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sabato 25 aprile 2015

Saltimbocca alla romana ma non troppo

E niente. Ci ho ripreso gusto. Questa ricetta è per voi, che mi avete spronata, sostenuta, sgridata e incoraggiata a riprendere il blog. Grazie.

Ma soprattutto, grazie al vostro stomaco :-)

E allora, visto che I'm back, beccatevi 'sta rivisitazione dei saltimbocca alla romana: piatto della nonna per eccellenza, facilissimo da preparare, con un cuore di salvia che vi farà salivare a lungo.
 

Lo so, lo so. Già sento er lamento del purista "Eh ma i saltimbocca non sono arrotolati". Giusto. C'avete ragione.

Massiccomeche a me i saputelli me stanno sulle palle e gli involtini me fanno un sacco simpatia, io li faccio così. Con buona pace della tradizione.

domenica 19 aprile 2015

Queen Burger. Con un certo stile.

Cari amici della primavera, a grande richiesta dei fan, tornano le ricettone di incucinaconclaudia :-)

We are back con grande stile, una esplosione di gusto e carne rossa che farà diventare idrofobi i vostri amici vegani. E vabbè, vorrà dire che a fine anno andrete a piantare un albero per far pace con il karma.

Parliamo di hamburger. Quelli veri. Quelli che ti sbrodoli e ti ungi le dita. Quelli che con un morso non riesci a metterli in bocca, che straripano e il condimento finisce dappertutto. Un'orgia di sapore..


lunedì 24 febbraio 2014

Vitello alla Fornara

Cari amici della cucina, a volte ritornano..! Dopo quasi un anno di assenza da queste scene, eccomi di nuovo qui tra voi ("A che culo, se ne sentiva giusto il bisogno." direte voi... E ne avreste anche ben donde!)

Un anno è un sacco di tempo, quanto basta per prendere decisioni, (sbagliate) prendere altre decisioni (giuste), adattarsi agli eventi, farsi trascinare dal caso e dalla passione, annegare nel lavoro, leggere libri sul cibo, mangiare pagine e pagine di letteratura "spiccia", provare nuovi hobby, abbandonare nuovi hobby, incontrare persone, lamentarsi perchè non ti piacciono le nuove (e le vecchie) persone, sposarsi, avere un bimbo, divorziare, consolare un'amica che piange e guardare tutta le serie di The Walking Dead.

Molte cose. Molta vita. Una sola certezza: la punta di petto alla Fornara. Un  piatto, una tradizione, molte erbe aromatiche, tanto tantissimo amore. 




Amore per un taglio di seconda scelta, per una ricetta semplice ed antica, per il tempo che ci mette la carne a cuocere in forno, a marinare, a fare la crosticina.

Ed allora ecco. Ripartiamo da qui. Dal petto. Che è proprio dove sta il cuore.

domenica 9 settembre 2012

Zucchine ripiene

Una nuova ricetta, per non perdere l'abitudine e rimettermi in paro dopo tutti questi giorni d'assenza! Le zucchine ripiene sono un piatto che ha mille varianti ma un unico finale... Solitamente nello stomaco dei commensali! Già, perchè che siano cucinate al forno o cotte in padella nel sugo, restano a tavola solo per pochi minuti, prima di sparire nelle gole profonde dei vostri affamatissimi ospiti.
Sono un piatto furbissimo, perchè con il ripieno fanno gola anche ai bambini più ostili verso le verdure e poi, come tutte le cose èpolpettose, il giorno dopo sono anche più buone..! E allora cosa aspettate??!!? Tirate fuori il vostro levatorsoli e accendete il forno!


mercoledì 6 giugno 2012

Spezzatino

Piatto della nonna per eccellenza, lo spezzatino è una delle meraviglie della cucina tradizionale romana. Deve essere di vitella, deve essere cotto in una signora pentola (magari di terracotta) e deve sciogliersi  in bocca. Quando vi trovate da queste parti, in una osteria di quelle buone, quelle che ce ne sono rimaste poche, dove le tovaglie sono di carta e il proprietario vi elenca ancora a voce i piatti sul menù, allora, non esitate. Se è tra i piatti del giorno potete stare sicuri che l'esperienza vi resterà nella memoria. Io non ho dubbi. Lo spezzatino "rulez".


Ci potete mettere le patate, ci potete mettere il pomodoro, ci ppotete mettere i funghi. Ma la base, ve la dico io..! Un'unica accortezza: la fretta rende la carne dura come il cuoio.

sabato 17 marzo 2012

Pescetto al forno con verdure

Cari amici della lisca di pesce, ricetta sprint per un buon secondo di mare, che ci sta sempre bene. Volevo scrivere un racconto ad hoc per questo piatto, una storia che riguardasse la lotta commerciale tra due cooperative di pescatori divise dalla visione e dai valori alla base del loro lavoro. Poi invece ho lavato i piatti, ho fatto la lavatrice, ho passato l'aspirapolvere e la mia voglia di scrivere un racconto è andata a farsi friggere....! Quando la musa ispiratrice si scontra con la casalinga di voghera che alberga in ognuno di noi, la musa ispiratrice è una musa morta. Inutile insistere, sarà per un'altra volta. In compenso, il piatto di oggi è buono buono, abbastanza veloce e sampre gradito. Ovviamente, più il pesce è fresco, migliore sarà il risultato.

venerdì 24 febbraio 2012

Pollo, vapore e fantasia

Cari amici della castagnola, ora che l'ultimo coriandolo è stato lanciato siamo proprio in fase prepasquale. Le giornate si addolciscono, il sole allunga i suoi raggi ed io comincio già a preoccuparmi della prova bikini.. E quindi, rosa dai sensi di colpa che mi mordono la coscienza, ho deciso di rispolverare un precetto cristiano e riadattarlo alle esigenze del mondo moderno: la Quaresima è, dal punto di vista di un'atea convinta come la sottoscritta, l'antenato della dieta prima dell'estate, l'ultima spiaggia per perdere qualche chilo prima di mostrare le forme spaparanzate sul lettino o sotto l'ombrellone. E anche un'occasione per riflettere sul concetto di sacrificio, una forma di privazione spontanea (o indotta, chi può dirlo) a cui nessuno sembra più abituato (a meno che non apparteniate alla categoria dei pensionati.). Lo so, c'è già Monti. Ma pagare le tasse non fa dimagrire.


venerdì 27 gennaio 2012

Fagottini di verza ripieni

Cari amici del tegame, questa ricetta è dedicata a tutti coloro che amano le sorprese, i regali, il rumore della carta strappata il giorno del compleanno. A quelli che riescono a sentirsi ancora un po' bambini ogni volta che ricevono un dono. A chi non cede allo sconforto, a chi si lascia emozionare, a chi sa ridere dei propri guai e a chi muore dalla curiosità, a chi non riesce ad aspettare, a chi canta a squarciagola mentre è in coda al semaforo. A quelli che amano la vita anche quando piove, a chi non chiude a chiave la porta di casa, a chi lavora con gli anziani, a chi ascolta e a chi racconta. Per tutti gli altri, c'è la rosticceria :-)


domenica 18 dicembre 2011

carne alla pizzaiola

Cari amici dei fornelli, tra renne e strenne oggi voglio condividere con voi una ricetta che mi riporta indietro nel tempo, quando ero una bimbetta che pranzava dalla nonna. Non è un piatto da ristorante e nemmeno da cultori della gastronomia, ma appartiene alla categoria "le basi della brava massaia". Sto parlando della carne alla pizzaiola, che storicamente risponde all'esigenza di rendere appetitosi i tagli meno pregiati della carne. Questa specialità partenopea (detta alla pizzaiola perchè in origine la pizza a Napoli si faceva aglio olio e origano) ha il vantaggio del due per uno, ossia con il sugo della carne ci potete fare anche il primo (A me fa impazzire col riso bianco... Ma anche la pasta esce bene). Un piatto velocissimo che sprigiona sapori ecceziunali veramente!!!
Alla fine della ricetta, concedetevi dieci minuti per leggere la quinta parte della saga del Paper!

Ingredienti per quattro persone:

4 fettine di bovino adulto (tipo pezza)
una scatola di polpa di pomodoro
aglio olio e origano

Tagliate con le forbici le fettine, in modo da ottenere tante strisce di carne. Scaldate un poco d'olio in padella e lasciate soffriggere dolcemente l'aglio. Aggiungete il pomodoro, alzate la fiamma, coprite con il coperchio. Quando il sugo bolle, togliete l'aglio e aggiungete la carne. Aggiungete l'origano, abbassate il fuoco, togliete il coperchio e lasciate cuocere per un quarto d'ora (a me piace quando il sugo si è addensato bene bene).

Se vi piace, potete aggiungere i capperi, le olive nere o il peperoncino. Fate vobis come più vi aggrada! Il consiglio è di servirla accampagnata con del riso bianco (piatto unico)... Oppure, col pane, potete fare una scarpetta reale!

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Da Harry il fumo denso della griglia si librava prepotentemente tra i tavoli malconci solleticando le narici di altrettanto malconci avventori con l’odore, ottimo, di fibre di carne lasciate a cuocere nel retro. Mr. Harry Benson, il proprietario del locale, girava e rigirava gli hamburger mostrando orgoglioso le finestrelle vuote del suo famoso sorriso a tutta bocca, che gli era valso il soprannome di Sorridente. Con quella scacchiera bianca e nera, che appariva ogni qual volta una risata deflagrava sul suo volto d’ebano, Smiling Harry aveva conquistato negli anni una clientela affezionata, che amava lo stile creolo dei suoi panini e ascoltava le pillole di saggezza caraibica che accompagnavano ogni suo piatto. Harry ci metteva il cuore in ogni hamburger: l’amore, la gioia e qualche goccia di tabasco rendevano straordinario il risultato. Un’insegna di legno appesa dietro il lungo bancone del bar mostrava ai clienti la vision di quella piccola impresa a conduzione familiare: too blessed to be stressed, troppo benedetti per essere stressati. Una frase che esemplificava l’atteggiamento di Mr. Harry nei confronti delle sfighe che la vita gli aveva riservato. E che lui si premurava ogni giorno di mettere in pratica. Ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette Smiling Harry faceva quello che sapeva fare meglio. Sorridere e preparare hamburger. Se sai fare bene una cosa, fatti pagare per farla, ripeteva. E lui faceva da mangiare per tutti coloro che potessero permettersi di spendere quattro dollari e cinquanta a panino. E a cui non dessero fastidio i gatti che gironzolavano tra la cucina e gli sgabelli del bar.   

-      Ahuo ahuo ho.. Guarda guarda cosa porta il vento del Nord al vecchio Harry quest’oggi.. Saul e Paper a spasso insieme… Che si dice ragazzi?!? Non sarete di nuovo in qualche casino eh..?!? L’ultima volta che vi ho visto insieme tu eri praticamente in fin di vita e Paper vomitava l’anima nel cestino degli ombrelli… -
-         Sai come si dice no..? Tutto a posto e niente in ordine caro Harry! –
-         Fffa.faccene un pp..paio Smiling, di que..quelli con la bb..b..banana –
-         Lo vedi che non me la raccontate giusta. Che cavolo gli è successo alla voce a questo?
-         F..f..fatti i ca..ca..caz.. –
-         Seeeeee domani.. Spiegamelo te Saul che se no mi si bruciano gli hamburger..-
-         Sembra che uno scoiattolo forastico gli abbia fatto il nido in gola, vero?!!?
-         Uahhahh ahah ahha –
-         Vaffanculo tutti e due, idioti. –
-         Ehi, lo hai fatto di nuovo.. Quanto ti arrabbi le parole ti escono normali! –
-         Vabbè non siete in vena di chiacchiere vedo. Mettetevi a sedere. Vi faccio due burger special. -

Gli rodeva perché Saul aveva ragione. Quando percepiva la rabbia montare dentro di sé una forza e una determinazione poderosa si impadronivano di lui e allora poteva scalare montagne e attraversare foreste, correre veloce facendo a gara con gli uccelli, nuotare mille miglia e poi di nuovo altre mille, persino uccidere. Anzi, sinora aveva fatto soprattutto quello. Nell’ascesi dell’ira, in quello stato di trance che lo rendeva invulnerabile alle insicurezze e alle paure aveva sempre e solo ucciso, catalizzando le debolezze del suo alter ego Alex in un fuoco di piombo che falcidiava ogni suo bersaglio. Era Alex che lo aveva reso il Paper. Senza l’umiliazione, il pianto, l’angoscia di quel ragazzino imbranato non avrebbe potuto trovare la sicurezza necessaria per tagliare una gola o premere un grilletto. Non ricordava di aver mai riflettuto su come era davvero riuscito a diventare un killer a pagamento. Spezzoni di luoghi, frasi, sensazioni, la Sicilia, Zio Tonino che gli mostrava come pulire il fucile. Poi i sentieri nelle montagne, la fame, il freddo, le cosce della figlia del contadino. E l’adrenalina, la mira, il sangue, il rinculo del fucile. 

Qualcosa vibrava nella tasca dei suoi jeans. Numero sconosciuto, si alzò felino dal tavolo e rispose al cellulare.
-         Coglione. Ti avevo detto niente riflettori. Spero per te che la faccenda venga archiviata come incendio accidentale o saremo costretti a prendere efficaci contromisure. E per efficaci intendo la tua testa cotta al forno con le patate -
-         D...dove s..s..sono i miei s..s..soldi? –
-         Girati –
-         C..c..cosa? Ehi.. –
-         Click –
Ma Porc’.. 

La faccia d’angelo sexy che aveva incontrato da Joe Shangai qualche ora prima, lo osservava appoggiata al juke box. Si diresse verso un tavolo attraversando le spire di fumo bianco prodotte dalla sigaretta sottile sempre accesa. Indossava la stessa maglietta scollata di prima, le calze velate rendevano ancora più evidenti le linee lunghe di quelle gambe filiformi. Paper si ritrovò solo con un pensiero: nonbalbettare nonbalbettare nonbalbettare nonbalbettare. 

       - Bravo Alex. Ti sei guadagnato la fiducia dei miei colleghi. Questo significa due cose. Uno che ci sarà un nuovo lavoro per te. Due, che domani hai un appuntamento a cena con me. Abito Scuro.-
       - MA CHE TI SEI IMPAZZITA!!!!?!! –

Paper si rese solo conto di aver alzato la voce. Ci mise ben cinque secondi a focalizzare il fatto che le parole avevano suonato perfettamente. Tutte d’un fiato, secche e fluide come un rum invecchiato venticinque anni dopo una giornata di lavoro. Si guardò intorno ma le teste dei pochi clienti non si erano mosse. Nessuno ci aveva fatto troppo caso. Smise di sudare e abbassò la voce: 

-         Uno, chi cazzo sei tu? E come fai a conoscere quel nome..? Due, se non mi racconti cosa sai tu di tutta questa faccenda, la tua faccina d’angelo finisce a striscioline nella tazza del cesso– 

Faccina Sexy sorrise. Di nuovo quei dentini bianchi bianchi. Come quelli di un barracuda. Con tono soave rispose:
-      No che non sai chi sono io, Alex. E per il momento non è necessario che tu lo sappia. Ti basterà sapere che per un po’ avrò bisogno di te. Il dolore che la disubbidienza ti provocherebbe non lo riesci nemmeno ad immaginare. Noi possiamo arrivare ovunque, sapere tutto di chiunque, corrompere chi di dovere ad ogni livello. Noi possiamo far riaprire il caso del tuo padrino e lo faremo se rifiuterai di aiutarci. Chiameremo tua madre a testimoniare e le faremo ripetere e rivivere tutti i momenti felici del loro matrimonio, quando lui la torturava per filmarla e vendere poi i video sul mercato nero del porno. Credo che da qualche parte ci siano ancora quei video... Potremmo darli alla stampa e vedere che cosa ne fanno, magari diventa famosa... Pensa, mentre lei racconta le sevizie subite condanna contemporaneamente il figlio alla pena capitale. Magari ci fanno un film.. Anche se personalmente non credo che la signora sia in grado di reggere a tanto stress..-
-         Sei una grandissima stronza, io ti ammazzo -
-         Già. Ma dopo quello che ti ho detto non credo che ti convenga uccidermi, no? E poi se mi spari, non saprai mai chi ti ha tradito e sono sicura che invece sei curioso come una biscia, vero? Passo a prenderti domani alle sei. Abito scuro.
-         I..i..io ok. -

La televisione all’angolo del bancone catturava l’attenzione di Saul, mai indifferente alla bellezza di un mosaico di pixel raffigurante una bella donna.  La brunetta di Channel 4 stava trasmettendo in diretta da Chesterfield Avenue: 

- Un edificio della centralissima Chesterfield Avenue ha preso fuoco questo pomeriggio provocando una vittima tra gli inquilini del palazzo e scatenando il panico tra  la folla che transitava per le vie dello shopping. Fonti non ufficiali confermano: si tratterebbe del giovane milionario e magnate delle verdure fresche Jimmy T. Gamble, che proprio domani avrebbe dovuto presenziare all’annuale Fiera Internazionale dell’Ortaggio. Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha convocato una conferenza stampa per domani mattina alle otto. Channel 4 seguirà in diretta per voi gli  ulteriori aggiornamenti. Io sono Giselle Raymond per  Channel 4, New York City. –

Visto, siamo già in prima pagina, disse Saul grattando l’orecchio di un micio tigrato. Ehi mi hai sentito.. Ho detto che.. La frase rimase sospesa nell’aria, Paper non era più seduto accanto a lui. Cosa diavolo potesse tenere lontano Paperbello dall’hamburger fumante che Harry stava impiattando proprio non riusciva a capirlo. Di solito non andava manco a pisciare, l’attesa lo inchiodava alla sedia. Quando vide il motivo della insolita sparizione, comprese. Erano due tette cosmiche su un paio di gambe mozzafiato. Gambe che stavano andando via, lasciando il Paper solo e con lo sguardo fisso sulle maioliche del pavimento. Qualunque cosa fosse successa non erano buone notizie.  Si avvicinò al tavolo dell’amico in modalità “lasciale perdere le donne sono tutte delle gran vacche” quando si ritrovò steso a terra. Paper gli si era avventato contro, il viso deformato dalla rabbia, gli occhi lucidi, le mani strette attorno al collo sottile.

venerdì 11 novembre 2011

Stinco di Santo

Nel mio immaginario, una stanzetta disordinata dove creature fantastiche e mirabilia concettuali fanno capolino da scaffali sgangherati, il maiale è un animale simpatico tutto rosa e con un riccioluto codino. A causa di un sincretismo culturale probabilmente generato da una esposizione prolungata ai cartoni della Disney, associo i maiali ai bufali, animali sacri per i nativi americani. Dei quali - Balla coi Lupi insegna - non si buttava via niente. Questi bovini dell'ovest entravano completamente nel ciclo di vita della tribù: dalla pelle alla lingua, dalle ossa alle unghie, tutto veniva trasformato e convertito in energia e oggetti, in archi frecce e indumenti, contribuendo così alla prosperità di quei popoli. Un po' come i maiali nostrani. Magari meno esotici ed evocativi rispetto ai cugini d'occidente, ma ugualmente fondamentali per il sostentamento di noi gente italica. Non si butta via niente del maiale, neanche un pelino. Ci facciamo i pennelli, la cera, il grasso, l'arrosto e ogni tanto pure qualche film.

Il bufalo e il maiale sono entrambi animali totemici, vi si affidavano i destini e le preghiere dei sacerdoti e dei guerrieri nei villaggi e nelle praterie. Un po' come si fa con i santi. Che mica li mettiamo nel cassonetto dell'umido.No, diventano venerabili reliquie. Ora, cosa differenzia uno stinco di maiale da uno stinco di santo..? A parte l'odore...? Naturalmente, la giusta quantità di paprika.


Ingredienti x 2 persone:

Uno stinco di maiale del macellaio (probabilmente non ce l'ha così su due piedi, lo dovete ordinare quindi scrivetevi un post-it e ricordatevi di chiederglielo in anticipo. Quando lo avrete in mano non spaventatevi, la  classica forma "a cosciotto" che siamo abituati a vedere comparirà solo a fine cottura...!)
4 carote, 4 coste di sedano, 2 cipolle bionde
un barattolo di paprika
un cucchiaino e mezzo di zucchero di canna
timo e alloro (io non ce l'avevo ma era buono lo stesso..)
un chiodo di garofano per il brodo
un pezzetto di burro
olio e.v.o. e sale q.b

Iniziamo dal brodo. In una pentola versate 2,5 litri d'acqua, aggiungete una carota pulita divisa a metà, le coste di sedano, la mezza cipolla e il chiodo di garofano. Fate bollire per circa una mezzoretta a fuoco basso e col coperchio, poi salate, togliete il chiodo di garofano e spegnete.


Preparate le verdure rimaste a pezzettoni e in una casseruola, meglio se a pianta ovale, versate dell'olio d'oliva. Massaggiate lo stinco con una miscela di timo e sale e fatelo rosolare assieme all'alloro finchè non avrà preso colore. Toglietelo dalla casseruola e aggiungete al fondo di cottura un pezzettino di burro. Versateci le verdure a pezzi, una generosissima dose di paprika e lasciate stufare per una quindicina di minuti.


Rimettete lo stinco nella pentola, versate qualche mestolino del brodo, aggiungete lo zucchero di canna e abbassate la fiamma al minimo. Fate cuocere almeno un paio d'ore e bagnate di tanto in tanto la carne con il brodo.Togliete l'alloro. Con un frullatore ad immersione, frullate i due terzi del fondo di cottura e rimettetelo nella pentola, aggiungete alla bisogna un altro mestolino di brodo e fate cuocere un altro pochino.
Servite caldo con la sua salsina e se proprio volete strafare, la morte sua è col purè :-)

martedì 4 ottobre 2011

Polpettone blues

Sera, finalmente a casa. Lei non c'è. Strano. Ancora non è tornata dal lavoro, pensa, eppure  il profumo di cucinato permea la stanza .
La tovaglia pulita, la tv accesa. Lo spot della famiglia felice. Anche lui è come loro, anche per lui qualcuno cucina con amore.

Si versa da bere. E mentre il chianti gli solletica le narici e gli bagna le labbra, lo vede. Un biglietto lasciato a scaldarsi vicino ai fornelli. Non cerca nemmeno gli occhiali, lo legge così, tenendolo a distanza "Non ho avuto il coraggio di guardarti negli occhi."  Un brivido di ghiaccio gli percorre la schiena. Il sudore improvviso sulle mani.  "Ho preso una decisione. Qualche mese fa ho conosciuto una persona, una persona che mi ha fatto vedere quanto questa mia vita mi stia stretta, che mi ha reso consapevole del mio potenziale, un artista, un visionario, un avventuriero che surfa sulle onde dell'esistenza. Parto con lui. Ti lascio. La cena è nel forno. Perdonami se puoi."

Senza smettere di guardare la calligrafia di lei, ancora familiare eppure irrimediabilmente lontana, apre automaticamente lo sportello nero del forno. il calore lo investe, lei è andata via da poco. Il polpettone invece no, il polpettone è lì. Lo aspetta.

Questa è l'amara storia yeah
del polpettone solitario.
è un lamento yeahh
che arriva fino in Ontario.

La tua bella se n'è andata
un altro l'ha arpionata,
tu non l'hai neanche salutata.

Questa è la triste storia yeah,
del polpettone solitario.

Quando lo hai scoperchiato,
hai capito, sì, ti aveva mollato.
Un tiepido polpettone, 
ecco ciò che resta del tuo amore. 

Ingredienti:

500g di carne macinata
200g di mortadella in un'unica fetta
3 fette di pane casareccio
un uovo
latte
100g di parmigiano
noce moscata
pangrattato
2 o 3 fiocchetti di burro

In una capiente scodella mettete la carne macinata. Con il mixer tritate la mortadella e aggiungetela alla carne. Tritate anche le fette di pane che avete precedentemente bagnato nel latte e strizzato.


Aggiungete il pane, l'uovo, il sale, il parmigiano e la noce moscata al composto e mescolate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo. 


Imburrate uno stampo da plum cake e mettete una metà dell'impasto. A questo punto, se volete, potete creare un "cuore" centrale di ricotta e spinaci. Altrimenti aggiungete la seconda parte del composto. Livellate la carne e cospragetela di pangrattato. Deponete qua e là i fiocchetti di burro. Infornate a 180 °C per una quarantina di minuti (controllate che ogni forno è diverso!!!) e cercate di non mollare il vostro compagno (oppure invece sì. E allora spero di avervi ispirato!!!!)


Un abbraccio dalla cucina :-)

mercoledì 21 settembre 2011

Insalata di germogli di soia con merluzzetto croccante

Da quanto tempo conoscete la soia?? Da molto, suppongo. O almeno da quella volta che siete andati a mangiare in un ristorante cinese e quando avete ordinato il vostro primo involtino primavera vi hanno portato quella strana salsa scura e salata.

Oggi proviamo una ricettina decisamente glamour, che sorprenderà anche il vostro commensale più radical chic. I germogli di soia crudi, infatti, si prestano meravigliosamente per la preparazione di insalate originali e ricche di gusto, oltre a combattere l'invecchiamento e una miriade di altri acciacchetti. Questi strani pseudofagiolini gialli infatti, sono un concentrato di vitamine, amminoacidi e non so quanti altri elementi nutrizionali tutti estremamente preziosi e benefici per la salute del nostro corpo.

Ma tutte queste cose le lasciamo agli appassionati di wikipedia e ai forzati del fitness, a noi ci piacciono più che altro perchè sono dolci e fragranti, quindi scrocchiano quando li addenti (e a me le cose che scrocchiano mettono un sacco allegria!).

Questa ricetta entra a pieno titolo nella sezione Cheap & Chic. I germogli costano relativamente poco (oddio, se siete proprio super bravi e non vi fidate per paura della soia transgenica o per il famigerato, cattivissimo, batterio killer allora potreste costruirvi un germogliatore e autoprodurveli) e di filetti di merluzzo freschi non ne servono molti (io ne ho comprati due belli grandi, ci mangiano tre persone e ho speso 4 euro)

Ingredienti:
2 filetti di merluzzo fresco
200g di germogli di soia
la scorza di un limone
prezzemolo
pangrattato
salsa di soia
una puntina di wasabi (io nn l'avevo e l'ho sostituito con un cucchiaino di senape in grani)
Lavate accuratamente  i germogli di soia sotto abbondante acqua corrente e, in una tazzina, sciogliete la puntina di wasabi con la salsa di soia.



Preparate la panatura per il pesce: tritate il prezzemolo, la scorza del limone e uniteli al pangrattato


Eliminate le eventuali spine dai filetti di merluzzo e riduceteli in tre o quattro pezzettoni. Ungeteli con un po' d'olio e.v.o. e impanateli con il pangrattato precedentemente preparato. In una padella antiaderente, fate scaldare un goccio d'olio e.v.o ( non ne serve molto, il pesce non deve galleggiare!) e, una volta ben caldo, mettete a cuocere a fuoco medio/alto i filettini di pesce per pochi minuti, finchè non saranno ben dorati. Poi girateli e fate cuocere l'altro lato. Una volta che il pesce avrà ottenuto un bel colorino uniforme, spengete il fuoco e adagiate i bocconcini sui germogli di soia conditi con la salsina.


Una roba davvero davvero chic!!! (E dite la verità, molto molto semplice da preparare...)
E poi sbizzarritevi... La prossima volta, io li provo a fare con spicchietti d'arancia spellati al vivo, bocconcini di pollo alla piastra e chicchi di melograno! :-)

venerdì 16 settembre 2011

Frittatone 1000 gusti + uno

Avete presente quelle zucchine asfittiche che si annidano negli angoli del vostro frigorifero? O quegli scampoli di formaggio imprigionati nel cellophan che vi implorano di essere mangiati? Date il meritato riposo ai vostri avanzi... Preparate un Gran Frittatone di fantozziana memoria! Mmmmm.. che bontà! E quante versioni ce ne sono... Già, perché la frittata si può fare con praticamente tutti gli avanzi che avete in frigo e dunque assumere tutte le forme e i profumi che più vi aggradano (cercando di evitare gli harrypotteriani cerume e muffa!)

Diciamo la verità, se come me siete amanti del Gran Mischione, allora questa è la ricetta adatta: non ci sono limiti, non ci sono regole, non ci sono tabù... Solo la vostra fantasia, la vostra audacia e gli ingredienti che avete a disposizione nel frigo. Può essere alta, può essere bassa, può essere asciutta o molliccia, dipende solo da cosa vi piace di più. Personalmente, la morte sua è dentro il panino, possibilmente una rosetta.

Un piatto semplicissimo, veloce, gustoso sia freddo che caldo, sempre gradito dagli ospiti e dai bambini. Certo, non è il massimo della nouvelle cousine nè della leggerezza, ma se i vostri ospiti sono più per la sostanza che per l'apparenza, non indugiate... Prendete le uova  e aprite il frigo! Nel mio, oggi ho trovato:

Ingredienti: ( per 4 persone, a meno che tra i vostri commensali non vi sia un Emo che mangia per 3)
4 uova
4 zucchine romanesche
2 cipollotti freschi
2 filetti di alici sott'olio
olive nere
aglio
latte
parmigiano
olio e.v.o.
olio di semi
sale e pepe

Tagliate via la parte verde e le radichette dei cipollotti. Affettateli sottili sottili.


Fate scaldare l'olio e.v.o. in un padellino, spezzettate le alicette e con un mestolo di legno girate fino a che non si saranno sciolte. Aggiungete i cipollotti e fate soffriggere a fiamma bassa. Salateli, aggiungete un mezzo cucchiaino di zuccheroe un dito d'acqua. Coprite con un coperchio e fate cuocere per una ventina di minuti. Nel frattempo, lavate e tagliate in senso verticale le zucchine. Affettate le metà sottilemente. Schiacciate le olive nere con le dita per eliminare il nocciolo. Mondate uno spicchio d'aglio.


In una padella, fate scaldare l'olio,aggiungete l'aglio e fatelo imbiondire. A questo punto versate le zucchine e le olive e lasciate cuocere a fiamma alta, sfumando, se vi piace con un dito di vino bianco. Quando saranno ben trifolate (fase di sbruciacchiamento), spengete il fuoco.
In  una ciotola, sbattete le uova con una forchetta. aggiungete il parmigiano, il latte, il sale il pepe e se vi piace una grattata di noce moscata. Continuate a mescolare con la forchetta fino a che gli ingredienti non saranno ben amalgamati. A quel punto, aggiungete le zucchine e i cipollotti.


In una padella più o meno ampia (a seconda che vogliate una frittata più bassa o più alta) fate scaldare abbondante olio di semi. Quando sarà ben caldo (va bene se gettando una goccia di uovo comincia a friggere subito) versate il composto e, aiutandovi con un mestolo di legno, sollevate leggermente i bordi di tanto in tanto, affinche l'uovo crudo rimasto in superficie si depositi verso l'esterno.


Dopo circa 6/7 minuti va girata. E qui ci vuole un pizzico di destrezza e anche di fortuna! Prendete un coperchio possibilmente piatto che copra interamente la padella. Con un gesto veloce e deciso girate la padella (attenti che l'olio potrebbe uscire e ustionarvi una mano!). La frittata ora è sul coperchio e con un movimento sussultorio, rimettetela nella padella. Voilà, la frittata è girata! L'operazione del rivoltamento io la faccio sopra il lavello della cucina, così, in caso di disastro, pulisco più in fretta...!
Lasciatela cuocere per altri 5 o 6 minuti. Spengete il fuoco, prendete un piatto piano e ripetete l'operazione del rivoltamento. La frittata è pronta, potete andare a chiamare il Ragionier Filini!!




sabato 10 settembre 2011

Seppie ripiene di seppie

Carissimi, dopo una settimana di duro lavoro finalmente ho un po' di tempo per sperimentare qualche nuova ricettina..
Oggi io e la mia cavia preferita (il pazientissimo Emo) abbiamo pranzato con le seppie ripiene. Non le avevo mai fatte e per esser stato il primo esperimento sono pienamente soddisafatta. Certo, ci sono due o tre cose da mettere a punto, ma sono pronta a raccontarvi le fasi della ricetta.

Dotatevi di opportuni stuzzicadenti che se no non c'è speranza che il piatto riesca...

Ingredienti:

3 seppiolone grandi pulite (ma con i tentacoli)
una fetta spessa (2 - 3 cm) di pane casereccio
20 olive nere
30g di capperi
5 o 6 pomodorini pachino
aglio
un bicchiere di vino bianco
origano
finocchietto
prezzemolo
olio e.v.o. sale e pepe


Lavate e asciugate le seppie facendo attenzione a non rompere le sacche. Staccate i tentacoli e fateli a tocchetti piccoli piccoli. Preparate un trito di aglio e prezzemolo.


Mettete un po'd'olio nella padella e aggiungete il prezzemolo e l'aglio. Fate cuocere i tentacoli tritati per 2 min. circa mescolando spesso, sfumate con un goccio di vino e lasciate cuocere fino a che il vino non sarà evaporato. Spengete e trasferite i tentacoli nel mixer, lasciando il fondo di cottura nella padella. Aggiungete ai tentacoli la mollica del pane, le olive denocciolate, l'origano e i capperi (che avrete ripetutamente sciacquato fino ad eliminare ogni residuo di sale. Mixate il tutto fino ad ottenere un composto come quello in figura


Aggiungete l'uovo e amalgamate. Riempite con il ripieno le sacche delle seppie (senza esagerare altrimenti esce!) e chiudetele con due o tre stuzzicadenti. Riaccendete il fuoco sotto la padella in cui avete cotto i tentacoli e adagiatevi le seppie. Lasciate la fiamma alta per qualche minuto e poi sfumate con il resto del vino. Fate evaporare l'alcool e aggiungete i pachino tagliati a metà e il finocchietto. Abbassate la fiamma, coprite con un coperchio e lasciate cuocere per una ventina di minuti (occhio a non farle asciugare troppo, in caso aggiungete un poco d'acqua). Prooonti!

sabato 3 settembre 2011

polpettine alla menta con crema di carote

La ricetta di oggi è frutto del periodo bolognese, quando volevo che il tempo passasse nelle lunghe giornate fredde e uggiose (gli amici bolognesi non me ne vogliano, ma quello, meteorologicamente parlando, è il lato SBAGLIATO degli Appenini!). E soprattutto, sono il piatto preferito dalla mia amica salentina, che ha molto insistito affinchè le postassi sul blog (chissà, forse perchè le abbina bene col Mojito....!!!!!).

La ricetta che vi propongo si allonta dalla classica preparazione delle polpette, piatto di recupero per eccellenza (tanto che gira la leggenda metropolitana di non mangiarle al ristorante, perchè fatte con gli avanzi dei piatti di carne) e molto amato dai bambini. In questo caso, alla classica carne macinata si aggiunge la freschezza della menta e della scorza di limone, accompagnate dalla dolcezza della crema di carote. Il piatto va bene sia d'inverno che d'estate, perchè lo potete mangiare sia caldo appena fatto, che freddo, magari il giorno dopo.

Molto semplice da preparare, richiede un pochino di pazienza per fare le polpettine, che devono avere le dimensioni di una noce.

Ingredienti per la crema di carote:

4 carote
1 patata
1 cucchiaino di aceto balsamico
5 o 6 fili di erba cipollina
pepe

Lavate, pulite e tagliate a pezzetti le carote. Pelate la patata e tagliatela a pezzi. In un pentolino mettete le verdure tagliate e aggiungete acqua fino a coprire. Fate cuocere fino a che le patate e le carote non saranno cotte (la forchetta entra bene). Trasferitele in un contenitore con un pochino dell'acqua di cottura, aggiungete  il cucchiaino di aceto e frullate il tutto con il frullatore ad immersione (il composto deve divenire abbastanza denso). Controllate che sia giusto di sale (se fosse troppo salato, aggiungete un goccino d'acqua e date un'altra frullatina)


Trasferite la crema in un contenitore, aggiungete l'erba cipollina tagliuzzata con le forbici e date una macinata di pepe nero.


A questo punto, cominciate a preparare le purpétt..

Ingredienti:

500g di manzo e maiale macinato (il Sig. Macellaio sarà ben felice di prepararvelo)
la scorza di un limone non trattato
6 o 7 ciuffetti di menta
un uovo
2 o 3 cucchiai di parmigiano
pangrattato
noce moscata
pepe sale
olio per friggere

In una ciotola mettete il macinato, il parmigiano, una grattata di noce moscata e l'uovo. Lavate la menta e il limone. Ricavate la scorza (attenzione: solo il giallo!) e staccate le foglioline di menta dai rametti. Con la mezzaluna, tritate il tutto su un tagliere fino ad ottenere un finissimo battuto.


Aggiungetelo al macinato e cominciate ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo (se fosse troppo molle, provate a indurirlo versando, un po' per volta, del pangrattato). Disponete la ciotola, un piatto fondo in cui avrete messo il pangrattato, e un piatto piano sul tavolo. Prendete un po' dell'impasto e sfregatelo tra i palmi delle mani sino ad ottenere una pallina. Passatela nel pangrattato e deponetela nel piatto piano. Avete fatto la prima polpetta! Ora ne restano solo altre 999.....





Fate scaldare l'olio in una padella capiente. Mettete a friggere le polpette, e aspettate che si formi la crosticina. Ricordatevi di girarle ma senza tormentarle troppo che se no non si dorano bene.
Una volta pronte scolatele dall'olio con una "schiumarola" (quell'aggeggio con i buchi che si usa anche per tirare su gli gnocchi) e mettetele su della carta assorbente.
Riempite la sac à posche (che io mi autoproduco tagliando l'angolino di un sacchetto di plastica per surgelare gli alimenti) con la crema di carota e create un piccolo gioco di linee, una scritta o ciò che vi passa per il cervello, nel piatto e disponete le polpette. Divertitevi...






domenica 10 luglio 2011

Scaloppine al sapore di nonna

Un altra ricetta, un nuovo aneddoto. Cominciando a scrivere questo blog e pensando alle varie portate che avrei voglia di inserire ho capito che esiste un legame strettissimo tra gusto e memoria, tra vita e cucina. Ogni piatto che mi è venuto in mente racchiude un'emozione, un aneddoto, una persona.
Anche questo post non fa eccezione e si ispira a un pezzo di storia della mia infanzia, la mitica Nonna Anna, maestra di fuochi e di vita. E tira in ballo quelle emozioni profondissime che ti restano anche dopo essere cresciuti e diventati grandi. Con la cucina, nonna ha tenuto assieme la sua famiglia, ci ha fatto ridere, ci ha regalato momenti di convivialità e calore. In quelle occasioni, spesso c'erano le scaloppine al marsala. Ogni volta che le cucino Nonna Anna mi torna in mente.  

La nonna, grandissima cuoca di tradizione romana, le scaloppine al marsala le faceva così:

Ingredienti:
4 fettinedi vitella (belle, possibilmente del macellaio)
farina per infarinare
un pezzettino di burro
un bicchierino di marsala
un bicchierino d'acqua
sale&pepe q.b.
Infarinate per bene la carne, scuotendo via la farina in eccesso.
Fate sciogliere un pezzetto di burro in una padella ampia (le fettine non si devono sovrapporre) e antiaderente. Fate rosolare le fettine a fiamma vivace da entrambe le parti.
Quando sono ben rosolate, alzate il fuoco e sfumate con il bicchierino di marsala. Salate e pepate. Aggiungete il bicchierino d'acqua e riducete un pochino la fiamma. Quando si sarà rappreso il liquido e avrà fatto un po'di cremina levate le fettine senza togliere il fondo di cottura. Aspettate ancora due minuti girando la salsina con il cucchiaio di legno affinchè non si attacchi. Quando la consistenza della salsa sarà quella desiderata, spegnete e versate sopra la carne. Et Voilà.
Il sapore è delicatissimo. D'inverno, la morte sua è con il purè di patate.
Con il marsala che avanza, potete condire le pesche a pezzetti (aggiungendoci un po' di zucchero).
Gnam a tutti.


sabato 9 luglio 2011

Grande Classico

Alcune delle ricette che più hanno colpito la mia immaginazione e che costituiscono le pietre angolari della mia cucina risalgono ad episodi della mia infanzia. Questa in particolare, mi ricorda una cena di vent'anni fa che mia madre diede per il suo capo. Avevo circa sei anni, e ricordo bene la preparazione di quella serata: la mamma era tesissima ed erano almeno 4 giorni che spignattava in cucina. Per non saper nè leggere nè scrivere, decise che il secondo sarebbe stato il Vitel Tonnè, un piatto facile da preparare, di grande effetto e di gran moda negli anni Ottanta. Il giorna della cena la mamma era tutta fiera del suo lavoro e quando finalmente ci sedemmo a tavola tutto procedette bene. Ma non aveva fatto i conti con le quantità: il Vitello, un magnifico pezzo di noce di circa 2 chili, avanzò praticamente tutto e per circa un mese, ci venne propinato a pranzo e a cena, con conseguente disgusto per questo grande classico. Solo molti, molti, moltissimi anni dopo, ho avuto il coraggio di ripetere l'esperienza!

Tuttavia, nonostante la mia personalissima disavventura, il Vitello Tonnato ha le caratteristiche giuste per essere la prima ricetta della rubrica "a pranzo con la suocera". Ecco alcuni aspetti che lo rendono adatto per quelle occasioni un pochino più formali, dove lo scopo non è stupire con la creatività ma traghettarvi felici e tranquilli fino al caffè senza sfigurare (si sa, le suocere in genere cucinano bene e criticano meglio). Prima di tutto, lo potete cuocere il giorno prima, perchè si mangia freddo. Poichè si mangia freddo, è adatto per la stagione estiva. Per cucinarlo, inoltre, non dovete accendere il forno. Tutte ottime cose quando fuori ci sono 35°C.

Ingredienti:
Noce o contronoce di vitello 1 kg.
tonno sott'olio 300gr.
cipolla
acciughe,4
sale
pepe
vino bianco mezzo litro
olio mezzo bicchiere
limoni 2
Per guarnire: cetriolini sotto aceto, capperini, olive nere denocciolate

Mettete in una casseruola in cui la carne entri giusta un bel pezzo di vitello magro, il tonno sott'olio tagliuzzato (la ricetta non dice di scolarlo prima, io preferisco togliere l'olio della scatoletta e aggiungere un filino d'extravergine, tanto per non far attaccare niente), una cipolla in fette sottili, le acciughe lavate e spinate e fatte in pezzi,sale, pepe, e il vino bianco. Portate la casseruola su fuoco moderato, copritela e fate cuocere il vitello.

Quando la carne sarà cotta,(entra bene la forchetta) spegnete la fiamma e levate la carne. Lasciatela raffreddare su un tagliare. Nel frattempo, passate con il minipimer a immersione tutto quello che è rimasto nella casseruola aggiungendo l'olio e il succo di limone.

Versate la salsa sulla carne tagliata a fette sottili,(quella che serve) aggiungete i cetriolini a fettine, il resto delle guarnizioni e coprite la carne. Lasciate  riposare per 24 ore (in realtà anche meno, comunque più riposa più acquista) affinchè il tutto si possa insaporire bene.
Tenete la terrina col vitello in frigo, e mano a mano che vi servirà affettatela.
Si conserva parecchi giorni (Sì, lo sappiamo bene..!!)
Il consiglio è di accompagnarlo con fagiolini bolliti conditi con olio e limone o un'insalata di rucola e pachino. Anche con delle patate al forno va bene.
Può succedere che la salsa avanzi rispetto alla carne. Riciclatela dentro dei sandwich con fette di pomodoro e capperi, usatela per condire un'insalata o delle patate lesse.