reggere a tanto stress..-
-         Sei una grandissima stronza, io ti ammazzo -
-         Già. Ma dopo quello che ti ho detto non credo che ti convenga uccidermi, no? E poi se mi spari, non saprai mai chi ti ha tradito e sono sicura che invece sei curioso come una biscia, vero? Passo a prenderti domani alle sei. Abito scuro.
-         I..i..io ok. -

La televisione all’angolo del bancone catturava l’attenzione di Saul, mai indifferente alla bellezza di un mosaico di pixel raffigurante una bella donna.  La brunetta di Channel 4 stava trasmettendo in diretta da Chesterfield Avenue: 

- Un edificio della centralissima Chesterfield Avenue ha preso fuoco questo pomeriggio provocando una vittima tra gli inquilini del palazzo e scatenando il panico tra  la folla che transitava per le vie dello shopping. Fonti non ufficiali confermano: si tratterebbe del giovane milionario e magnate delle verdure fresche Jimmy T. Gamble, che proprio domani avrebbe dovuto presenziare all’annuale Fiera Internazionale dell’Ortaggio. Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha convocato una conferenza stampa per domani mattina alle otto. Channel 4 seguirà in diretta per voi gli  ulteriori aggiornamenti. Io sono Giselle Raymond per  Channel 4, New York City. –

Visto, siamo già in prima pagina, disse Saul grattando l’orecchio di un micio tigrato. Ehi mi hai sentito.. Ho detto che.. La frase rimase sospesa nell’aria, Paper non era più seduto accanto a lui. Cosa diavolo potesse tenere lontano Paperbello dall’hamburger fumante che Harry stava impiattando proprio non riusciva a capirlo. Di solito non andava manco a pisciare, l’attesa lo inchiodava alla sedia. Quando vide il motivo della insolita sparizione, comprese. Erano due tette cosmiche su un paio di gambe mozzafiato. Gambe che stavano andando via, lasciando il Paper solo e con lo sguardo fisso sulle maioliche del pavimento. Qualunque cosa fosse successa non erano buone notizie.  Si avvicinò al tavolo dell’amico in modalità “lasciale perdere le donne sono tutte delle gran vacche” quando si ritrovò steso a terra. Paper gli si era avventato contro, il viso deformato dalla rabbia, gli occhi lucidi, le mani strette attorno al collo sottile.

lunedì 5 dicembre 2011

L'Aragosta di Cleveland

Cari amici dei fornelli, post a profusione!!! Sarà che il freddo locale mi stimola le meningi, sarà che mi siete mancati, sarà la voglia di condividere i piatti esotici che ho assaggiato in questo breve periodo vacanziero, eccomi di nuovo qui con una ricetta da veri gourmand!!!
Ma prima di passare ad illustrarvi i passaggi per la realizzazione di questo magnifico manicaretto permettetemi un breve ringraziamento. Eh sì, un grazie speciale al nostro amico Cleve, senza di lui nessuno di noi avrebbe avuto il piacere di mangiare queste meravigliose aragoste! Già, perchè è vero che sono buone, ma ve le danno vive e non è facile dare l'estremo saluto a queste Pizzicotte atlantiche...! La maniera migliore per farla finita è gettarle nell'acqua bollente, ma questa semplice operazione ha due controindicazioni di non proprio facile superamento:

1) le devi prendere in mano, sono brutte, con le zampe pelose ed hanno delle specie di affilatissimi denti che possono tranquillamente tranciarti un dito (no, non con le chele, sono proprio piccole "lame" alla base della coda...)
2) Se non fai attenzione e non le butti in pentola con una certa tecnica, piangono strillano e si agitano. Con i colpi di coda sono in grado di rovesciarti il pentolone d'acqua bollente addoso.

Nel vano tentativo di trovare una soluzione a queste due problematiche, ho visto scene incredibili: al primo posto nella classifica delle tecniche più esilaranti per uccidere queste bestioline, imperituro nella memoria, il ricordo di mio cugino Pitòn e di mio padre che inseguono un'aragosta con un machete conficcato nel guscio per tutta casa. Al secondo posto, la strategia del "Congelala così almeno non piange". Sì, ottima. Ma comunque le devi prendere in mano...

Davvero Thank you, Cleve per aver fatto il lavoro sporco!

PS: ai piedi del post, il quarto episodio della saga del Paper.

Ingredienti per due persone:
due aragoste vive
4 patate bollite
olio, sale, pepe e limone
una cucchiaiata di guacamole per guarnire

Allora, portate ad ebollizione un pentolone pieno d'acqua. Coprite con il coperchio e salate. Prendete l'aragosta in modo da bloccargli la coda e facendo attenzione ai dentini posti in cima ad essa. 

 

Gettatele nell'acqua bollente e chiudete rapidamente con il coperchio. Aspettate qualche minuto, fino a che smetterà di agitarsi. procedete con l'altra aragosta. Lasciate cuocere fino a che, da rosso, il guscio non diventerà arancione. A questo punto (circa dieci/quindici minuti) toglietele dalla pentola. Tagliate via le antenne e le zampe (non buttatele via: rompete il guscio con le mani e succhiate l'interno) Con un bel coltellaccio pesante, partendo dalla coda, tranciatele in due. Con un cucchiaino iniziate a togliere il liquido beige e il filamento dell'intestino. Potreste sciacquarle sotto l'acqua (fate prima e pulite meglio) ma perdete un po' del sapore. 


A questo punto impiattate, aggiungendo le patate bollite a pezzetti e il guacamole. Condite il tutto con olio sale e limone e largo al Sapor dei Caraibi :-) 

Un consiglio: per rompere le antenne e mangiare la carne all'interno, dotatevi di uno schiaccianoci o dell'attrezzino specifico per crostacei!

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Saul sembrava proprio il classico immigrato messicano venuto a pulire gli androni di quel lussuoso condominio americano: con quello sguardo remissivo e il naso un po’schiacciato, le mani tozze aggrappate al carrello delle pulizie, una tuta da lavoro che  lo faceva assomigliare al fratello tisico di Super Mario Bros. Assolutamente indistinguibile in mezzo alla miriade dell’anonima forza lavoro che frequentava il palazzo. Entrò dall'ingresso principale senza nessuna esitazione. Il portiere dello stabile lo degnò dello stesso interesse che si riserva ad una mosca ronzante su una cacca di cane. 

Paper era nascosto nel secchio dell’immondizia installato sul carrello. Corre corre il buon postino, Lungo i colli e nel giardino. Corre e salta in bicicletta, Senza mai cambiar maglietta. Etc. etc. Era nervoso. Non aveva ancora avuto il tempo di riflettere lucidamente sugli ultimi accadimenti e lo shock per il ritorno della balbuzie lo aveva turbato più di quanto egli stesso non avesse creduto. Era stato così facile incrinare lo strato di distacco che come un ghiacciaio aveva ricoperto per anni il suo io più profondo?  Dalle crepe del permafrost identitario in cui aveva vissuto iniziavano a venire a galla i ricordi  della sua vita precedente, quando non era altro che un ragazzino timido a cui  qualche bulletto rubava i soldi della merenda o buttava i libri nel cesso. La odiava quella fase del suo passato, disprezzava l’essere stato lo sfigato della scuola che a causa della sua disfunzione e dei suoi modi delicati veniva deriso e isolato dagli altri. Persino i ciccioni brufolosi si sentivano tranquilli a prenderlo per il culo. Solo perché andava dal logopedista non voleva dire che era un fallito, né un perdente.
E poi un giorno era successo. Tutto il rancore e tutta la rabbia accumulata fuoriuscirono improvvisamente e lui ricordava di aver preso il revolver del padrino, di averlo caricato, di averlo puntato. Un solo colpo, dritto in testa. Bye bye testa di cazzo. Valle a fare con tua madre all’inferno quelle schifezze con la bottiglia. 
Il parroco del quartiere lo aveva fatto uscire di corsa dal Paese, imbarcato sotto falso nome su un mercantile diretto in Italia, ospite di alcuni lontani parenti siciliani che lo avevano accolto e gli avevano insegnato un mestiere. Era divenuto un killer. Era tornato come il Paper. Con tanti saluti al povero Alex.

Quando aprì la porta al ragazzo delle pulizie, Jimmy T. Gamble non sapeva che sarebbe morto nel giro di dieci minuti. Paper saltò fuori dal secchio e con un repentino guizzo delle mani lo afferrò tra il collo e l’incavo della spalla, un mossa da far invidia a Chuck Norris in persona. Mr. Gamble svenne immediatamente tra le braccia pronte di Saul, che lo trascinò al centro dell’ingresso, sul lussuoso tappeto che impreziosiva la stanza. 

-         E adesso, Steven Seagal dei quartieri poveri? Che facciamo..?? Gli chiediamo gentilmente di morire in modo accidentale?
-         Z…z.zi..tto..to.. Sto pepepepe..pensando.. –

Paper si guardava intorno alla ricerca di qualche oggetto che potesse fargli venire uno straccio d’idea. La bottiglia di scotch poggiata in bella mostra sul mobile bar dello studio catturò la sua attenzione. Sì, avrebbe anche potuto funzionare. Chiese a Saul di spostare il corpo del bell’addormentato, gettò il liquido ambrato sui vestiti di Jimmy e ne versò un’altra generosa dose sulle carte disposte in pile ordinate sulla scrivania. Si accese una sigaretta, fece un tiro profondo, sputò diversi anelli di fumo e con studiata lentezza gettò il fiammifero sopra quella pira improvvisata.  

-          Un po..p..p…po’ di fu..fu..fumo e poi… ll..l.l’arrosto! –  
-          Sbrighiamoci a uscire. Qua la fine dell'arrosto la facciamo pure noi… - 
-          Mmm..mi è ve..ve..vvvenuta fa..fa.fame.. –
-          Andiamo a farci un hamburger da Smilin'.. - 

Saul prese il carrello delle pulizie e aiutò Paper a recuperare l’invisibilità sistemandolo nel secchio della spazzatura mobile. Mentre uscivano attraverso le imponenti porti girevoli del palazzo, l’allarme antincendio cominciò ad urlare. Teatralità ed Inganno. Si mischiarono veloci alla marea umana che a quell’ora inondava la Terza strada, diretti verso il fast food più "friendly" che avesse mai aperto nella Grande Mela.

mercoledì 16 novembre 2011

Gatò di patate. Variazioni sul tema.

Ovvero Esercizi di Stile con le patate. Perchè del Gatò è davvero possibile provare almeno 99 varianti sfiziose, una specie di reinterpretazione in chiave gastronomica del famoso testo di Raymond Queneau, pubblicato nel 1947 in Francia. E così, la banalità dello sformato di patate si trasforma in una divertente ricerca degli ingredienti più originali da mixare con coraggio e spirito di avventura, una sfida buongustaia a cui certamente non potevo sottrarmi...! Come nel libro, anche qui il nucleo centrale del piatto resta invariato (sempre di patate lesse stiamo parlando), ma la diversità dei gusti e l'eterogeneità dei sapori che si possono sperimentare fanno sì che il risultato finale sia completamente diverso dal punto di partenza. La versatilità del Gatò, dunque, va sfruttata e allora, mi sono detta, perchè non contribuire alla causa con una mia personalissima variante?!? Detto fatto...
   
Alla foce del post, per chi vuole, la terza parte della Saga del Paper (Qui la prima e qui la seconda.....)

Ingredienti per 4 persone:

600g di patate
due cespi piccoli di radicchio Trevigiano o di Chioggia
una scamorza
parmigiano
2 dl circa di latte caldo
pangrattato
una noce di burro
noce moscata
sale e pepe q.b.

Mettete a bollire le patate in una pentola con acqua fredda. Coprite e fate cuocere per una quarantina di minuti. Nel frattempo, lavate e tagliate a striscioline il radicchio eliminando il torsolo alla base. Fate sciogliere la noce di burro in una padella e stufate il radicchio a fuoco medio per una decina di minuti, salandolo. Tritate (al mixer viene meglio) la scamorzina. Sbucciate le patate e schiacciatele con il passapatate in una ciotola. Bagnate con il latte caldo aggiungendolo poco alla volta e inframmezzandolo con il parmigiano. Non deve venire troppo liquido, quindi occhio alla quantità... Aggiungete la noce moscata, il sale, il pepe, il radicchio e la scamorza tritata (se proprio vi sentite porche e non vi interessa l'aspetto vegetariano del piatto, aggiungete anche dei tocchettini piccini picciò di prosciutto cotto).


Imburrate una teglia da forno non troppo grande e cospargetela con il pangrattato. Versate il composto e livellatelo in modo da ottenere una superficie uniforme. Spolverizzate con altro pangrattato mischiato con il parmigiano (o con del prezzemolo) e guarnite con fiocchettini di burro (o un filo d'olio e.v.o.).


Infornate a 180°C per una quarantina di minuti (o fino a che non si sarà formata una crosticina scura e croccante). Togliete dal forno e servite caldo.



Saul osservava il nido che un ragno casalingo aveva tessuto nell’unico angolino buio della sua mansarda. Era una tela lucente e brillante, intricata e ben fatta. Un dedalo a prova d’insetto degno di rappresentare la capacità architettonica di quel peloso aracnide, il quale certamente l’aveva costruita con impegno, spremendo e torcendo il ventre, filando con le zampette le gocce appiccicose di bava. Avvolse il manico di una scopa con uno strofinaccio e cancellò d’un colpo la bella ragnatela. A lui piaceva solo l’Uomo Ragno e quella bestiolina aveva usato la mensola dei modellini come puntello per il suo nido. Non era stata una grande idea. Da buon nerd quale era non poteva permettere che zone limitrofe alla sua collezione di eroi Marvel venisse insozzata dalle secrezioni di una bestiaccia zamputa. – Mors tua, Vita mea – mormorò, gettando i resti del povero ragnetto nel cestino della carta.

La suoneria del cellulare proruppe improvvisa dalla tasca del piumino adagiato sulla sedia.

-      S..S..S..Saul, s..s..s.sono Pa.pe..pe..pe..per . M..m..m...mi serve una ma..ma..mano. Ved..vediamoci al Pi..pi..pi..picco tra ququ.qu..quaranta minuti. –
-      Ah Bello che si dice..?!? Io sto in una fase riflessiva lavativa, magari ti chiamo dopo eh.. Ma che ti è successo alla voce..? Parli come il tizio che fa Mr Bean..! –
-       Ca..ca..ca..cazzo. Muovi quel cu..cu..cculo a stecco e porta le tue chia..chiappe lì. Ab..b..b.bbiamo un lavoretto last mi..mi..minute da fare. E tu mi..mi..mi devi ancora un..n fa..fffavore. – 
-         OkyDoky Paperbello, basta che non ti incazzi.. Sarò da te in un lampo. –

Qualche quarto di orologio più tardi, al Picco, Paper spiegò a Saul il motivo di quella telefonata urgente.

-      Quindi fammi capire… Noi dovremmo entrare in un edificio che non conosciamo, fare fuori un tizio che non sappiamo manco chi sia in modo che sembri un incidente e uscire freschi freschi come un bocciolo di rosa, senza farci notare da nessuno? –
-          E..E..Esatt.. to –
-          E tutto questo perché una gnoccolona e il suo amichetto ti hanno chiamato per nome.. –
-          S..s..sì, v..vedo che il c..c…cervello t..t.i fu..fufufu..funziona ancora. –
-   Eh sono un uomo dalle mille sorprese io… Mi pare sia tu ad avere un problemino con il s..s..s..sonoro…!
-          Vaffanculo Saul.-
-          Ah vedi, questa ti è uscita bene! Senti Paperbello ci stiamo andando a infilare in un grande grande ma grande bordello.  Tu lo sai, io sono con te sempre, sei praticamente il fratello che non ho mai avuto e che francamente manco volevo, però sento puzza di rogne, una gigantesca, rognosissima rogna…  Spero almeno tu abbia una qualche idea su come venirne fuori… –
-         Coco..co..come Bbb..bb..batman, n..no?.. T..tteatralità e ing.ganno. –

Nell’appartamento al 458 di Chesterfield Avenue, Jimmy T. Gamble giocherellava con un bicchiere di scotch comodamente seduto alla scrivania che fronteggiava la grande vetrata dello studio. Dagli schermi del suo computer, grafici colorati e frecce vettoriali puntavano tutti in direzione del cielo mentre gli indici di Borsa della sua giovane impresa si drizzavano a ritmo serrato, sferzati al rialzo nell’attesa della presentazione che il giorno dopo avrebbe tenuto alla Fiera Internazionale dell’Ortaggio. Un nuovo prodotto, un’idea rivoluzionaria che aveva lasciato senza parole quei capoccioni dell’ufficio marketing e che presto lo avrebbe lanciato nel gotha dell’imprenditoria agricola, alla facciaccia dei suoi principali concorrenti. Un’invenzione unica nel suo genere, destinata a farlo diventare così tanto ricco da mettergli i brividi per il piacere. L’insalata del desiderio, la lattuga delle meraviglie, la foglia giusta per il palato giusto. In pratica, una gallina dalle uova d’oro che avrebbe becchettato quote di mercato sempre maggiori nelle aie delle multinazionali alimentari.
Attraverso una complicata operazione di ingegneria genetica e applicazioni nanotecnologiche d’avanguardia, Jimmy era riuscito a brevettare un sistema di modificazione degli impulsi nervosi adattivo, una specie di piccolo virus biotecnologico in grado di introdursi nella corteccia cerebrale del soggetto attraverso il contatto con le mucose presenti sulle papille gustative e di modificare il gusto del radicchio fin dal primo morso, rendendolo più o meno sapido, dolce, amaro, fragrante, in funzione del tipo di saliva e del gusto personale. 

Uno slogan accattivante, qualche partita di golf nei circoli giusti per raccattare un paio di finanziatori decenti e una bella botta di culo avevano fatto il resto, portandolo adesso dove si trovava, sulla cima del mondo, nel suo appartamento privato al 47° piano di una delle zone più chic di tutta New York City. Il radicchio sarebbe stato solo l’inizio. Stava per inaugurare una nuova era nella produzione industriale delle insalate e poi chissà, un domani avrebbe potuto conquistare anche il mercato del grano, delle mele, delle patate e della soia. Le potenzialità applicative di quella striscia di codice genetico mutante erano pressoché illimitate. Bevve un altro sorso di scotch, si pulì le labbra umide con il dorso della mano e si alzò per andare a vedere chi diavolo stesse bussando alla porta.

venerdì 7 ottobre 2011

Insalata di farro con zucchine, primo sale e pesto al basilico

"Nella radura il suono della pioggia riecheggiava nella notte. Nella capanna, il cacciatore dormiva, rannicchiato nella pelle di orso da poco conciata. Fuori, solo il buio e il freddo, nessun movimento turbava il riposo dell'uomo.
Accanto a lui, la sua donna giaceva ad occhi aperti. Pensava al lavoro del giorno dopo, al fuoco da custodire, ai bambini da sfamare, alla legna da accantonare. E poi c'erano quegli strani semi, da cui crescevano rigogliose alcune spighe al margine esterno del villaggio. La donna era curiosa. La donna era affamata. Erano giorni che il cibo scarseggiava e con l'avvento dell'inverno le cose sarebbero solo peggiorate: le lepri cominciavano a rintanarsi nelle loro tane sotterranee, le orecchie ben al riparo dai morsi del gelo. I cervi avrebbero svernato molto più a sud, in fuga dal ghiaccio e dal vento che avrebbe spazzato per mesi i rami ormai spogli dei boschi.
I semi. Le spighe. La donna raccolse una pelle di daino e si cinse le spalle. Senza svegliare il suo compagno uscì nella notte, i raggi della luna danzavano con le gocce di pioggia sulle sue gambe nude. In fretta raggiunse il punto dove aveva visto crescere quella pianta selvatica. La trovò esattamente dove la ricordava e al buio ne raccolse le cime, da ciascuna delle quali un tenace chicco faceva capolino. Se ne riempi le mani. Il cielo cominciava a schiarire e i primi suoni del mattino iniziavano ad infrangere la quiete notturna. La donna aspettò che la luce si affacciasse sulla valle. Salutò con un bacio il cacciatore e la sua lancia che assieme partivano per la consueta battuta di caccia. Poi si sedette sulla soglia della capanna. Con cura separò i chicchi di farro dalla parte dura della spiga. Ne mise in bocca uno e lo succhiò. Sorrise. Avrebbe sconfitto l'inverno."

Ultima ricetta estiva in questo inizio di ottobre con un ingrediente spesso sottovalutato: il farro, cereale di antica data (pare se ne riscontri l'uso sin dal 5000 a.C.), si presta ad essere protagonista di piatti unici freschi, gustosi e originali, sostituendo il riso sia nelle insalate che nelle zuppe.
Ci tengo particolarmente a ringraziare le donne-raccoglitrici dell'era neolitica per avercelo fatto conoscere!

Ingredienti per 4 persone:

350g di farro
8 zucchine romanesche piccine
150g di primo sale (io l'ho sostituito con la feta)
3 o 4 foglie di limone
200g di basilico fresco
80g di parmigiano
80g di pinoli
olio e.v.o.
sale grosso

Sciacquate ripetutamente il farro sotto l'acqua. Riempite un pentolone d'acqua fredda e versateci il farro. Cuocete scoperto fino ad ebollizione. A quel punto abbassate il fuoco, coprite con un coperchio e lasciate cuocere per altri 25 minuti circa (assaggiate un chicco, è pronto quando è morbido). Salate solo a cottura quasi ultimata. Scolate il farro.


In una pentola mettete dell'acqua fino a sfiorare il cestello della vaporiera. Coprite il cestello con le foglie di limone. Lavate e riducete a tocchetti le zucchine.  Fatele cuocere al vapore per non più di 10 minuti. Nel frattempo riducete il primo sale (o la feta) a dadini.


Preparate in un mortaio il pesto, agiungendo il basilico, i pinoli, il parmigiano, l'olio e il sale grosso (oppure, solo per questa volta, compratene un barattolo già pronto ;-)). Allungatelo con un pochino d'acqua. In una ciotola capiente raccogliete il farro cotto, le zucchine, il primo sale e il pesto allungato con l'acqua. Girate il tutto e servitelo ai vostri cacciatori..!!

:-)


venerdì 26 agosto 2011

Barbecue notturno della PerNienteDeboleFra'

Non c'è niente di più confortante di un barbecue in una sera d'estate con gli amici. Soprattutto se sono questi amici a regalarti il barbecue...! Ecco allora che in un baleno, da afosa e triste, la terrazza si riempie del profumo del legno e della brace, dello scoppiettio del cibo che lentamente cuoce sulla griglia.

è una roba molto zen quella del barbecue, perchè i tempi li decide il fuoco.. Si sta lì tutti attorno, a darsi un gran da fare sventolando, rimestando, rigirando ma quando si mangia lo decide solo il calore dei tizzoni ardenti. E allora non resta da fare altro che sedersi e bere un buon bicchiere di vino bianco ghiacciato.

E così, tra un bicchiere e l'altro, si forma la brace. E allora entra in scena il fuochista, armato di gran forcone, sistematore di bruschette (Grazie Andreone per esserti prestato!). E il pesce inizia a cuocersi. Oggi vi racconto la ricetta dello sgombro alla griglia della pernientedebolefra', gran maestra di carbonella!

Ingredienti:
4 sgombri freschissimi (in questo caso, noi avevamo i cugini, i c.d. maccarelli)
6 pomodori da sugo
aglio
basilico
olio extravergine d'oliva

Prendete gli sgombri, lavateli e pulitene la pancia, togliendo le interiora (operazione che io consiglio di far espletare al Sig. Pescivendolo).


Mettete a cuocere i pomodori da sugo con tutta la buccia sulla griglia e lasciateli andare, girandoli di tanto in tanto, fino a che la buccia non sembra appassita e si formano delle piccole spaccature nella pelle. Toglieteli dal fuoco, spellateli e tagliateli a pezzetti in una ciotola. Aggiungete il basilico, l'aglio l'olio, il sale e il pepe.
Mettete i pesci sulla griglia e lasciateli cuocere circa 10/15 minuti, a seconda della grandezza.


Una volta cotti, disponeteli in un piatto capiente e versateci sopra i pomodori precedentemente preparati.


Devo dire che viene una roba buonissima e che la pernientedebolefra', in fatto di pesci barbecue e affini, ne sa una più della diavolina...! ( vabbè, passatemi 'sto patetico gioco di parole...!Ahahahhahah!)

Invece delle bruschette, abbiamo fatto le melanzane alla griglia. Lavate e affettate le melanzane, salatele e disponetevi sopra un peso (es: due pacchi di sale grosso, un pentolone pieno d'acqua) affinchè comprimendosi, perdano un po' dell'acqua di vegetazione.

Disponetele sulla griglia e fatele cuocere. Noi le abbiamo mangiate col pane abbrustolito e un velo di tzatziki. Really good!




mercoledì 10 agosto 2011

Fregola ai frutti di mare

Quello che mi piace della fregola è che è pasta, riso e cous cous tutto nello stesso pallino. Tutto in una volta. E che ci sono mille modi di gustarla, pari solo alle mille bellezze della Sardegna, dove i gabbiani volano alti e la macchia profuma di mirto e sale (provare per credere..)

Vi racconto cos'è, la fregola (anche se credo che chiunque sia stato in Sardegna sappia di cosa sto parlando...): è una pasta fatta a mano, ottenuta sfregando la semola di grano duro con l'acqua e trasformandola in minuscole "palline" che vengono poi fatte tostare in forno. Ed è uno dei regali più belli che il popolo sardo ha fatto a tutti noi del Continente.

Perchè con la fregola ci si può giocare un sacco, fa da pasta in incredibili zuppe con le arselle (trad. vongole) o si gusta "risottata" con le meraviglie del mare che avete a disposizione o ancora con dei sughi di carne in pezzi e delle verdure, come se fosse un cous cous. Una tipetta piuttosto eclettica la nostra amica dai mille volti.

Siccome però io quest'anno in Sardegna non vado - uffi - devo ringraziare la mia super amica "Monster" che in un gesto di vera amicizia, me ne ha riportata un bel po'...

E allora, al mercato di Testaccio, ho comprato:

Ingredienti:

500g di fregola sarda a grana grossa
500g di vongole
500g di cozze
3 calamari
4 scampi
2 pomodori s. marzano
1 litro di brodo di pesce (sedano, cipolla, carota, pomodoro, chiodi di garofano, teste e lische di pesce)
vino bianco per sfumare
aglio
prezzemolo
una garza sterile

Mettete a spurgare le vongole in acqua appena salata per un paio d'ore.
In una pentola, mettete un sedano pulito spezzato a metà, un chiodo di garofano, le teste e le lische di pesce che vi sarete fatte dare in pescheria, il pomodoro e la cipolla. Coprite con acqua fredda, un coperchio e lasciate cuocere a fiamma moderata per almeno 45 minuti, ricordandovi di schiacciare ogni tanto le teste per far uscire bene tutti i succhi. Foderate un colino con la garza e filtrate il brodo (io non l'ho salato, in caso aggiustatelo di sale). Tenete il brodo da parte.

Pulite le cozze per bene, grattando le alghette con una spugnetta o un coltello e eliminando il bisso (filamento che spunta dalle valve). In una padella capiente, mettete a rosolare uno spicchio d'aglio. Gettate  le cozze e le vongole, se vi piace aggiungendo qualche grano di pepe nero. Alzate la fiamma e sfumate con il vino, lasciate evaporare l'alcool un paio di minuti e coprite con il coperchio. Scuotete la padella di tanto in tanto, sempre esercitando una leggera pressione sul coperchio. Quando i molluschi si saranno aperti, spegnete il fuoco. Mettete da parte le cozze e le vongole e filtrate il sughetto con il colino foderato di garza. tenetelo da parte. Sgusciate le cozze e le vengole, lasciandone solo qualcuna con il guscio per decorare.


Tagliate a pezzetti i calamari ( che io mi sono fatta pulire dall'amico pescivendolo),e i due pomodori s.marzano. Sgusciate e fate a pezzettoni gli scampi. In una padella, fate rosolare uno spicchio d'aglio. Aggiungete i calamari e gli scampi, lasciateli andare pochi minuti, alzate la fiamma e sfumate con un poco di vino bianco. Una volta evaporato, abbassate la fiamma e aggiungete i s. marzano a pezzetti. Cuocete per circa 6 minuti. Aggiungete la fregola, le cozze e le vongole e il relativo sughetto e iniziate a mescolare. Nel frattempo, riaccendete il brodo e iniziate a versare mestolini di brodo come se fosse un vero e proprio risotto. Una volta cotto, aggiungete il prezzemolo tritato.


Ok, non è proprio la ricetta più veloce del mondo...!
Ricordate di girarla spesso in cottura, sennò rischia di attaccarsi di brutto e soprattutto che questa versione è solo una delle mille, se ne avete altre, postatele qui sotto!

venerdì 5 agosto 2011

Frise d'estate

Estate, le cicale friniscono nell'aria e il profumo delle acacie riempie il tempo che scorre libero, finalmente leggeri, chi sotto il sole chi dentro al mare. Certo, sempre che voi siate in ferie...

Sonnecchiando nella tranquillità estiva e cavalcando l'onda della memoria mi colpisce il ricordo delle vacanze  trascorse in Salento, ospite di una mia grande amica e della sua famiglia. Il piatto di oggi è un tributo e un omaggio a loro, alla gente salentina, a quella terra e a quel calore. E, ovviamente, a quella cucina, che tanto rende perchè è fatta da persone che amano e curano ogni singolo frutto uscito dall'albero. Nella bontà e semplicità degli ingredienti e delle ricette sta la forza dei loro ulivi, la caparbietà di quelle radici. E degli uomini e delle donne che popolano questa terra meravigliosa e dal fascino selvaggio.

L'odierna ricetta è la frisa, ciambella salentina secolare che pare risalga ai tempi delle crociate e che andasse alla grande tra i pescatori e i marinai del luogo, perchè non si deperiva e una volta bagnata nell'acqua di mare acquistava sapore e riempiva la panza.

Le frise sono un piatto davvero geniale, dove potete giocare forte con la vostra fantasia culinaria, mischiare odori e sapori, stimolare creatività e gusto. Non ci vuole niente a prepararle, sono freschissime e si mangiano con le mani (e non con le dita, alla facciaccia del finger food!!!).
Oggi, io, le frise le ho fatte così:

Ingredienti:

2 frise (possibilmente prodotte in Puglia, di quelle prodotte a Bussolengo non mi fiderei...)
500 g. di pomodorini tipo pachino
una manciata di olive nere di gaeta
4 foglie di basilico
100g di feta greca
olio, sale e pepe q.b.

Lavate e tagliate a pezzetti i pomodorini. Schiacciate leggermente col batticarne (o con le dita) le olive per togliere i noccioli. Tagliate a cubetti la feta. Mischiate tutti gli ingredienti in una scodella e condite con il sale, olio il pepe e il basilico. Lasciate insaporire per qualche minuto.
Prendete le frise e bagnatele sotto l'acqua. Più le tenete sotto il getto del rubinetto, più si ammollano. Se a pranzo avete la nonna adelina, lasciatela bagnare abbastanza,affinchè la consistenza della frisa sia compatibile con la dentiera. Al contrario, se la preferite croccante, una velocissima passata sarà sufficiente!
Disponete i pomodorini conditi sulla frisa.

A questo punto manca solo lu mare lu sole e lo ientu!!!

giovedì 28 luglio 2011

Melanzane "Happy Birthday"

Dopo una piccola assenza da questi schermi, eccomi di nuovo pronta a raccontarvi un "piatto ricco mi ci ficco" realizzato appositamente per me dalla mia mamma. La Cara Mutter, in occasione del mio compleanno, ha infatti dato il meglio di sè sfidando il caldo asfittico e la fiacca estiva. Eroica.

Ecco come ci ha stupito con questo piatto alternativo di melanzane ripiene di cous-cous con pollo profumato alle arance e ceci. La ricetta è la sua, io apro e chiudo le virgolette!

Ingredienti:

4 melanzane tonde
brodo vegetale
1 petto di pollo intero
1 scatola di ceci
1 arancia
pomodori, carote sminuzzate (opzionali, per condire il cous-cous)
timo
origano

"Prendete 4 melanzane, lavatele ed asciugatele . Tagliatele in due pezzi  e svuotatele in modo da formare dei cestini.
Fate bollire dell'acqua in una pentola ed immergere le melanzane fino a cottura , scolarle, farle asciugare e metterle in forno a 180° per 20 minuti per un'ulteriore asciugatura. Fate raffreddare completatemente.
Nel frattempo , tagliate a funghetto le melanzane rimaste e fate rosolare uno spicchio d'aglio schiacciato in una padella antiaderente con un cucchiaio di olio di mais. Togliete l'aglio e cuocete le melanzane . Sale, pepe ed un pizzico di origano vanno aggiunti a metà cottura. Giunte a cottura (devono essere morbide), lasciate raffreddare.
Intanto, tagliate un petto di pollo a pezzettini e lasciatelo marinare con il succo di una arancia, sale, pepe, un pizzico di timo e di origano, per almeno 45 min. Scolatelo e fatelo saltare in una padella antiaderente con 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva fino a leggere rosolatura.
Mescolate in una ciotola le melanzane, il pollo, un scatola di ceci , 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, aggiustare di sale, pepe e far riposare per 1 oretta in frigo. Aggiungete il cous cous quanto basta  ad ottenere un impasto morbido, aggiustate con olio extravergine di oliva .
Distribuite il ripieno in ciascun cestino di melanzana aiutandovi con le mani esercitando una leggera pressione in modo che le melanzane assumano una forma a scodellina.
Sono proprio gustose!!!
Il brodo vegetale (sedano, cipolla, pomodoro, carote) fatelo voi, viene più buono che con il dado. Per la cottura del cous cous, seguite le indicazioni che trovate sulla confezione."
Grazie Mamma (altro che la Simmenthal!!!!!)
:-D

sabato 16 luglio 2011

La patata e il fagiolino, una storia d'amore

Al di là delle facili speculazioni maliziose, la patata e il fagiolino sono  protagonisti dei miei piatti estivi. Caratteristica dominante di questi ingredienti: la versatilità e la praticità.
Il connubio di questi due elementi è perfetto, ma per ottenere risultati ottimali è necessario lavorare di fantasia. Perchè se è vero che il piatto è fresco e facile da preparare, se non ci si aggiunge un pizzico di immaginazione il risultato è una gran tristezza... Come nelle migliori storie d'amore, d'altronde. Affinchè il legame tra i nostri protagonisti non si appiattisca, dunque, vi consiglio questa ricetta, per mantenere interessante la relazione:

Ingredienti:
3 patate di dimensioni grandi
mezzo kg. di fagiolini
4 o 5 pomodori secchi sott'olio
olive nere di gaeta
1 scatola di tonno da 160 g.
capperini (facoltativi)
senape in grani
il succo di mezzo limone
olio extra vergine di oliva

Mettete le patate in una pentola con acqua fredda e accendete il fuoco. Fate cuocere per circa 40 minuti, fino a che le patate non saranno cotte (la forchetta entra bene). Nel frattempo, portate a ebollizione una pentola piena d'acqua. Salatela leggermente e metteteci a cuocere i fagiolini (che avrete precedentemente mondato, capandone le due estremità). Dopo circa 15 minuti, scolateli (dovrebbero essere morbidi a quel punto) e freddateli sotto il getto dell'acqua corrente (Consiglio: cuocete le verdure prima, si fredderanno meglio e la casa si rinfresca prima che arrivino gli ospiti). Tagliate a pezzetti le patate, con le forbici spezzettate i fagiolini e mettete il tutto in un'ampia scodella. Aggiungete le olive, i pomodori secchi fatti a pezzi e il tonno e i capperini. In un bicchiere, mettete due cucchiaini di senape in grani, il succo del limone e l'olio di oliva. Sbattete veloce il tutto con un cucchiaino. Condite la vostra insalata di patate e fagiolini con la vinagrette ottenuta. Il piatto è pronto!


Provate ad aggiungere o sostituire alcuni ingredienti: ad esempio, per una variante vegetariana optate per la feta al posto del tonno. Potete aggiungere delle uova sode, o sostituire i fagiolini con delle zucchine romanesche cotte al vapore o delle melanzane grigliate, a seconda di quello che avete in frigo :-)