Cari amici del pranzo di pasquetta, oggi condivido con voi una ricetta tradizionale delle mie parti.. Il carciofo a Roma, se non è re è principe: nelle campagne laziale, cresce una varietà di carciofo molto rinomata detta "mammola". Sono ortaggi meravigliosi, compatti, grandi, con una corona di foglie ben chiusa e dalle tenere sfumature violacee.
Il segreto per cucinare dei buoni carciofi, che quando li mangi non maledici il cuoco per via delle spine o delle foglie troppo coriacee, è il seguente: NON SIATE TIRCHI!!
Il carciofo va pulito bene, scartando tutte le foglie esterne, riducendone l'ampiezza praticamente alla metà.. Se all'interno c'è un po' di "fieno" (quella parte pelosa bianca) toglietela! E anche con l'olio, bisogna andarci giù decisi... Insomma, se assomigliate al vecchio protagonista della Roba di Verga, se zio Scrooge è il vostro modello di riferimento, se di cognome fate Avaro, allora forse non è il caso che vi cimentiate con questo piatto...!
Piccola guida di sopravvivenza alla cena con ospiti. Con un retrogusto letterario. Check out our English Version!
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sabato 30 marzo 2013
mercoledì 27 febbraio 2013
Funghi ripieni di pane e formaggio al forno
Cari abitanti dei boschi incantati, oggi vi propongo una ricetta sfiziosa e diciamocelo francamente, un po' paracula :-)
I funghi ripieni sono una roba buonissima e facilissima da preparare, con una resa scenica incredibile (lasciate stare le mie foto... sono state fatte in fretta e furia che se no il mio Amor si mangiava tutto..) e in grado di adattarsi agli ingredienti che avete lì per lì: il ripieno infatti lo potete cucinare in base alle cose che avete in frigo. Che sia un pezzetto di mozzarella solitario o un fondo di parmigiano, il risultato è lo stesso.. Frullateli insieme al pane, il prezzemolo e un'alito di aglio (se piace) e otterrete un sicuro successo...! Io li ho fatti così, ma ci sono mille varianti possibili, tutte golose, tutte degne di assaggio..
Vi consiglio i funghi del supermercato, o quelli di gente super super fidata, che se no poi uno si intossica (e vi assicuro.. non è una bella cosa..!!)
I funghi ripieni sono una roba buonissima e facilissima da preparare, con una resa scenica incredibile (lasciate stare le mie foto... sono state fatte in fretta e furia che se no il mio Amor si mangiava tutto..) e in grado di adattarsi agli ingredienti che avete lì per lì: il ripieno infatti lo potete cucinare in base alle cose che avete in frigo. Che sia un pezzetto di mozzarella solitario o un fondo di parmigiano, il risultato è lo stesso.. Frullateli insieme al pane, il prezzemolo e un'alito di aglio (se piace) e otterrete un sicuro successo...! Io li ho fatti così, ma ci sono mille varianti possibili, tutte golose, tutte degne di assaggio..
Vi consiglio i funghi del supermercato, o quelli di gente super super fidata, che se no poi uno si intossica (e vi assicuro.. non è una bella cosa..!!)
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domenica 2 settembre 2012
Verdure au Gratin
88 giorni. Come se Jules Verne avesse scelto per il suo viaggio intorno al mondo il trasporto Trenitalia.Accumulando otto giorni di ritardo e perdendo, oltra alla scommessa, anche la propria credibilità. 88 giorni d'assenza da questo blog. 88 giorni in cui la cucina di claudia è stata chiusa, mentre claudia si prendeva una pausa dalla scrittura e dai fornelli. Peccato non averlo visto manco di striscio, il mondo, in questi 88 giorni...
E poi, una mattina ti svegli e l'Estate è finita. L'aria frizza di frescura e hai una gran voglia di accendere il forno. Per la gioia di emiliano, che, nonostante la calura, non perde mai la voglia di mangiare lasagne!
Siccome però per le lasagne mi sembra ancora un po' prestino, la ricetta di oggi è un piatto leggero e sfizioso: le verdure al gratin, un ottimo contorno per accompagnare sia la carne che il pesce! Ecco la mia ricetta:
E poi, una mattina ti svegli e l'Estate è finita. L'aria frizza di frescura e hai una gran voglia di accendere il forno. Per la gioia di emiliano, che, nonostante la calura, non perde mai la voglia di mangiare lasagne!
Siccome però per le lasagne mi sembra ancora un po' prestino, la ricetta di oggi è un piatto leggero e sfizioso: le verdure al gratin, un ottimo contorno per accompagnare sia la carne che il pesce! Ecco la mia ricetta:
domenica 3 giugno 2012
Fagioli Corallo
Anche dette Taccole, sono una delle tante prelibatezza che si nascondono nel fantastico mondo dei legumi. A metà tra un fagiolino e un baccello di piselli, i fagioli corallo sono una pietanza buonissima e particolare. Si possono cucinare in tanti modi, ma secondo me, la morte loro è ripassati con un po' di pomodoro e cipolla. Un contorno originale, ottimo per accompagnare un piatto di carne ma decisamente adatto anche al fianco di un formaggio fresco. Richiede qualche accortezza nella pulizia, ma, per il resto, è un piatto facilissimo da preparare.
sabato 5 maggio 2012
Pomodorino confit, un dolcissimo compagno..
Da un po' di giorni nei blog di cucina mi imbatto in questa ricetta stuzzichina che attira la mia attenzione e mi procura inquietanti, improvvisi aumenti di salivazione.. Tant'è che alla fine ho ceduto e ho detto, li faccio. E ho fatto bene perchè nonostante un pizzico di scetticismo iniziale, questa ricetta si è rivelata B-U-O-N-I-S-S-I-M-A!!!!!! Ora, i pomodori, è il caso di dirlo, li conosciamo in tutte le salse: secchi, crudi, passati interi e chi più ne ha più ne metta! Eppure, vi assicuro che questa originalissima versione lascerà il segno anche nel più esperto conoscitore e amante del rosso gioiello di casa nostra, la biglia cremisi che colora, non a caso, un pezzo della bandiera italica. Il valore aggiunto del piatto?? La preparazione è di una semplicità che rasenta la cretineria...!
Usateli per accompagnare una bella spigola al forno, come condimento per una bruschetta o, perchè no, in un bel piatto di pasta. Ottimi anche negli aperitivi, si mangiano come le ciliegie.. Uno tira l'altro!
Usateli per accompagnare una bella spigola al forno, come condimento per una bruschetta o, perchè no, in un bel piatto di pasta. Ottimi anche negli aperitivi, si mangiano come le ciliegie.. Uno tira l'altro!
mercoledì 22 febbraio 2012
L'insalata di Menelicche
E anche quest'anno il Carnevale è finito! Con le maschere, i coriandoli, le frappe e compagnia cantante. Non sono mai stata un'amante di questa festa o forse lo sono stata, ma sono troppo grande per ricordarmi la gioia che provavo da bambina. Non fraintendetemi, i costumi, l'allegria, mi piacciono un sacco. Mi piace vedere i ragazzini fare i ragazzini: tirarsi i coriandoli addosso, inventare storie fantastiche popolate da maghi, supereroi, principesse e arlecchini. Mi piace la potenza immaginifica di queste giovani menti, finalmente libere di esprimersi al di fuori degli schermi del computer e dei videogiochi. Sarà che Halloween ha un po' surclassato il nostro Carnevale, sdoganando, anche per noi adulti, i travestimenti dell'infanzia. Sarà che il Carnevale lo si apprezza di più se si osserva il periodo di Quaresima, convogliando gli stravizi in un'ultima settimana prima del digiuno pre-pasquale. Sarà che a me i dolci di questo periodo non mi hanno mai entusiasmato. Sarà che lo spirito canzonatorio e lo scherzo si è un po' perso nel tempo. Sarà che a Roma non c'è mai stata una forte tradizione di carri e sfilate. E sarà pure che non avendo figli non posso rivivere le emozioni della festa attraverso i loro occhioni splancati.
domenica 8 gennaio 2012
Sformato bicolore di carote e broccoli
Cari amici dei fornelli, dopo lungo rimuginare ho deciso di creare un'apposita sezione del blog dedicato ai racconti. Quando ho iniziato l'avventura di In cucina con Claudia, tutto mi sarei immaginata tranne l'eventualità che questo spazio potesse diventare una specie di cucina/fucina dell'immaginazione, dove tra finocchi e pancetta facessero capolino anche personaggi, storie e avventure Erano passati dieci lunghissimi anni dall'ultima volta che avevo scritto un racconto.
sabato 22 ottobre 2011
Broccolo romano con acciughe, arance e olive nere
Samir non contava le cassette di plastica ammucchiate al limite del campo di arance. Per lui, cresciuto nel bel mezzo di una terra brulla e spaccata dal sole, lo spettacolo delle chiome verdi e folte che si stendevano fino a tuffarsi nel mare era la conferma che il buon Profeta non poteva essersi sbagliato. Ombrosi e freschi, gli alberi dai grossi frutti arancioni apparivano come il segno luminoso dell'esistenza di un Dio buono e giusto, attento ai bisogni delle sue fragili creature. Era la prima volta per Samir. Il suo battesimo del campo. Ed era contento, perchè quando il capo aveva accostato il suo furgoncino alla piazzola dove aspettava insieme agli altri suoi connazionali, tutti uomini grandi e forti, tutti in silenzio e in attesa di un cenno, lui era stato fra i primi ad essere scelto. Certo, a voler essere davvero onesti, non è che poi gli altri avessere una così gran bella cera. A guardar bene in quei volti scavati dal sole e dalla fatica, un occhio esperto avrebbe notato i segni di una prostrazione fisica già in corso. Da almeno due mesi, una brutta tosse falcidiava metà dei migranti che abitavano nella ex fabbrica Darelli, glorioso simbolo della rinascita industriale negli anni della Ripresa, ora ridotto a bivacco per disperati.
Troppo vecchio per essere affittato, troppo nuovo per essere trasformato in uno di quei monumenti di archeologia industriale tanto cari all'intellighenzia radical chic, l'edificio era stato da tempo abbandonato dai vecchi proprietari. Che poi, anche volendo, di intellighenzia radical chic non è che ce ne fosse molta, lì a Spituzza di Sarno. Così, pian pianino, dopo le scorribande dei teppisti che ne avevano sfasciato i vetri, dopo gli uggiolii dei cani randagi che si erano accoppiati all'ombra delle presse, dopo le incursioni dei ratti che avevano rosicchiato e defecato ovunque ne fosse valsa la pena, anche gli uomini venuti dall'altra parte del mare avevano iniziato a prendere possesso di quel che rimaneva della struttura. Armati di speranza, lamiere e teli di plastica avevano in poco tempo riadattato la fabbrica alle sopravvenute esigenze di dormitorio. Radio Bracciante aveva sparso la voce di campo in campo e dai trenta che erano, gli abitanti del rifugio erano divenuti centoquaranta, con tutto il casino annesso e connesso, litigi, urla, risate e scuregge.
Anche Samir vive lì. Anche Samir senza acqua, nè cessi, nè luce. Ma in fondo neanche gli importa. Lo avevano scelto. Per le seguenti dieci ore sarebbe stato nel campo. Avrebbe guadagnato la sua prima paga in valuta straniera. Due fogli rosa da dieci tutti per sè, un foglio verde da cinque da dare al suo "caposquadra". Respirò a fondo l'odore del mare mischiato con il profumo degli agrumi e ringraziò Allah per la sua misericordia. Poi la voce del padrone gridò gli ordini. Ognuno di loro, cassetta alla mano, iniziò la giornata. Un' arancia, poi un'altra, attenti a non spezzare i rami. I più esperti intenti a misurare i gesti per conservare le energie in vista del pomeriggio. Samir immaginò lo sguardo fiero di sua madre, gli occhi scuri rigati di lacrime e orgoglio per quel figlio avventuriero diretto in terra lontana. Le avrebbe mandato i soldi per comprare zanzariere e medicine, per cambiare il destino dei suoi fratelli più piccoli. Nessuno sarebbe rimasto deluso. Si tirò su le maniche sdrucite della maglia fina e cominciò a raccogliere. Le vesciche in agguato sotto i palmi scuri delle mani.
Le arance sono il frutto del sole, le arance sono benedette dalla terra e dal mare. Questa è una storia di fantasia, ma poi mica tanto. Da qualche parte nelle nostre campagne c'è un Samir appena arrivato pronto a spaccarsi la schiena per due lire. Faticose, ma oneste. Come la terra. Come il sudore. A lui, e a chi come lui italiano o straniero è alla ricerca di un lavoro, qualunque esso sia, va il mio pensiero. Che possa trovare ciò che sta cercando.
- Amò ma che di nuovo?!?, è un blog di cucina mica il muro del pianto.. Manco Report me la fa prende' così a male!-
- Ma no scusa è una storia bella questa.. alla fine lui c'ha uno scopo, un obiettivo per cui vale la pena vivere, una speranza da inseguire -
- Amò te dico solo che PollyAnna, Candy Candy e l'ape Maya insieme facevano meno tristezza.. Te la giochi col libro Cuore e co' Incompreso -
Non sono d'accordo con il mio Emo, questo è un racconto di speranza! Ecco.
Comunque, dispute letterarie a parte, la ricetta di oggi mi piace un sacco perchè è colorata e allegra, con uno dei miei ortaggi invernali preferiti, il broccolo romano (quello a forma piramidale, con le cimette verdi e compatte). E non potevano mancare le arance e le olive, che danno quel tocco agrodolce rendendo il tutto molto ma molto più interessante.
Ingredienti:
un broccolo romano intero (è fresco quando le cime sono compatte e verde brillante)
due arance
una quindicina di olive nere di gaeta
3 filetti di acciughe sott'olio
olio sale e pepe q.b.
Togliete le foglie alla base del broccolo e con un coltello separate le cimette dal gambo. Lavatele e mettetele a cuocere nella vaporiera. Nel frattempo tagliate la buccia delle arance. Spellatele al vivo infilando la lama del coltello nella pellicina per prelevare solo la polpa.
Mettete in una ciotola gli spicchi che avete ricavato. Aggiungete le olive nere denocciolate (schiacciate con un batticarne o con le dita). Condite con l'olio il sale e il pepe. Se vi piace, aggiungete il succo di mezza arancia. Sciacquate le acciughe e fatele a piccoli pezzetti. Unitele alle arance. Quando il broccolo è cotto (circa dieci minuti) stemperatelo in acqua ghiacciata, in modo che conservi un colore brillante e resti croccante. Unite le cime del broccolo al resto e mescolate. Se serve, aggiungete un altro poco d'olio.
Troppo vecchio per essere affittato, troppo nuovo per essere trasformato in uno di quei monumenti di archeologia industriale tanto cari all'intellighenzia radical chic, l'edificio era stato da tempo abbandonato dai vecchi proprietari. Che poi, anche volendo, di intellighenzia radical chic non è che ce ne fosse molta, lì a Spituzza di Sarno. Così, pian pianino, dopo le scorribande dei teppisti che ne avevano sfasciato i vetri, dopo gli uggiolii dei cani randagi che si erano accoppiati all'ombra delle presse, dopo le incursioni dei ratti che avevano rosicchiato e defecato ovunque ne fosse valsa la pena, anche gli uomini venuti dall'altra parte del mare avevano iniziato a prendere possesso di quel che rimaneva della struttura. Armati di speranza, lamiere e teli di plastica avevano in poco tempo riadattato la fabbrica alle sopravvenute esigenze di dormitorio. Radio Bracciante aveva sparso la voce di campo in campo e dai trenta che erano, gli abitanti del rifugio erano divenuti centoquaranta, con tutto il casino annesso e connesso, litigi, urla, risate e scuregge.
Anche Samir vive lì. Anche Samir senza acqua, nè cessi, nè luce. Ma in fondo neanche gli importa. Lo avevano scelto. Per le seguenti dieci ore sarebbe stato nel campo. Avrebbe guadagnato la sua prima paga in valuta straniera. Due fogli rosa da dieci tutti per sè, un foglio verde da cinque da dare al suo "caposquadra". Respirò a fondo l'odore del mare mischiato con il profumo degli agrumi e ringraziò Allah per la sua misericordia. Poi la voce del padrone gridò gli ordini. Ognuno di loro, cassetta alla mano, iniziò la giornata. Un' arancia, poi un'altra, attenti a non spezzare i rami. I più esperti intenti a misurare i gesti per conservare le energie in vista del pomeriggio. Samir immaginò lo sguardo fiero di sua madre, gli occhi scuri rigati di lacrime e orgoglio per quel figlio avventuriero diretto in terra lontana. Le avrebbe mandato i soldi per comprare zanzariere e medicine, per cambiare il destino dei suoi fratelli più piccoli. Nessuno sarebbe rimasto deluso. Si tirò su le maniche sdrucite della maglia fina e cominciò a raccogliere. Le vesciche in agguato sotto i palmi scuri delle mani.
Le arance sono il frutto del sole, le arance sono benedette dalla terra e dal mare. Questa è una storia di fantasia, ma poi mica tanto. Da qualche parte nelle nostre campagne c'è un Samir appena arrivato pronto a spaccarsi la schiena per due lire. Faticose, ma oneste. Come la terra. Come il sudore. A lui, e a chi come lui italiano o straniero è alla ricerca di un lavoro, qualunque esso sia, va il mio pensiero. Che possa trovare ciò che sta cercando.
- Amò ma che di nuovo?!?, è un blog di cucina mica il muro del pianto.. Manco Report me la fa prende' così a male!-
- Ma no scusa è una storia bella questa.. alla fine lui c'ha uno scopo, un obiettivo per cui vale la pena vivere, una speranza da inseguire -
- Amò te dico solo che PollyAnna, Candy Candy e l'ape Maya insieme facevano meno tristezza.. Te la giochi col libro Cuore e co' Incompreso -
Non sono d'accordo con il mio Emo, questo è un racconto di speranza! Ecco.
Comunque, dispute letterarie a parte, la ricetta di oggi mi piace un sacco perchè è colorata e allegra, con uno dei miei ortaggi invernali preferiti, il broccolo romano (quello a forma piramidale, con le cimette verdi e compatte). E non potevano mancare le arance e le olive, che danno quel tocco agrodolce rendendo il tutto molto ma molto più interessante.
Ingredienti:
un broccolo romano intero (è fresco quando le cime sono compatte e verde brillante)
due arance
una quindicina di olive nere di gaeta
3 filetti di acciughe sott'olio
olio sale e pepe q.b.
Togliete le foglie alla base del broccolo e con un coltello separate le cimette dal gambo. Lavatele e mettetele a cuocere nella vaporiera. Nel frattempo tagliate la buccia delle arance. Spellatele al vivo infilando la lama del coltello nella pellicina per prelevare solo la polpa.
Mettete in una ciotola gli spicchi che avete ricavato. Aggiungete le olive nere denocciolate (schiacciate con un batticarne o con le dita). Condite con l'olio il sale e il pepe. Se vi piace, aggiungete il succo di mezza arancia. Sciacquate le acciughe e fatele a piccoli pezzetti. Unitele alle arance. Quando il broccolo è cotto (circa dieci minuti) stemperatelo in acqua ghiacciata, in modo che conservi un colore brillante e resti croccante. Unite le cime del broccolo al resto e mescolate. Se serve, aggiungete un altro poco d'olio.
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