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mercoledì 14 dicembre 2016

Girandola di pasta sfoglia


Cari amici del blogghettino, avete atteso tanto e siete stati premiati con una nuova ricetta che, ve lo dico, salverà le vostre cene e, perchè no, pure il vostro Natale. Meglio del Grinch, mica corbezzoli.

Allora, visto che a Natale siamo tutti più buoni e a me il carbone mi fa schifo, vi dico subito che questa ricetta è stata spudoratamente copiata dal sito di chefclub, che fa quei video di ricette che girano su fb e che di solito mi fanno venire voglia di andare a comprare del maalox. E invece, stavolta, c'hanno preso alla grande.


La girandolona è super facile, super veloce e pure super scenica. Completamente personalizzabile, manco fossero gli interni della Panda.

A voi.



sabato 30 marzo 2013

Carciofi alla Romana

Cari amici del pranzo di pasquetta, oggi condivido con voi una ricetta tradizionale delle mie parti.. Il carciofo a Roma, se non è re è principe: nelle campagne laziale, cresce una varietà di carciofo molto rinomata detta "mammola". Sono ortaggi meravigliosi, compatti, grandi, con una corona di foglie ben chiusa e dalle tenere sfumature violacee.

Il segreto per cucinare dei buoni carciofi, che quando li mangi non maledici il cuoco per via delle spine o delle foglie troppo coriacee, è il seguente: NON SIATE TIRCHI!!

Il carciofo va pulito bene, scartando tutte le foglie esterne, riducendone l'ampiezza praticamente alla metà.. Se all'interno c'è un po' di "fieno" (quella parte pelosa bianca) toglietela! E anche con l'olio, bisogna andarci giù decisi... Insomma, se assomigliate al vecchio protagonista della Roba di Verga, se zio Scrooge è il vostro modello di riferimento, se di cognome fate Avaro, allora forse non è il caso che vi cimentiate con questo piatto...!


mercoledì 27 febbraio 2013

Funghi ripieni di pane e formaggio al forno

Cari abitanti dei boschi incantati, oggi vi propongo una ricetta sfiziosa e diciamocelo francamente, un po' paracula :-)


I funghi ripieni sono una roba buonissima e facilissima da preparare, con una resa scenica incredibile (lasciate stare le mie foto... sono state fatte in fretta e furia che se no il mio Amor si mangiava tutto..) e in grado di adattarsi agli ingredienti che avete lì per lì: il ripieno infatti lo potete cucinare in base alle cose che avete in frigo. Che sia un pezzetto di mozzarella solitario o un fondo di parmigiano, il risultato è lo stesso.. Frullateli insieme al pane, il prezzemolo e un'alito di aglio (se piace) e otterrete un sicuro successo...! Io li ho fatti così, ma ci sono mille varianti possibili, tutte golose, tutte degne di assaggio..
 

Vi consiglio i funghi del supermercato, o quelli di gente super super fidata, che se no poi uno si intossica (e vi assicuro.. non è una bella cosa..!!)

domenica 2 settembre 2012

Verdure au Gratin

88 giorni. Come se Jules Verne avesse scelto per il suo viaggio intorno al mondo il trasporto Trenitalia.Accumulando otto giorni di ritardo e perdendo, oltra alla scommessa, anche la propria credibilità. 88 giorni d'assenza da questo blog. 88 giorni in cui la cucina di claudia è stata chiusa, mentre claudia si prendeva una pausa dalla scrittura e dai fornelli. Peccato non averlo visto manco di striscio, il mondo, in questi 88 giorni...
E poi, una mattina ti svegli e l'Estate è finita. L'aria frizza di frescura e hai una gran voglia di accendere il forno. Per la gioia di emiliano, che, nonostante la calura, non perde mai la voglia di mangiare lasagne!


Siccome però per le lasagne mi sembra ancora un po' prestino, la ricetta di oggi è un piatto leggero e sfizioso: le verdure al gratin, un ottimo contorno per accompagnare sia la carne che il pesce! Ecco la mia ricetta:

sabato 5 maggio 2012

Pomodorino confit, un dolcissimo compagno..

Da un po' di giorni nei blog di cucina mi imbatto in questa ricetta stuzzichina che attira la mia attenzione e mi procura  inquietanti, improvvisi aumenti di salivazione.. Tant'è che alla fine ho ceduto e ho detto, li faccio. E ho fatto bene perchè nonostante un pizzico di scetticismo iniziale, questa ricetta si è rivelata B-U-O-N-I-S-S-I-M-A!!!!!! Ora, i pomodori, è il caso di dirlo, li conosciamo in tutte le salse: secchi, crudi, passati interi e chi più ne ha più ne metta! Eppure, vi assicuro che questa originalissima versione lascerà il segno anche nel più esperto conoscitore e amante del rosso gioiello di casa nostra, la biglia cremisi che colora, non a caso, un pezzo della bandiera italica. Il valore aggiunto del piatto?? La preparazione è di una semplicità che rasenta la cretineria...!


Usateli per accompagnare una bella spigola al forno, come condimento per una bruschetta o, perchè no, in un bel piatto di pasta. Ottimi anche negli aperitivi, si mangiano come le ciliegie.. Uno tira l'altro!
 

mercoledì 22 febbraio 2012

L'insalata di Menelicche

E anche quest'anno il Carnevale è finito! Con le maschere, i coriandoli, le frappe e compagnia cantante. Non sono mai stata un'amante di questa festa o forse lo sono stata, ma sono troppo grande per ricordarmi la gioia che provavo da bambina. Non fraintendetemi, i costumi, l'allegria, mi piacciono un sacco. Mi piace vedere i ragazzini fare i ragazzini: tirarsi i coriandoli addosso, inventare storie fantastiche popolate da maghi, supereroi, principesse e arlecchini. Mi piace la potenza immaginifica di queste giovani menti, finalmente libere di esprimersi al di fuori degli schermi del computer e dei videogiochi. Sarà che Halloween ha un po' surclassato il nostro Carnevale, sdoganando, anche per noi adulti, i travestimenti dell'infanzia. Sarà che il Carnevale lo si apprezza di più se si osserva il periodo di Quaresima, convogliando gli stravizi in un'ultima settimana prima del digiuno pre-pasquale. Sarà che a me i dolci di questo periodo non mi hanno mai entusiasmato. Sarà che lo spirito canzonatorio e lo scherzo  si è un po' perso nel tempo. Sarà che a Roma non c'è mai stata una forte tradizione di carri e sfilate. E sarà pure che non avendo figli non posso rivivere le emozioni della festa attraverso i loro occhioni splancati.


domenica 8 gennaio 2012

Sformato bicolore di carote e broccoli

Cari amici dei fornelli, dopo lungo rimuginare ho deciso di creare un'apposita sezione del blog dedicato ai racconti. Quando ho iniziato l'avventura di In cucina con Claudia, tutto mi sarei immaginata tranne l'eventualità che questo spazio potesse diventare una specie di cucina/fucina dell'immaginazione, dove tra finocchi e pancetta facessero capolino anche personaggi, storie e avventure Erano passati dieci lunghissimi anni dall'ultima volta che avevo scritto un racconto.




lunedì 5 dicembre 2011

Guacamole Caraibico

Cari amici del fornello, ora che le valige sono state disfatte, le foto scaricate e i passaporti riposti nel cassetto ho tutto il tempo per dedicarmi alla scrittura di qualche post culinario! Siete curiosi eh...?!? E ne avete ben donde, perchè son tornata carica carica di ricettine sfiziose ed esotiche, in grado di solleticare anche la papilla gustativa più pigra! E sebbene questi siano tempi di cetrioloni volanti (ve lo avevamo detto noi che il tempo delle cucurbitacee non si era ancora concluso...) oggi vi voglio regalare un piatto con protagonista un frutto più confortevole: l'Avocado. Morbidissimo, colorato, avvolgente. E pieno zeppo di calorie. Nonché, ingrediente fondamentale per la preparazione del guacamole, salsina regina dell'aperitivo tex-mex. Certo, questa è la MIA, personalissima versione. Non sentitevi offesi se diverge dalla vostra :-)

Con i nachos il guacamole si sposa perfettamente, in un triangolo amoroso dove il terzo convitato è senza alcun dubbio una birretta tipo Corona o, per i più fortunati, una Carib...! Oppure, se proprio vi sentite sfascioni, ci si abbina bene bene anche una tequila sale e limone! A me, comunque, la salsa guacamole piace anche con il riso bianco o come guarnizione di secondi di carne o di pesce, ma ne saprete di più solo quando vi racconterò dell'aragosta......! In ogni caso, godetevi la serata con i vostri amici e cercate di non ubriacarvi troppo (oppure sì, e allora dateci dentro!!!!).

Ingredienti per 4/6 persone:
2 avocadi maturi ( intendiamoci, gli avocadi che compriamo al supermercato sono tutti acerbi! Ora, per farli maturare a dovere, vanno tenuti fuori dal frigo almeno 4 giorni: sono pronti quando al tatto sono morbidissimi che quasi si sfracellano e la buccia viene via facilmente senza bisogno di usare il coltello)
2 pomodori
mezza cipolla
lime (o limone)
tabasco (o paprika o peperoncino)
olio sale 

Sbucciate, tagliate a metà e eliminate il grosso seme tondo degli avocadi. In una ciotola. con l'ausilio di una forchetta, schiacciate la polpa.


Togliete la buccia dei pomodori, riduceteli a tocchettini piccini e aggiungeteli nella ciotola. Spremete il lime, trasferite il succo in un bicchiere e emulsionatelo con l'olio, il sale e il tabasco. Con le mani impastate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo.

 

Sbucciate la cipolla e mettetene una metà intera nel composto. Lasciatela ad insaporire una mezzoretta ( più la lasciate, più il guacamole sarà cipolloso), poi levatela. Servite con i Nachos!


PS: se avanza don't worry! Si conserva 4 o 5 giorni in frigorifero

sabato 22 ottobre 2011

Broccolo romano con acciughe, arance e olive nere

Samir non contava le cassette di plastica ammucchiate al limite del campo di arance. Per lui, cresciuto nel bel mezzo di una terra brulla e spaccata dal sole, lo spettacolo delle chiome verdi e folte che si stendevano fino a tuffarsi nel mare era la conferma che il buon Profeta non poteva essersi sbagliato. Ombrosi e freschi, gli alberi dai grossi frutti arancioni apparivano come il segno luminoso dell'esistenza di un Dio buono e giusto, attento ai bisogni delle sue fragili creature. Era la prima volta per Samir. Il suo battesimo del campo. Ed era contento, perchè quando il capo aveva accostato il suo furgoncino alla piazzola dove aspettava insieme agli altri suoi connazionali, tutti uomini grandi e forti, tutti in silenzio e in attesa di un cenno, lui era stato fra i primi ad essere scelto. Certo, a voler essere davvero onesti, non è che poi gli altri avessere una così gran bella cera. A guardar bene in quei volti scavati dal sole e dalla fatica, un occhio esperto avrebbe notato i segni di una prostrazione fisica già in corso. Da almeno due mesi, una brutta tosse falcidiava metà dei migranti che abitavano nella ex fabbrica Darelli, glorioso simbolo della rinascita industriale negli anni della Ripresa, ora ridotto a bivacco per disperati.
Troppo vecchio per essere affittato, troppo nuovo per essere trasformato in uno di quei monumenti di archeologia industriale tanto cari all'intellighenzia radical chic, l'edificio era stato da tempo abbandonato dai vecchi proprietari. Che poi, anche volendo, di intellighenzia radical chic non è che ce ne fosse molta, lì a Spituzza di Sarno. Così, pian pianino, dopo le scorribande dei teppisti che ne avevano sfasciato i vetri, dopo gli uggiolii dei cani randagi che si erano accoppiati all'ombra delle presse, dopo le incursioni dei ratti che avevano rosicchiato e defecato ovunque ne fosse valsa la pena, anche gli uomini venuti dall'altra parte del mare avevano iniziato a prendere possesso di quel che rimaneva della struttura. Armati di speranza, lamiere e teli di plastica avevano in poco tempo riadattato la fabbrica alle sopravvenute esigenze di dormitorio. Radio Bracciante aveva sparso la voce di campo in campo e dai trenta che erano, gli abitanti del rifugio erano divenuti centoquaranta, con tutto il casino annesso e connesso, litigi, urla, risate e scuregge.
Anche Samir vive lì. Anche Samir senza acqua, nè cessi, nè luce. Ma in fondo neanche gli importa. Lo avevano scelto. Per le seguenti dieci ore sarebbe stato nel campo. Avrebbe guadagnato la sua prima paga in valuta straniera. Due fogli rosa da dieci tutti per sè, un foglio verde da cinque da dare al suo "caposquadra". Respirò a fondo l'odore del mare mischiato con il profumo degli agrumi e ringraziò Allah per la sua misericordia. Poi la voce del padrone gridò gli ordini. Ognuno di loro, cassetta alla mano, iniziò la giornata. Un' arancia,  poi un'altra, attenti a non spezzare i rami. I più esperti intenti a misurare i gesti per conservare le energie in vista del pomeriggio. Samir immaginò lo sguardo fiero di sua madre, gli occhi scuri rigati di lacrime e orgoglio per quel figlio avventuriero diretto in terra lontana. Le avrebbe mandato i soldi per comprare zanzariere e medicine, per cambiare il destino dei suoi fratelli più piccoli. Nessuno sarebbe rimasto deluso. Si tirò su le maniche sdrucite della maglia fina e cominciò a raccogliere. Le vesciche in agguato sotto i palmi scuri delle mani.

Le arance sono il frutto del sole, le arance sono benedette dalla terra e dal mare. Questa è una storia di fantasia, ma poi mica tanto. Da qualche parte nelle nostre campagne c'è un Samir appena arrivato pronto a spaccarsi la schiena per due lire. Faticose, ma oneste. Come la terra. Come il sudore. A lui, e a chi come lui italiano o straniero è alla ricerca di un lavoro, qualunque esso sia, va il mio pensiero. Che possa trovare ciò che sta cercando.

- Amò ma che di nuovo?!?, è un blog di cucina mica il muro del pianto.. Manco Report me la fa prende' così a male!-
- Ma no scusa è una storia bella questa.. alla fine lui c'ha uno scopo, un obiettivo per cui vale la pena vivere, una speranza da inseguire -
- Amò te dico solo che PollyAnna, Candy Candy e l'ape Maya insieme facevano meno tristezza.. Te la giochi col libro Cuore e co' Incompreso -

Non sono d'accordo con il mio Emo, questo è un racconto di speranza! Ecco.  

Comunque, dispute letterarie a parte, la ricetta di oggi mi piace un sacco perchè è colorata e allegra, con uno dei miei ortaggi invernali preferiti, il broccolo romano (quello a forma piramidale, con le cimette verdi e compatte). E non potevano mancare le arance e le olive, che danno quel tocco agrodolce rendendo il tutto molto ma molto più interessante.

Ingredienti:
un broccolo romano intero (è fresco quando le cime sono compatte e verde brillante)
due arance
una quindicina di olive nere di gaeta
3 filetti di acciughe sott'olio
olio sale e pepe q.b.


Togliete le foglie alla base del broccolo e con un coltello separate le cimette dal gambo. Lavatele e mettetele a cuocere nella vaporiera. Nel frattempo tagliate la buccia delle arance. Spellatele al vivo infilando la lama del coltello nella pellicina per prelevare solo la polpa.


Mettete in una ciotola gli spicchi che avete ricavato. Aggiungete le olive nere denocciolate (schiacciate con un batticarne o con le dita). Condite con l'olio il sale e il pepe. Se vi piace, aggiungete il succo di mezza arancia. Sciacquate le acciughe e fatele a piccoli pezzetti. Unitele alle arance. Quando il broccolo è cotto (circa dieci minuti) stemperatelo in acqua ghiacciata, in modo che conservi un colore brillante e resti croccante. Unite le cime del broccolo al resto e mescolate. Se serve, aggiungete un altro poco d'olio.

venerdì 7 ottobre 2011

Insalata di farro con zucchine, primo sale e pesto al basilico

"Nella radura il suono della pioggia riecheggiava nella notte. Nella capanna, il cacciatore dormiva, rannicchiato nella pelle di orso da poco conciata. Fuori, solo il buio e il freddo, nessun movimento turbava il riposo dell'uomo.
Accanto a lui, la sua donna giaceva ad occhi aperti. Pensava al lavoro del giorno dopo, al fuoco da custodire, ai bambini da sfamare, alla legna da accantonare. E poi c'erano quegli strani semi, da cui crescevano rigogliose alcune spighe al margine esterno del villaggio. La donna era curiosa. La donna era affamata. Erano giorni che il cibo scarseggiava e con l'avvento dell'inverno le cose sarebbero solo peggiorate: le lepri cominciavano a rintanarsi nelle loro tane sotterranee, le orecchie ben al riparo dai morsi del gelo. I cervi avrebbero svernato molto più a sud, in fuga dal ghiaccio e dal vento che avrebbe spazzato per mesi i rami ormai spogli dei boschi.
I semi. Le spighe. La donna raccolse una pelle di daino e si cinse le spalle. Senza svegliare il suo compagno uscì nella notte, i raggi della luna danzavano con le gocce di pioggia sulle sue gambe nude. In fretta raggiunse il punto dove aveva visto crescere quella pianta selvatica. La trovò esattamente dove la ricordava e al buio ne raccolse le cime, da ciascuna delle quali un tenace chicco faceva capolino. Se ne riempi le mani. Il cielo cominciava a schiarire e i primi suoni del mattino iniziavano ad infrangere la quiete notturna. La donna aspettò che la luce si affacciasse sulla valle. Salutò con un bacio il cacciatore e la sua lancia che assieme partivano per la consueta battuta di caccia. Poi si sedette sulla soglia della capanna. Con cura separò i chicchi di farro dalla parte dura della spiga. Ne mise in bocca uno e lo succhiò. Sorrise. Avrebbe sconfitto l'inverno."

Ultima ricetta estiva in questo inizio di ottobre con un ingrediente spesso sottovalutato: il farro, cereale di antica data (pare se ne riscontri l'uso sin dal 5000 a.C.), si presta ad essere protagonista di piatti unici freschi, gustosi e originali, sostituendo il riso sia nelle insalate che nelle zuppe.
Ci tengo particolarmente a ringraziare le donne-raccoglitrici dell'era neolitica per avercelo fatto conoscere!

Ingredienti per 4 persone:

350g di farro
8 zucchine romanesche piccine
150g di primo sale (io l'ho sostituito con la feta)
3 o 4 foglie di limone
200g di basilico fresco
80g di parmigiano
80g di pinoli
olio e.v.o.
sale grosso

Sciacquate ripetutamente il farro sotto l'acqua. Riempite un pentolone d'acqua fredda e versateci il farro. Cuocete scoperto fino ad ebollizione. A quel punto abbassate il fuoco, coprite con un coperchio e lasciate cuocere per altri 25 minuti circa (assaggiate un chicco, è pronto quando è morbido). Salate solo a cottura quasi ultimata. Scolate il farro.


In una pentola mettete dell'acqua fino a sfiorare il cestello della vaporiera. Coprite il cestello con le foglie di limone. Lavate e riducete a tocchetti le zucchine.  Fatele cuocere al vapore per non più di 10 minuti. Nel frattempo riducete il primo sale (o la feta) a dadini.


Preparate in un mortaio il pesto, agiungendo il basilico, i pinoli, il parmigiano, l'olio e il sale grosso (oppure, solo per questa volta, compratene un barattolo già pronto ;-)). Allungatelo con un pochino d'acqua. In una ciotola capiente raccogliete il farro cotto, le zucchine, il primo sale e il pesto allungato con l'acqua. Girate il tutto e servitelo ai vostri cacciatori..!!

:-)


venerdì 16 settembre 2011

Frittatone 1000 gusti + uno

Avete presente quelle zucchine asfittiche che si annidano negli angoli del vostro frigorifero? O quegli scampoli di formaggio imprigionati nel cellophan che vi implorano di essere mangiati? Date il meritato riposo ai vostri avanzi... Preparate un Gran Frittatone di fantozziana memoria! Mmmmm.. che bontà! E quante versioni ce ne sono... Già, perché la frittata si può fare con praticamente tutti gli avanzi che avete in frigo e dunque assumere tutte le forme e i profumi che più vi aggradano (cercando di evitare gli harrypotteriani cerume e muffa!)

Diciamo la verità, se come me siete amanti del Gran Mischione, allora questa è la ricetta adatta: non ci sono limiti, non ci sono regole, non ci sono tabù... Solo la vostra fantasia, la vostra audacia e gli ingredienti che avete a disposizione nel frigo. Può essere alta, può essere bassa, può essere asciutta o molliccia, dipende solo da cosa vi piace di più. Personalmente, la morte sua è dentro il panino, possibilmente una rosetta.

Un piatto semplicissimo, veloce, gustoso sia freddo che caldo, sempre gradito dagli ospiti e dai bambini. Certo, non è il massimo della nouvelle cousine nè della leggerezza, ma se i vostri ospiti sono più per la sostanza che per l'apparenza, non indugiate... Prendete le uova  e aprite il frigo! Nel mio, oggi ho trovato:

Ingredienti: ( per 4 persone, a meno che tra i vostri commensali non vi sia un Emo che mangia per 3)
4 uova
4 zucchine romanesche
2 cipollotti freschi
2 filetti di alici sott'olio
olive nere
aglio
latte
parmigiano
olio e.v.o.
olio di semi
sale e pepe

Tagliate via la parte verde e le radichette dei cipollotti. Affettateli sottili sottili.


Fate scaldare l'olio e.v.o. in un padellino, spezzettate le alicette e con un mestolo di legno girate fino a che non si saranno sciolte. Aggiungete i cipollotti e fate soffriggere a fiamma bassa. Salateli, aggiungete un mezzo cucchiaino di zuccheroe un dito d'acqua. Coprite con un coperchio e fate cuocere per una ventina di minuti. Nel frattempo, lavate e tagliate in senso verticale le zucchine. Affettate le metà sottilemente. Schiacciate le olive nere con le dita per eliminare il nocciolo. Mondate uno spicchio d'aglio.


In una padella, fate scaldare l'olio,aggiungete l'aglio e fatelo imbiondire. A questo punto versate le zucchine e le olive e lasciate cuocere a fiamma alta, sfumando, se vi piace con un dito di vino bianco. Quando saranno ben trifolate (fase di sbruciacchiamento), spengete il fuoco.
In  una ciotola, sbattete le uova con una forchetta. aggiungete il parmigiano, il latte, il sale il pepe e se vi piace una grattata di noce moscata. Continuate a mescolare con la forchetta fino a che gli ingredienti non saranno ben amalgamati. A quel punto, aggiungete le zucchine e i cipollotti.


In una padella più o meno ampia (a seconda che vogliate una frittata più bassa o più alta) fate scaldare abbondante olio di semi. Quando sarà ben caldo (va bene se gettando una goccia di uovo comincia a friggere subito) versate il composto e, aiutandovi con un mestolo di legno, sollevate leggermente i bordi di tanto in tanto, affinche l'uovo crudo rimasto in superficie si depositi verso l'esterno.


Dopo circa 6/7 minuti va girata. E qui ci vuole un pizzico di destrezza e anche di fortuna! Prendete un coperchio possibilmente piatto che copra interamente la padella. Con un gesto veloce e deciso girate la padella (attenti che l'olio potrebbe uscire e ustionarvi una mano!). La frittata ora è sul coperchio e con un movimento sussultorio, rimettetela nella padella. Voilà, la frittata è girata! L'operazione del rivoltamento io la faccio sopra il lavello della cucina, così, in caso di disastro, pulisco più in fretta...!
Lasciatela cuocere per altri 5 o 6 minuti. Spengete il fuoco, prendete un piatto piano e ripetete l'operazione del rivoltamento. La frittata è pronta, potete andare a chiamare il Ragionier Filini!!




domenica 4 settembre 2011

Pomodorini ripieni con crema di tonno e fiocchi di latte

In una giornata umida e soffocante come quella di oggi certamente nessuno vorrebbe accendere i fornelli.. E allora se siete costretti a preparare da mangiare a causa di mariti figli o ospiti che non si accontentano di una bella tazza di latte e cereali, ecco una ricettina veloce e fresca, che ha il pregio di non richiedere nemmeno un minuto di cottura.

La cremina che farcirà i vostri pomodori, è una rivisitazione di quella che, qualche anno fa, mi ha fatto scoprire la mia amica bolognese e giramondo (a proposito, ovunque tu sia, grazie!). La mia amichetta, organizzatrice eccellente di cene e cenette, la utilizzava come appetizer accompagnandola da cruditè di verdure. Lei la faceva con lo sgombro. Io la preferisco con il tonno, che ha un sapore meno deciso.

Munitevi di Santa Pazienza se la fate con i pomodorini pachino (che son buonissimi ma piccinini)!

Ingredienti:
20 pomodorini pachino
una confezione di fiocchi di latte (tipo Yocca)
160 g di tonno sott'olio
capperi olive e basilico per guarnire

Sgocciolate il tonno e mettetelo nel mixer. Aggiungete i fiocchi di latte e frullate fino a completa amalgamazione.


Occupatevi ora dei pomodorini: lavateli e asciugateli. Con un coltello affilato, tagliate la calotta superiore (mi raccomando: non ve le perdete che poi servono) del pomodoro e, dalla parte opposta, praticate un sottilissimo taglio, quel tanto che basta a fare da base, in modo che il vostro pomodoro resti in piedi ben saldo. Con un cucchiaino, svuotate il pomodorino dai semi e dall'acqua (che se poi lo condite con sale olio e pepe, lo potete utilizzare per bagnare il pane, come in Spagna) e disponetelo su un tagliere a testa in giù.


Riempite ciscun pomodorino con la crema utilizzando la sac à posche (anche autoprodotta tagliando un angolino di un sacchetto di plastica per alimenti) e riposizionate la calotta.


Se vi piace, prima di rimettere il "coperchio" mettete un paio di capperini. Guarnite con il basilico, i capperi e le olive. Pronti ciak si mangia!

giovedì 1 settembre 2011

calamari allo sbrendolo

Antipastino semplice semplice, venuto fuori in modo un po' estemporaneo, frutto di una dimenticanza della cuoca.... Come nella migliore tradizione culinaria! D'altronde nella storia della cucina, alcune delle ricette più famose al mondo sono nate per errore o perchè di necessità virtù: è il caso della Cesar's Salad o della Tarte Tatin.. Alla fine, questa ricetta uscita all'improvviso è buonissima e vi fa fare una porca figura, anche come stuzzichino per un aperitivo.

Noi l'abbiamo cotto in un cartoccio di stagnola sulla griglia del barbecue, ma credo che sarebbe lo stesso se, una volta incartocciato, lo metteste in forno...

Ingredienti:
i tentacoli del calamaro (le teste usatele per un'altra ricetta, tipo i calamari ripieni)
pomodorini pachino
friselline piccine picciò
basilico
olio sale e pepe

Tagliuzzate i tentacoli dei calamari. Prendete un pezzo di carta argentata delle dimensioni di un foglio A4 e disponetevi i tentacoli. Lavate e tagliate a pezzetti i pomodorini, conditeli con il sale l'olio il basilico e il pepe. Lasciateli ad insaporire una decina di minuti. Versate i pomodorini sui tentacoli e chiudete la stagnola. Mettete in forno preriscaldato a 180°C per un quarto d'ora (o sulla griglia del barbecue). Bagnate le friselline con il sughetto del cartoccio e disponetevi sopra i tentacoli e i pomodorini. Se vi piace, spolverizzate con delle scaglie di pecorino.


mercoledì 24 agosto 2011

Tzatziki, Vampiri e Dei minori

Ovvero anche i greci sono figli del dio minore Ulivo. Perchè checchè se ne dica, noi abitanti del Mediterraneo siamo tutti cugini almeno per quanto riguarda il cibo, e lo Tzatziki ne è un esempio lampante.
Persino Greci e Turchi, tra cui notoriamente non corre buon sangue, mangiano la stessa salsa, con nomi diversi. Le storie dei popoli affacciati sul Mare Nostrum si intrecciano a tavola, si mischiano, si ritrovano: gli stessi ingredienti, acquistano tonalità differenti ma restano simili, familiari. E penso al cous cous trapanese e maghrebino, al gyros greco e al kebab turco, alle olive, ai cetrioli, alle melanzane. Verdure e prodotti che ritroviamo nei mercati di tutte le civiltà mediterranee.

Lo Tzatziki, con nomi diversi come mi dice l'amica Wikipedia, è un piatto tipico a Cipro, in Armenia e in Turchia, indispensabile ingrediente sia della pita che del kebab. Come se nonostante i fiumi di sangue, il rancore e le differenze religiose, alla fine, quando ci si siede a tavola, godiamo degli stessi sapori e profumi. Morale della favola il gusto se ne frega del passaporto e degli Stati, libero dai condizionamenti e dagli artifici degli uomini. In sostanza, anche dai cetrioli c'è molto da imparare...!

Per non parlare dello speciale apprezzamento di Van Helsing... D'altronde lo tzatziki non è un piatto per palati delicati. Ha un gusto deciso, in grado di spaventare anche il più acerrimo e temibile vampiro! Infatti l'unico accorgimento, per le coppie, è che lo devono mangiare entrambi i partner, per evitare imbarazzanti baci agliosi.. Diciamo che lo sconsiglio per una cena romantica! In compenso, per una serata barbecue, può essere una divertente alternativa alla bruschetta al pomodoro o può accompagnare la carne o il pesce grigliato. Ci vuole pochissimo a prepararlo e si conserva in frigo per una settimana circa.

Ingredienti:

350g di yogurt greco (lo vendono al banco gastronomia del supermercato, oppure in commercio, ci sono quelli confezionati)
1 cetriolo fresco
4 spicchi d'aglio
3 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
4 cucchiai di aceto bianco

Lavate per benino il cetriolo sotto l'acqua corrente, spuntatene le estremità e grattugiatelo con una grattugia a fori larghi in un colino, affinchè perda l'acqua di vegetazione. Lasciatelo a scolare per circa un'ora.



Nel frattempo, pulite l'aglio e mettetelo in un mortaio, cominciate a pestarlo fino a che non avrete ottenuto una crema (se non avete il mortaio, fate come me, tagliate con la mezzaluna l'aglio trasferitelo in una tazza e con il manico di un coltello grande, schiacciate i pezzetti). In una ciotola, versate lo yogurt greco, aggiungete i cetrioli (che avrete prima strizzato, eliminando un altro po' d'acqua), la crema d'aglio e incorporate l'olio e l'aceto alternandone le cucchiaiate. Salate pepate e girate. Trasferitelo in ciotoline e guarnitelo con l'aneto, la menta o le olive nere greche.

Kalì sas òrexi! (Buon Appetito!)


venerdì 5 agosto 2011

Frise d'estate

Estate, le cicale friniscono nell'aria e il profumo delle acacie riempie il tempo che scorre libero, finalmente leggeri, chi sotto il sole chi dentro al mare. Certo, sempre che voi siate in ferie...

Sonnecchiando nella tranquillità estiva e cavalcando l'onda della memoria mi colpisce il ricordo delle vacanze  trascorse in Salento, ospite di una mia grande amica e della sua famiglia. Il piatto di oggi è un tributo e un omaggio a loro, alla gente salentina, a quella terra e a quel calore. E, ovviamente, a quella cucina, che tanto rende perchè è fatta da persone che amano e curano ogni singolo frutto uscito dall'albero. Nella bontà e semplicità degli ingredienti e delle ricette sta la forza dei loro ulivi, la caparbietà di quelle radici. E degli uomini e delle donne che popolano questa terra meravigliosa e dal fascino selvaggio.

L'odierna ricetta è la frisa, ciambella salentina secolare che pare risalga ai tempi delle crociate e che andasse alla grande tra i pescatori e i marinai del luogo, perchè non si deperiva e una volta bagnata nell'acqua di mare acquistava sapore e riempiva la panza.

Le frise sono un piatto davvero geniale, dove potete giocare forte con la vostra fantasia culinaria, mischiare odori e sapori, stimolare creatività e gusto. Non ci vuole niente a prepararle, sono freschissime e si mangiano con le mani (e non con le dita, alla facciaccia del finger food!!!).
Oggi, io, le frise le ho fatte così:

Ingredienti:

2 frise (possibilmente prodotte in Puglia, di quelle prodotte a Bussolengo non mi fiderei...)
500 g. di pomodorini tipo pachino
una manciata di olive nere di gaeta
4 foglie di basilico
100g di feta greca
olio, sale e pepe q.b.

Lavate e tagliate a pezzetti i pomodorini. Schiacciate leggermente col batticarne (o con le dita) le olive per togliere i noccioli. Tagliate a cubetti la feta. Mischiate tutti gli ingredienti in una scodella e condite con il sale, olio il pepe e il basilico. Lasciate insaporire per qualche minuto.
Prendete le frise e bagnatele sotto l'acqua. Più le tenete sotto il getto del rubinetto, più si ammollano. Se a pranzo avete la nonna adelina, lasciatela bagnare abbastanza,affinchè la consistenza della frisa sia compatibile con la dentiera. Al contrario, se la preferite croccante, una velocissima passata sarà sufficiente!
Disponete i pomodorini conditi sulla frisa.

A questo punto manca solo lu mare lu sole e lo ientu!!!

sabato 16 luglio 2011

La patata e il fagiolino, una storia d'amore

Al di là delle facili speculazioni maliziose, la patata e il fagiolino sono  protagonisti dei miei piatti estivi. Caratteristica dominante di questi ingredienti: la versatilità e la praticità.
Il connubio di questi due elementi è perfetto, ma per ottenere risultati ottimali è necessario lavorare di fantasia. Perchè se è vero che il piatto è fresco e facile da preparare, se non ci si aggiunge un pizzico di immaginazione il risultato è una gran tristezza... Come nelle migliori storie d'amore, d'altronde. Affinchè il legame tra i nostri protagonisti non si appiattisca, dunque, vi consiglio questa ricetta, per mantenere interessante la relazione:

Ingredienti:
3 patate di dimensioni grandi
mezzo kg. di fagiolini
4 o 5 pomodori secchi sott'olio
olive nere di gaeta
1 scatola di tonno da 160 g.
capperini (facoltativi)
senape in grani
il succo di mezzo limone
olio extra vergine di oliva

Mettete le patate in una pentola con acqua fredda e accendete il fuoco. Fate cuocere per circa 40 minuti, fino a che le patate non saranno cotte (la forchetta entra bene). Nel frattempo, portate a ebollizione una pentola piena d'acqua. Salatela leggermente e metteteci a cuocere i fagiolini (che avrete precedentemente mondato, capandone le due estremità). Dopo circa 15 minuti, scolateli (dovrebbero essere morbidi a quel punto) e freddateli sotto il getto dell'acqua corrente (Consiglio: cuocete le verdure prima, si fredderanno meglio e la casa si rinfresca prima che arrivino gli ospiti). Tagliate a pezzetti le patate, con le forbici spezzettate i fagiolini e mettete il tutto in un'ampia scodella. Aggiungete le olive, i pomodori secchi fatti a pezzi e il tonno e i capperini. In un bicchiere, mettete due cucchiaini di senape in grani, il succo del limone e l'olio di oliva. Sbattete veloce il tutto con un cucchiaino. Condite la vostra insalata di patate e fagiolini con la vinagrette ottenuta. Il piatto è pronto!


Provate ad aggiungere o sostituire alcuni ingredienti: ad esempio, per una variante vegetariana optate per la feta al posto del tonno. Potete aggiungere delle uova sode, o sostituire i fagiolini con delle zucchine romanesche cotte al vapore o delle melanzane grigliate, a seconda di quello che avete in frigo :-)