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giovedì 3 aprile 2014

Zuppa di fave e cicorietta con grissini brisè al rosmarino

Cari amici della cucina, oggi ricetta buona buona, vegetariana, economica ma superchic, che farà gridare di giubilo anche il vostro commensale più incarognito. Avete un Joe Bastianich a cena? Un Carlo Cracco dal fiero palato si è autoinvitato a tavola? La vostra amica iper-bio-dietetica critica sempre le vostre scelte culinarie? Non temete. Fategli questo piatto. E poi anche un pernacchione :-)

domenica 23 marzo 2014

Crema di finocchi, porri e cime di broccolo romano

Cari amici della cucina, oggi vi propongo una ricetta svuotafrigo molto gustosa, che porrà definitivamente la parola fine ai rimasugli che si annidano negli angoli remoti del vostro frigorifero!

Avete esagerato con la grigliata? Quel chilo di zeppole vi è rimasto un pelo sullo stomaco? Il bignè di S.Giuseppe era grande come una palla da baseball? E allora daje di finocchio, che depura, fa tanto bene e, perchè no, è pure buono!


E visto che Marzo è pazzerello e la Primavera gioca a nascondino tra le nuvole, sono certa che una zuppetta calda vi potrà aiutare nel caso in cui, trasportate dall'entusiasmo, vi siate lasciate convincere a mettere quel vestitino tanto carino ma, ahimè, decisamente ancora troppo leggero...

venerdì 15 febbraio 2013

San Valentino - Risotto Scampi e Champagne

San Valentino è la festa di ogni cretino. Mai verità fu più vera di questa.. Perchè diciamocela tutta, l'amore rincoglionisce.. Non come l'arteriosclerosi, nè come il lento inesorabile logorio dell'età, ma con quel vago friccicore che creano le farfalle quando ti svolazzano per tutto lo stomaco... Quando siamo innamorate/i, i colori sono più brillanti, l'aria è più fresca, la voce più squillante, i pensieri vanno e vengono ma poco importa, perchè tutta l'attenzione è rivolta alla nostra persona speciale.
S. Valentino è la festa di ogni cretino solo quando si crede che l'Amore abbia bisogno di una data per essere celebrato. S. Valentino è la festa più bella del mondo quando tutti i giorni sono San Valentino.

E allora, se amate, cucinate, stuzzicate, osate. E che Cupido guidi il vostro mestolo!!


mercoledì 23 gennaio 2013

Risotto marinaro A.K.A. come rendere mangiabile la temibile busta surgelata

Cari amici del salsicciotto, è davvero tanto tempo che non mi facevo viva e allora approfitto di questo sprazzo di tranquillità per tornare su questi schermi..
Qualche tempo fa, in occasione del trasloco della mia zuzzurella- sorella, mi sono stati affidati i resti del suo congelatore. L'ibernato contenuto consisteva in:
  1. una scatola di prezzemolo surgelato aperto di quelle che si appiccicano nel fondo del freezer, l'esame al carbonio14 rivelò un'età approssimativa di circa 25 anni.
  2. una bottiglia semivuota di limoncello pallido, risalente al periodo della sua furente gioventù 
  3. una busta di preparato per risotto di mare di provenienza misteriosa e dal contenuto assai simile alla mucillagine 

sabato 24 marzo 2012

risi e bisi reloaded

Cari amici della verdura primaverile, la ricetta di oggi è un classico rivisitato della cucina veneta. A metà strada tra il risotto e la minestra, questo campione della tradizione prevede un laborioso processo di cottura dei baccelli, che vengono fatti bollire nel brodo e poi setacciati per ricavarne una purea profumata. Non essendo io di origni venete, non ho avuto timori referenziali nel riproporre questo risi&bisi in una chiave più semplice ma comunque gustosissima! Invece della pancetta ho usato il prosciutto cotto e per aggiungere un pizzico di cremosità ho mantecato con un cucchiaio di crescenza.


martedì 6 marzo 2012

Il melting pot della verdura

Cari amici del gran mischione, oggi un piatto che vi farà andare in sollucchero.. Parliamo del principe dell'eterogeneo, Signore e padrone della dinastia delle minestre, Cavaliere dell'ordine dei SalvaFrigo: il Minestrone col riso also known as la zuppetta della nonna. Da bambina ne andavo matta (ero già ai tempi una ragazzina atipica..) e ne ingurgitavo pentoloni interi, immaginando che in quella pentola sul fuoco bollisse la pozione fortificante di Asterix.. Certo, doveva essere fatto in un certo modo:
1) rigorosamente passato, senza la possibilità di riconoscere alcuna verdura
2) senza legumi, che resta la buccia e ti si appiccica al palato
3) fatto con verdure fresche. No alle buste surgelate
4) evitando il retrogusto di bruciato, che lì quando butti il riso è un attimo che ti si attacca al fondo della pentola. 

venerdì 13 gennaio 2012

Risotto porri e speck

Carissimi amici del guazzabuglio! Oggi vi presento un classicone dei risotti, una ricetta facile facile che ha per protagonista, come dice la mia amichetta salentina, la verdura con problemi dermatologici più buona al mondo.. Il porro. Sì sì sì, il porro è quel verdurone lungo lungo dal sapore delicato ma inconfondibile, che si adatta benissimo a diverse preparazioni: lo troviamo infatti nelle zuppe, nelle torte salate o come accompagno di qualche gustoso piatto di carne..! Questa volta ve lo propongo assieme allo speck per un risotto da leccarsi il cucchiaio, ma credo proprio che lo rivedremo presto in altre ricette sfiziose..


sabato 17 dicembre 2011

pasta al pesto, ricotta e noci

Carissimi aiutanti di Babbo Natale, il periodo delle feste si avvicina e tra pacchi, pacchetti, addobbi e centrotavola resta poco tempo per preparare una buona cenetta ai vostri cari, un po' perchè siamo un filino stressate (provate a prendere la macchina questo periodo a Roma.. Più o meno è così che immagino il settimo girone infernale..:!) un po' perchè sfacchineremo già abbastanza il 24 sera e il 25 a pranzo, quindi, voglia di cucinare saltami addosso :-)

E allora per venire incontro alle esigenze di noi tutte, ecco il mio regalo di Natale, un po' in anticipo sui tempi ma certamente utile: la ricetta della pasta al pesto con ricotta e noci. Facilissima. Velocissima. Fatta con ingredienti che solitamente abbiamo in casa.Una vera leccornia, dove la ricotta smorza il sapore forte del pesto al basilico. Allora, proprio perchè andiamo di fretta, direi che in questo caso va benissimo usare il pesto già pronto in barattolo, visto che comunque non è stagione di basilico (il mio è triste e senza foglie... credo sia morto...). Tempo totale di preparazione, compresa la cottura della pasta, 11 minuti ( e direi che je la potemo fa'!!!)

Ingredienti per due persone:
mezzo barattolo di pesto già pronto
80g di ricotta
una decina di gherigli di noce
160g di pasta corta (considerate che è una pasta gustosissima ma che riempie, quindi ho calcolato circa 80g a testa)
sale, pepe e parmigiano q.b. e se piace

Mettete un pentolone con l'acqua sul fuoco. Rompete grossolanamente i gherigli di noce. Mettete la ricotta nella ciotola dove servirete la pasta. Quando l'acqua bolle, prima di salarla, toglietene dei cucchiai e aggiungetela alla ricotta, girando e mescolando in modo da formare una crema (mettete più o meno acqua a seconda che vogliate il condimento più denso o più liquido).

 Aggiungete il pesto e mescolate fino ad ottenere una salsa omogenea. Aggiungete le noci spezzettate.

 Salate l'acqua (attente che il pesto è già molto sapido di suo)  e tuffate la pasta. Scolatela al dente (vi consiglio di conservare un pochino dell'acqua di cottura, non si sa mai, vi p'otrebbe servire) e conditela nella ciotola con il condimento. Una macinata di pepe et voilà..  la cena è pronta!

domenica 13 novembre 2011

Risotto zucca e gorgonzola.

Al Gran Consiglio delle Cucurbitacee, l'atmosfera era carica di tensione. Lungo il tavolo scuro, le Onorevoli ZuccheMinistro, espressione democratica degli ortaggi di stagione, continuavano a scambiarsi sguardi nervosi, in attesa che il Presidente del Consiglio, Zucca Pelata, esponesse loro la situazione. Sui mercati internazionali, i cavoletti di Bruxelles, i crauti di Bonn e i ravanelli parigini spingevano affinchè l'Orto italico prendesse decisioni rapide e incisive per fronteggiare la crisi dei vermetti, che ormai da qualche tempo metteva in difficoltà tutte le economie degli orti comunitari. La scarsità di vermetti nei terreni, infatti, toglieva ossigeno alle verdure, rendeva la terra dura e asfittica e le riserve statali non erano più in grado di far fronte alle richieste di concime. 
Zucca Pelata le aveva provate tutte per risollevare le sorti del proprio Orto: battute esilaranti, il suo famoso savoir faire e un tocco di machismo non erano tuttavia serviti. Alla situazione esterna già di per sè estremamente preoccupante, si erano aggiunti gli scandali interni, sobillati da maldicenti rape bolsceviche e portati avanti nei tribunali occupati dai famigerati peperoni rossi. Una vicenda di adescamento di bruscolini, zucche minorenni ma sode che lo avevano accusato di aver subito delle avances presso la sua residenza ufficiale, lo aveva definitivamente affossato, privandolo del bel pigmento arancione che ne aveva da sempre caratterizzato la polpa. Il colpo di grazia era arrivato quando un drappello di zucchine verdi lo aveva tradito sugli scranni parlamentari.
- Carissimi Colleghi, l'era delle Zucche termina oggi. Rassegnerò stasera le mie dimissioni e lascerò al Presidente della Repubblica dell'Orto il compito di formare un nuovo governo - Disse Zucca Pelata.
Un fremito di paura percorse la scorza bitorzoluta degli ZuccaMinistri. - E adesso? Chi ci guiderà? Come potremo continuare a curare i nostri orticelli personali?? - chiesero gli Onorevoli in coro. All'improvviso la porta della Sala iniziò a vibrare violentemente e si spalancò. L'ombra del grande Cetriolo calò sulle teste attonite dei Ministri. Subito zittiti dalla caratura internazionale di questo cetriolone, le Zucche iniziarono a tremare di spavento. A chi sarebbe toccato per primo?

Come dice la mia amica Angie, speriamo che da oggi le zucche siano solo nel risotto e mai più nel governo!!! E speriamo che questo bocconiano in arrivo prenda provvedimenti equi e giusti, perchè è vero che tanto a chi tocca n'se ngrugna però dipende pure dalle dimensioni e ho il sentore che questo sarà un grande cetriolone.... :-)

Ingredienti per 3 persone:
400 g di polpa di zucca
100g di gorgonzola piccante
due pugni di riso a testa + uno per la pentola (in questo caso, 7 pugni)
uno scalogno
un mazzetto di prezzemolo
una cipolla un sedano una carota e un chiodo di garofano per il brodo
una noce di burro
parmigiano
un dito di vino bianco
sale e pepe q.b.

Mettete su il brodo come spiegato nella ricetta dello Stinco .
Tagliate a rondelle sottili lo scalogno e fatelo stufare dolcemente in una pentola con la noce di burro. Tritate al mixer la zucca e aggiungetela allo scalogno, sfumate col vino, salate  pepate  e lasciate cuocere a fuoco medio per una decina di minuti.




Versate il riso e girate per far insaporire. Aggiungete via via mesotlini di brodo caldo finchè il riso non sarà al dente. Tagliate a pezzetti il gorgonzola, spengete il fuoco e mantecate il gorgonzola al risotto. Aggiungete il prezzemolo tritato e una macinata di pepe. Coprite e lasciate riposare due tre minuti. Servite caldo caldo.

domenica 6 novembre 2011

Gli gnudi

Sebbene il nome del piatto di oggi possa far pensare male alcuni dei miei lettori più maliziosi, questa ricetta non ha niente a che vedere con il cinema erotico, quello a luci rosse o po porno...! Gli gnudi non sono nè due amanti alla Paolo e Francesca sorpresi ad arrovellarsi nel letto da un marito ignaro e geloso nè due protagonisti d'ispirazione shakespeariana, travolti da una impetuosa libido e resi schiavi della loro passione. No, miei cari furbetti del buco della serratura, gli gnudi non sono altro che il ripieno del raviolo ricotta e spinaci cotto in acqua bollente e ripassato burro e salvia in padella, con una generosa spolverata di parmigiano reggiano. Anche se non si tratta di quella dispensata dal Dio Eros, vi assicuro che la goduria generata da un boccone di questa leccornia potrebbe farvi ridiscutere la vostra scala di misurazione del piacere...!

Il secondo episodio della saga del Paper lo trovate alla fine. Questa volta manca il riferimento al piatto, ma sapete com'è, quando il fuoco sacro della Musa ti investe, non le si può mica dire eh no guarda aspetta n'attimo che ora non c'ho la ricetta giusta...! Nel racconto c'è anche una piccola citazione cinematografica.. Chi la indovina per primo vince un BRAVO....!

Ingredienti per due persone:

una busta di spinaci freschi
150g di ricotta di mucca
100g di parmigiano
1 uovo
farina
noce moscata
burro
un rametto di salvia
pepe macinato fresco

Tuffate gli spinaci in poca acqua bollente e lasciateli cuocere per circa dieci minuti. Scolateli e lasciateli freddare. Strizzateli forte forte forte, prendendoli a piccoli mucchietti, in moda che siate sicure di aver eliminato la maggior parte d'acqua. Tritali con un coltello e metteteli in una ciotola.


Aggiungete la ricotta, l'uovo, il sale, il pepe, un cucchiaio di farina e il parmigiano. Impastate fino a che il composto non sarà omogeneo e ben amalgamato. Deve rimanere un po' duro, quindi se vi sembra troppo molliccio, aggiungete altro parmigiano o altra farina.


Prendete un po' dell'impasto e formate con le mani delle pallette non troppo piccole, infarinatele leggermente e mettetele in un piatto.


Mettete una pentola con abbondante acqua sul fuoco e quando bolle per bene buttate le pallette. Con una schiumarola smuovete delicatamente gli gnudi dal fondo ed aspettate che vengano a galla. Una volta in superficie, scolateli sempre con la schiumarola e ripassateli a fiamma decisa in una padella dove avrete precedentemente sciolto il burro con la salvia. Spolverate con altro parmigiano e......

Son Gnudi a Tavola!!!!!

"Corre corre il buon postino
lungo i colli e nel giardino,
corre e salta in bicicletta,
senza mai cambiar maglietta.

Nella sacca ben pressata
c'è la posta di giornata:
la vecchina al davanzale
attende curva il suo giornale,

La signora sulla porta
vuol spedire la sua torta,
il bambino in ospedale
scrive auguri per Natale.

Tutti quanti son di fretta
che il postino non aspetta.
Corre corre, in su e in giù
ma non salta mai un igloo."

Per la decima volta Paper mormorò quella stupida filastrocca. Si stava lentamente calmando, recuperava lucidità ad ogni rima, scalava un battito per ogni minuto. Finalmente riuscì ad alzarsi, saldò il conto e ci aggiunse venti dollari di mancia. Un po' troppo rispetto al classico dieci per cento ma non era certo il caso di formalizzarsi con il cameriere di Joe Shangai. Allungava volentieri quel paio di banconote in più, erano un ottimo sistema per tenergli al guinzaglio la lingua, soprattutto oggi dopo quell'incontro allucinante.
E così qualcuno aveva parlato. Qualcuno che lo conosceva bene, una persona di cui si fidava, a cui aveva confidato tranci interi del suo passato. Che adesso erano esposti come tonni in vendita sul banco del pesce. La cosa lo infastidiva. La cosa lo faceva veramente incazzare.

Una volta uscito dal locale accese una sigaretta. Ci mise solo quattro secondi per comporre il numero.
- A...A...Accetto - disse
- Bene Alex, sapevo che saresti stato della partita. Il tuo pacco si troverà tra quattro ore esatte al 458 di Chesterfield Avenue, tra la Cinquantaquattresima e la Terza. Ricordati che non vogliamo nè casini nè riflettori quindi cerca di fare una cosa pulita. -    
- Ehi A...A....Aspett... -
Click. Cazzo. 

Un uomo. Uno con il tono di chi comanda. Uno schifoso bastardo che presto avrebbe sputato fino all'ultimo dente. E lui aveva fatto la figura del fesso con quella sbavatura nella voce, quell'accenno di esitazione. Con orrore si accorse che la disfunzione del linguaggio, la sua balbuzie, era tornata dalle sabbie mobili della memoria assieme al suo vero nome. Alex. Come un fantasma che esce all'improvviso da una vecchia soffitta, alzando nuvole di polvere tutt'intorno mentre scuote le sue mute catene.

La rabbia lo avvolse con foga di drago. Corse veloce lungo la strada, tirando i muscoli sino al limite dello spasmo, i polmoni come mantici impazziti soffiavano aria dentro e fuori, garantendogli il giusto scambio osmotico, l'affluenza continua di ossigeno al cervello. Doveva recuperare la propria freddezza, quella patina di indifferenza che lo aveva reso impermeabile all'altalena della vita, l'essenza del Paper così diversa da quella di Alex: in grado di farlo sopravvivere, che si nutriva di tutte le sue paure ed emozioni. Un alter ego artificiale quanto provvidenziale, un bozzolo filato con cattiveria e distacco che aveva protetto il baricentro del suo vero io. Finora.

Adesso si era smarrito. Smarrito per davvero. Cercò la fermata della metro più vicina per orientarsi. Dal punto in cui si trovava ci sarebbero voluti circa 35 minuti per tornare a casa. Rimanevano poco più di due ore per pianificare il lavoro. Era una follia. La vocina razionale dentro di lui lo invitava a non proseguire, a non rischiare la pelle per un'oncia d'orgoglio e una manciata di dollari. Non conosceva i dettagli dell'azione, non aveva studiato il campo da gioco, nè pianificato l'attacco. Non sapeva nulla del suo bersaglio. E doveva sembrare un incidente. Tanto valeva concludere subito le ostilità e sventolare bandiera bianca, arrendersi ai cow boy e consegnare arco e frecce, arrivederci e grazie, saluti e buone cose, piacere di avervi conosciuto. Ma lui alle vocine razionali non aveva mai dato molto retta. Gli stavano antipatiche, tutte di piene di saggezza take away da due spicci. Le cose erano più complicate di così. Se avesse mollato, non sarebbe stato in grado di contattare nuovamente quell'uomo. E non avrebbe mai saputo come era venuto in possesso di quel nome e chi glie lo aveva fornito. La faccenda andava portata avanti. Bisognava scoprire e poi eliminare l'usignolo che aveva cantato. Quello di cui aveva bisogno era un aiuto. Di quelli grossi, muscolosi e folli. Una mano subito e in fretta. E c'era una sola persona tanto sciroccata da farsi trascinare in una pratica pasticciata e con un forte puzzo di morto come questa. Saul. Aveva bisogno di quel bastardo figlio di puttana di Saul.

Saul e Paper si erano incontrati la prima volta nel distretto di polizia di Queensboro. A quei tempi per avvertire l'avvocato si usava ancora il telefono a gettoni, "Like a Virgin" era la hit del momento e lui e Saul dividevano la stessa cella di sicurezza, in attesa di essere interrogati da un poliziotto ciccione a cui il distributore di ciambelle sembrava aver rubato l'ultima monetina. Uh se era incazzato quello sbirro unto e arteriosclerotico, sembrava una grossa foca a cui un addestratore sadico aveva nascosto il giochino preferito. Dalle narici porose gli colavano leggeri rivoli di sudore ed emetteva un muggito sommesso ogni volta che cercava di infilare il grasso braccio nello sportello della macchina, tentando di raggiungere l'agognato dolcetto.  Dalle sbarre della cella, Saul aveva cominciato a prenderlo per il culo dopo pochi minuti facendogli notevolmente aumentare la pressione sanguigna. Almeno a giudicare dalle dimensioni della vena che pulsava frenetica su quella calva tempia rosa. 

- Ehi cicciabomba, troppi cioccolatini eh?!?! Ma quella mongolfiera nera che vedo è il tuo culo o la galassia di Orione?!?! Aspetta aspetta, ho capito ti sei travestito da Michael Moore per Halloween e la tua donna ti ha detto Amore mi fai arrapare tantissimo così ciccioneintelluttale e non ti sei più tolto il costume?!? Auhuaauhahauahauauaaahahahah-  - Adesso vi faccio ridere davvero a voi due mezzeseghe - aveva risposto il poliziotto grasso. Chiamando in supporto un paio di nerborutipernientegrassimainvecemoltogrossi fautori della legge e dell'ordine, la foca gigante li aveva ripetutamente, prolungatamente e generosamente fraccati di botte per tutta la notte.Il giorno dopo, quando l'avvocatessa di Paper si era degnata di venirlo a tirare fuori dalla gattabuia, lui stesso le aveva chiesto se poteva occuparsi anche del caso di Saul. Una cosetta dovuta ad una disdicevole incomprensione con il proprietario di un'auto rubata che sosteneva di aver riconosciuto in Saul il malvagio malfattore. 

In quel momento, Paper non sapeva di aver gettato le basi di una lunga e prolifica collaborazione criminale, fatta di colpi favori sbronze e scopate. Una corsa al massimo lungo i viali della malavita dove non ci si allacciano le cinture e non ci si ferma per far attraversare le vecchiette, una fuga rombante in moto, che alla lunga li aveva fatti diventare qualcosa come amici.(Continua....)


mercoledì 2 novembre 2011

Farrotto rosso con funghi porcini

Il farrotto è una rara bestia autunnale, che esce fuori dalla sua tana quando nell'aria sente odore di terra e foglie bagnate. Il farrotto non è un risotto ma ci assomiglia, non è zuppa ma neanche pan bagnato. Il farrotto è un ibrido, un piatto insolito che sprigiona il suo potenziale quando incontra i funghi, amici fraterni di stagione. Il farrotto assieme ai funghi gioca nei boschi, si sporca di rosso pomodoro e torna a casa più felice di quando è uscito.  Il farrotto si mangia in autunno, quando le foglie cadono e un manto giallo rosso e marrone ricopre le strade prima dell'inverno. Il farrotto si mangia caldo. Al farrotto piace il vino rosso, ma non disdegna un buon bicchiere di birra cruda. Il farrotto non esiste sulla carta ma c'è nella realtà. Il farrotto non è nè spirito nè carne, il farrotto è un'idea. Il farrotto pensa, dunque è.

Questa è una ricetta ereditata dalla mia cara mamma, che una volta lo fece per gioco, senza sapere a quale creatura stava dando vita. Questo Frankenstein de' Noantri sprizza gusto da tutti i pori ed è una notevole, scicchissima alternativa al classico risotto coi funghi. Certo, necessita di almeno un'oretta di cottura, ma d'altronde, Roma non è stata costruita in un giorno....

Ingredienti:
500g di farro
2 latte di polpa di pomodoro
50g di funghi porcini secchi (mi raccomando, di quelli buoni che quando si riprendono tolgono il respiro dal profumo..)
un sedano, due carote e una cipolla (o uno scalogno, fate vobis)
olio e.v.o. e sale q.b.

Pulite e lavate le carote, il sedano e la cipolla. Fate un trito fino fino e mettetelo a soffriggere in una pentola. Mettete i funghi in acqua calda per una decina di minuti, in modo che rinvengano.


Una volta pronti, riduceteli in pezzi un po' più piccoli e aggiungeteli al soffritto. Salate. Lasciate insaporire qualche minuto e aggiungete il farro, che avrete precedentemente sciacquato per benino.

Mescolate e versate l'acqua dei funghi, aggiungete la polpa di pomodoro. Riempite d'acqua una delle due latte e aggiungetela al farro.  Coprite con un coperchio e abbassate la fiamma. Ora occhio, perchè se ogni quindici minuti non lo controllate, si attacca e si brucia. Il farro ci mette circa quaranta minuti per cuocere, ricordatevi di aggiungere altra acqua (o brodo vegetale caldo) se si asciuga troppo (ma senza esagerare, perchè non è una zuppa. Più o meno è la stessa tecnica del risotto, quando l'acqua viene assorbita, ce ne rimetto un po' fino a completa cottura).

Attenti agli gnomi che ne vanno ghiotti!

venerdì 28 ottobre 2011

La carbonara "gialla" dello Cheffalitico


Ahhh, la carbonara dello Cheffalitico. Una vera prelibatezza per pochi eletti. Io non sono un'amante di questa pasta, ma devo dire che come la fa lui è più buona che in molti ristoranti. Certo, magari la prossima volta cerco di fargli trovare gli ingredienti giusti. E magari la prossima volta lo Cheffalitico si fiderà del mio consiglio sulla quantità di spaghetti da buttare giù... Comunque, alla fine ci siamo divertiti....!!! Sono quelle serate con gli amici, quelli vecchi e quelli nuovi, dove c'è un gran casino e tutti condividono l'attesa del piatto, magari bevendo una buona bottiglia di vino (Ma anche due....)


Allora, prima che mi sommergiate di insulti e improperi, fatemi dire che esistono diverse scuole di pensiero sulla carbonara: c'è chi ci mette la cipolla, chi l'aglio, chi niente, chi la panna, chi il latte, chi la vuole nera di pepe, chi assiste spaesato all'eterna lotta tra il rigatone e lo spaghetto, etc.
Il mio amico Cheffalitico la fa così:

giovedì 27 ottobre 2011

Come ti riciclo il broccolo...

Il broccolo, si sa, è croce e delizia per una casalinga sulla via della disperazione come la sottoscritta. In primis, perchè quando l'hai cucinato l'odore si sparge non solo per casa, ma per tutto il condominio. Non basta l'annuale scorta di deodoranti per ambienti a mandarlo via, si insidia nelle narici e non lo levi più. In secundis, è delizia perchè ha un sapore deciso ma al contempo assai versatile e dunque si presta benissimo a diversi miscugli ed esperimenti. Quando te ne è avanzato un poco, ci si può arrischiare nella sperimentazione di paste, risi e sformatini. Siccome del broccolo con le arance me ne è rimasto un po' sul groppone, sarà il caso di provare a sfruttare appieno le potenzialità di questo ortaggio, già ampiamente bistrattato dalla lingua italiana e retrocesso a sinonimo di imbranato, (Ma che broccolo che sei, Sei un broccolo, Non fare il broccolo etc.)

Noi della Lega per la Difesa e la Dignità del Broccolo (LDDB) ci adoperiamo affinchè si ristabilisca e si ripristini l'onore e il rispetto verso questo ortaggio! In particolare se comincia a rattrappirsi e a chiedervi di chiudere la porta quando quando avete finito di armeggiare con la birra..

Ingredienti:
gli avanzi del broccolo
una salsiccia ( odella pancetto, o anche niente che viene buono lo stesso)
200g di pasta (io ho usato le trofie)
un cucchiaio di senape (io c'ho quella in grani...)
uno spicchio d'aglio

Mettete a bollire l'acqua per la pasta. In una padella, fate rosolare uno spicchio d'aglio in camicia (non sbucciato). Fate a pezzetini la salsiccia (che io avevo precedentemente lessato, in modo da sgrassarla un po', ma potete anche farla cuocere direttamente nella padella) e aggiungete il broccolo con le arance avanzato. Aggiungete un cucchiaio di senape in grani e mezza tazza d'acqua. Coprite con un coperchio e fate cuocere a fuoco medio una decina di minuti, mescolando di tanto in tanto. Una volta scolata la pasta, ripassatela nella padella con il condimento. Aggiungete un filo d'olio e servite caldo.

Les jeux sont fait ;-)

martedì 25 ottobre 2011

Minestra di lenticchie

Cari amici della parannanza, oggi niente storie letterarie ma una ricetta che per bontà e tradizione si racconta da sola. La minestra di  lenticchie è infatti un piatto di antichissimo retaggio, che mette allo stesso tavolo giovani e meno giovani grazie a quel gusto inconfondibile e al calore corroborante, perfetto in questi primi giorni di inverno vero, uggioso e umido.

La zuppa di lenticchie mi fa pensare alla vita nei monasteri, ai riti dei conventi, alla spiritualità degli eremi. Ai refettori, ai padri cappuccini disposti tutti intorno ai lunghi tavoli, in semicerchio che pregano a mani giunte, sottovoce, gli occhi bassi nascosti nelle cappe dei loro sai scuri. I cucchiai branditi come spade contro il silenzio del digiuno sopportato e finalmente concluso. La zuppa di lenticchie nel piatto di legno che emana sbuffi di fumo bianco a contatto con il gelo e l'austerità della stanza, le conversazioni sommesse dei confratelli felici di condividere un umile ma onesto piatto di minestra. E che minestra!

Ma basta! Ho promesso.. Niente derive nell'universo del racconto, nessuno sconfinamento dall'argomento principale, off topic no grazie.

Una volta che avete la vostra zuppa, provate ad aggiungerci del riso, garantisco.. è un binomio vincente!!
Fatemi fare una precisazione. Per quanto io ADORI i piatti vegetariani, questo non è uno di quelli. Nel senso che, a dispetto del nome, la minestra di lenticchie necessita di un apporto di maiale... Questo è il trucco delle meravigliose zuppe di legumi (pasta e ceci, pasta e fagioli etc.) che mangiamo nelle osterie di un certo livello. Non si fanno miracoli. Il guanciale è davvero l'ingrediente segreto.

Ingredienti:
500 g di lenticchie di Castelluccio o di Onano
3 gambi di sedano
4 carote
1 cipolla
200g di passata di pomodoro
50g di guanciale
2,5 litri d'acqua calda
olio sale e pepe

Lavate e pulite cipolle carote e sedano. Preparate un trito non troppo fine e soffriggete in una pentola con un poco d'olio. Una volta imbiondito, aggiungete il guanciale e fatelo rosolare per bene. Aggiungete le lenticchie che avrete precedentemente lavato e mescolate. Mettete a scaldare l'acqua e una volta che avrà raggiunto il punto di bollitura, versatela nella pentola con le lenticchie.


Abbassate la fiamma, pepate, coprite e lasciate cuocere per almeno un'ora. Una volta cotto lavorate le lenticchie con un passaverdure di quelli antichi a manovella e raccogliete la purea nella pentola della minestra.


Togliete il guanciale. A seconda della consistenza (più o meno densa) lasciate evaporare l'acqua o aggiungetela. Salate. Servitela calda con una guarnizione di fette di pane tipo Lariano abbrustolite e un filo d'olio e.v.o.
Buona Lenticchia :-)

domenica 9 ottobre 2011

"I" Gnocchi superspeciali di Nenina

Quel sabato a mezzogiorno la Piana di Campo Loionio era inondata da un fiume di luce. Il sole dipingeva di rosso i pomodori e i peperoni coltivati nei campi, con la gelida indolenza di chi non prova mai fretta, ubbidiente solo al costante richiamo delle stagioni. Maria fissava l'aia antistante la sua casa, una vecchia stanberga di pietra e fango, una miseria costata lacrime sudore e sangue ai suoi compianti bisnonni. Nessun rumore proveniva più dalla vecchia porcilaia, nessuna scrofa grufolava di piacere nel fango. Neanche una gallina a becchettare qua e là. L'ultimo maiale rimasto era stato scannato il giorno prima, il suo prezioso sangue raccolto, la carne preparata per essere cotta, la carcassa donata ai corvi e ai cani. Nell'aria satura di un soffocante silenzio, il borbottio delle patate messe a bollire le diede un po' di conforto. Scosse la testa e rientrò in casa, scacciando così le mosche e i cattivi pensieri. Oggi sarebbe stato un giorno di festa. Oggi non avrebbe pianto, non avrebbe ceduto all'ansia e alla paura. Oggi era il giorno degli abbracci e degli arrivederci, dei saluti e delle raccomandazioni. Parenti e amici si sarebbero radunati per allietare la loro partenza.
Lontano. Ecco dove sarebbero andati. In una città vera con i treni e le luci, le macchine e i teatri. Lontana nello spazio e distante nel cuore. Eppure questa lontananza era anche un po' speranza. Un miscuglio di sensazioni, panico e desiderio, le pulsava nello stomaco. Ma lei e Nicola erano alla ricerca di uno scampolo di futuro tutto per loro, del loro personale gnomo della felicità nascosto sotto un cespuglio padano, che ben presto sarebbe saltato fuori, facendogli le capriole tutt'intorno. E questo era abbastanza. 
Le patate erano pronte. La fontana di farina troneggiava al centro del tavolo. Con gesti decisi e fluidi iniziò ad impastare. Il sugo bolliva già da ore, rilasciando nell'aria un profumo intenso di grasso e di piacere. Abile e precisa, Maria preparava gli gnocchi. Non ricordava quando avesse imparato. Movimenti innati, come ridere o camminare, ripetuti sempre uguali nel tempo oggi come ieri, lei come sua madre, sua madre come sua nonna e così via, sino a risalire la corrente del tempo. Si scoprì a sorridere. Neanche il più grigio dei giorni le avrebbe portato via tutto questo, il suo intimo legame con i luoghi dove era cresciuta non sarebbe scomparso nella nebbia. Il ricordo era ormai appuntato sul cuore, un gagliardetto cucito stretto sull'anima. E quando la malinconia dei giorni bui e tristi l'avrebbe assalita, questo talismano fatto di gioia e memoria sarebbe stato scudo e scoglio.
Gli ospiti stavano già arrivando con il loro carico di vino e allegria. Ballando e cantando, mangiando e bevendo, quel vociare festoso avrebbe spazzato via le sue ultime angosce. Il cuore era già più leggero. La sua vita piroettava veloce verso un'avventura piena di scoperte e meraviglie.

-Amò ho scritto l'ultimo post, che ne pensi??-
-Ammazza amò, quanto pathos. M'ero quasi dimenticato che stavamo a parlà de'n piatto de gnocchi..!-
- Troppo pathos dici?-
- Eh sì daje. 'Na pesantezza. Un po' più de brio... Gli gnocchi nun saranno 'n piatto leggero però qua s'esaggera..!!! -
-Ecco, abbiamo trasmesso la critica letteraria della domenica sera...! Però me sa che c'hai raggione...-


Chiedo davvero venia per l'eccesso di pathos. Questa è una ricetta tradizionale della famiglia della dolce Nenina che ce l'ha amorevolmente preparato. Ma questo è anche un post speciale, dedicato ad una persona in particolare. Affinchè quando sarà lontana, nei giorni bui e tristi, abbia sempre la forza di cercare il suo personale gnomo della felicità. In bocca al lupo :-)

Ingredienti per gli gnocchi (6 persone):
1,5 kg di patate (meglio se un po' vecchie)
750 g di farina
una presa di sale fino

Ingredienti per il sugo:
1,2 kg. di spuntature (costine) di maiale
3 bottiglie di passata di pomodoro
3/4 spicchi d'aglio
olio sale e pepe q.b.

Iniziate a preparare il sugo che deve cuocere a lungo.
In una pentola capiente mettete a rosolare a fiamma media/alta gli spicchi d'aglio spellati con un po' d'olio. Una volta soffritti, aggiungete le spuntature e lasciatele andare fino a che non avranno preso un bel colore.


Salatele e pepatele. Aggiungete la passata e allungatela con un paio di tazze d'acqua. Coprite e abbassate la fiamma. Lasciate il coperchio fino a che la salsa non comincerà a bollire. A quel punto scoperchiate la pentola e proseguite la cottura per circa due/tre ore (è importante che cuocia molto e a lungo, altrimenti le spuntature restano dure ammazzate!).



Nel frattempo fate cuocere le patate. Mettetele in una pentola con acqua fredda e lasciatele stare per una quarantina di minuti (dipende dalla dimensione media delle patate. In ogni caso, sono pronte quando la forchetta entra comodamente). Su un tavolo pulito preparate la fontana di farina. Spellate le patate ancora calde (Sì, lo so. Bruciano. Ma se non sono bollenti gli gnocchi non vengono...), passatele con lo schiacciapatate, aggiungete il sale e impastate il composto con movimenti decisi fino a che non sarà ben amalgamato. Alla fine, sarà un unico pezzo di "gnoccone" bello compatto. A questo punto spero che i vostri amici siano arrivati e vi diano una mano nella fase "manuale"... Staccate dallo gnoccone dei pezzi di pasta e con le mani formate tanti tubicini. Con un coltello tagliateli a tocchetti uniformi. Se ne avete voglia, fateli scivolare uno per uno sui rostri di una forchetta, così da creare delle scanalature che trattengano più sugo.

Avete fatto i vostri primi gnocchi superspeciali di Nenina! Mettete a bollire l'acqua e una volta pronta, salatela. Scuotete la farina in eccesso dagli gnocchi e versateli nella pentola (attenti che schizzano!). Quando vengono su, aspettate ancora un paio di minuti e levateli dall'acqua con la schiumarola. Conditeli col sugo.
Gnam.

mercoledì 10 agosto 2011

Fregola ai frutti di mare

Quello che mi piace della fregola è che è pasta, riso e cous cous tutto nello stesso pallino. Tutto in una volta. E che ci sono mille modi di gustarla, pari solo alle mille bellezze della Sardegna, dove i gabbiani volano alti e la macchia profuma di mirto e sale (provare per credere..)

Vi racconto cos'è, la fregola (anche se credo che chiunque sia stato in Sardegna sappia di cosa sto parlando...): è una pasta fatta a mano, ottenuta sfregando la semola di grano duro con l'acqua e trasformandola in minuscole "palline" che vengono poi fatte tostare in forno. Ed è uno dei regali più belli che il popolo sardo ha fatto a tutti noi del Continente.

Perchè con la fregola ci si può giocare un sacco, fa da pasta in incredibili zuppe con le arselle (trad. vongole) o si gusta "risottata" con le meraviglie del mare che avete a disposizione o ancora con dei sughi di carne in pezzi e delle verdure, come se fosse un cous cous. Una tipetta piuttosto eclettica la nostra amica dai mille volti.

Siccome però io quest'anno in Sardegna non vado - uffi - devo ringraziare la mia super amica "Monster" che in un gesto di vera amicizia, me ne ha riportata un bel po'...

E allora, al mercato di Testaccio, ho comprato:

Ingredienti:

500g di fregola sarda a grana grossa
500g di vongole
500g di cozze
3 calamari
4 scampi
2 pomodori s. marzano
1 litro di brodo di pesce (sedano, cipolla, carota, pomodoro, chiodi di garofano, teste e lische di pesce)
vino bianco per sfumare
aglio
prezzemolo
una garza sterile

Mettete a spurgare le vongole in acqua appena salata per un paio d'ore.
In una pentola, mettete un sedano pulito spezzato a metà, un chiodo di garofano, le teste e le lische di pesce che vi sarete fatte dare in pescheria, il pomodoro e la cipolla. Coprite con acqua fredda, un coperchio e lasciate cuocere a fiamma moderata per almeno 45 minuti, ricordandovi di schiacciare ogni tanto le teste per far uscire bene tutti i succhi. Foderate un colino con la garza e filtrate il brodo (io non l'ho salato, in caso aggiustatelo di sale). Tenete il brodo da parte.

Pulite le cozze per bene, grattando le alghette con una spugnetta o un coltello e eliminando il bisso (filamento che spunta dalle valve). In una padella capiente, mettete a rosolare uno spicchio d'aglio. Gettate  le cozze e le vongole, se vi piace aggiungendo qualche grano di pepe nero. Alzate la fiamma e sfumate con il vino, lasciate evaporare l'alcool un paio di minuti e coprite con il coperchio. Scuotete la padella di tanto in tanto, sempre esercitando una leggera pressione sul coperchio. Quando i molluschi si saranno aperti, spegnete il fuoco. Mettete da parte le cozze e le vongole e filtrate il sughetto con il colino foderato di garza. tenetelo da parte. Sgusciate le cozze e le vengole, lasciandone solo qualcuna con il guscio per decorare.


Tagliate a pezzetti i calamari ( che io mi sono fatta pulire dall'amico pescivendolo),e i due pomodori s.marzano. Sgusciate e fate a pezzettoni gli scampi. In una padella, fate rosolare uno spicchio d'aglio. Aggiungete i calamari e gli scampi, lasciateli andare pochi minuti, alzate la fiamma e sfumate con un poco di vino bianco. Una volta evaporato, abbassate la fiamma e aggiungete i s. marzano a pezzetti. Cuocete per circa 6 minuti. Aggiungete la fregola, le cozze e le vongole e il relativo sughetto e iniziate a mescolare. Nel frattempo, riaccendete il brodo e iniziate a versare mestolini di brodo come se fosse un vero e proprio risotto. Una volta cotto, aggiungete il prezzemolo tritato.


Ok, non è proprio la ricetta più veloce del mondo...!
Ricordate di girarla spesso in cottura, sennò rischia di attaccarsi di brutto e soprattutto che questa versione è solo una delle mille, se ne avete altre, postatele qui sotto!

sabato 6 agosto 2011

cheap&chic, paccheri ripieni

Inauguriamo con la ricetta di oggi il filone "cheap & chic", dove a poco prezzo si può fare una gran figura! Il piatto di oggi, paccheri ripieni di sarde e provolone piccante ne è un esempio brillante: il pesce azzurro, a fronte di un prezzo al chilo relativamente basso stupisce i vostri ospiti per gusto e sapore. Il pacchero ripieno è davvero un piatto scenico, scicchissimo, che farà restare i vostri amici a bocca aperta senza incidere sul vostro portafoglio.

Le sarde, pesce povero ma gustosissimo, sposano la dolcezza del provolone piccante, in un connubbio simpatico e originale. Non è un piatto da grande abbuffata, direi che 6-7 paccheri a porzione siano più che sufficienti, ma un primo di classe, adatto a stupire zie, suocere o capiufficio. A causa del gusto deciso, vi consiglio di proseguire con un'insalata fresca racchiusa in cestini di parmigiano, o un'insalata di finocchi affettati sottilissimi con olive e arance.

Ingredienti (dosi per tre persone):

300g di sarde freschissime
250g di provolone piccante
prezzemolo
1 spicchio d'aglio
30g di pecorino
20g di pangrattato
olio sale e pepe q.b

Grattate in un ciotola il provolone con una grattugia a fori grossi. Lavate e asciugate le foglie del prezzemolo (lasciatene un terzo per dopo), fate a tocchetti lo spicchio d'aglio e sminuzzateli su un tagliere con l'ausilio della mezzaluna. Nel frattempo pulite le sarde: staccate la testa dal corpo, tirate fuori le interiora e apritele a libretto, togliete la lisca centrale e separate i due filetti, facendo attenzione a togliere lische o squame. Mettetele in una ciotala man mano che le pulite. Lavatele e asciguatele. Spezzettate i filetti di sarde nella ciotola con il provolone, aggiungete il trito di aglio e prezzemolo, il sale e il pepe, e impastata fino a che il composto non si sarà ben amalgamato (se vi piace, provate ad aggiungere un cucchiaio di scorza di limone grattugiata finissima)

Mettete i paccheri a cuocere in abbondante acqua bollente salata. Nel frattempo, grattate il pecorino, mischiatelo con il pangrattato e il prezzemolo rimasto.
Scolate i paccheri ancora molto al dente, dopo circa 6 minuti. Adagiateli su un canovaccio (trad. strofinaccio) pulito e cominciate a riempirli uno ad uno con il composto di sarde.



Una volta riempiti, riponeteli in una teglia foderata con carta da forno bagnata e strizzata (aderirà meglio alla teglia e non brucerà in cottura). Ricopriteli con il miscuglio di pecorino pangrattato e prezzemolo e completate con un filo d'olio.


Metteteli in forno preriscaldato a 200°C per almeno 10 minuti, poi controllate il grado di cottura in base ai vostri gusti e facendo attenzione che il ripieno non si asciughi troppo. servite in un piatto piano, con una guranizione di pomodori tagliati a pezzetti o con delle fettine di limone.


La vostra cena può cominciare!

mercoledì 13 luglio 2011

Spaghetti al Pomodoro e Basilico: un rossissimo evergreen

Viva la pappa pappa, col popopopopopomodoro, viva la pappa pappa che è un capopopopopolavoro...
Di tutti gli intingoli più o meno complicati, di tutti i sapori più o meno esotici, niente ti "arricrea" più di un piatto di spaghetti al pomodoro e basilico. Per una cena con gli amici, informale e rilassata, questo piatto può diventare principe della serata: leggero, gustoso e piacevole.
Sebbene questo sia la ricetta più semplice al mondo, proprio per questo necessità di due accortezze:
1) il sugo deve essere RIGOROSAMENTE fresco o, come dico io, fatto con i pomodori veri
2) lo spaghetto deve essere di ottima qualità, soprattutto deve essere al dente (quindi non vi distraete dopo aver buttato la pasta, niente smalto, aspirapolvere o sudoku. Vi voglio belli concentrati!)
Ora, ovviamente, il trucco sta tutto nella preparazione della salsa (confido che la cottura degli spaghetti sia un'operazione già acquisita):

Ingredienti:
2 kg di pomodori rossi da sugo
un mazzetto di basilico
olio extravergine
1 cipolla rossa
sale
In una pentola capiente, mettete acqua sufficiente a coprire i pomodori e mettetela a bollire. Nel frattempo lavate bene bene i pomodori e fate un piccolo taglio a X sul "retro" del pomodoro.


Quando l'acqua bolle, tuffateci dentro i pomodori e lasciateli sbollentare per almeno 6 minuti.


Scolateli, passateli sotto l'acqua fredda e, partendo dall'incisione a X, spellateli.


Togliete il picciolo duro, riduceteli grossolanamente a pezzi e passateli nel passaverdure. Girate fino a che tutta la polpa non sarà passata e raccoglietela in una cuccuma (trad. scodella, ciotola).


Spellate e affettate sottile sottile la cipolla. In una pentola, mettete un filo d'olio e fate imbiondire a fuoco dolce la cipolla. Quando il soffritto sarà pronto, aggiungete i pomodori passati, mettete il fuoco basso basso. Quando il sugo comincia a bollire, aggiungete le foglie di basilico Fate cuocere per ALMENO due ore. Quando si sarà ristretto e l'acqua dei pomodori sarà completamente evaporata, salate.
Questa ricetta è comoda perchè il sugo lo potete cuocere quando vi pare, surgelarlo ( il surgelamento qui è ammesso!), e averlo sempre a portata di mano se vi capitano amici improvvisi a cena!

Una volta che avrete preso confidenza con la ricetta base del sugo, dateci sotto di fantasia! Ad esempio, aggiungendo le melenzane fritte e la ricotta salate, avrete una meravigliosa pasta alla Norma...

Enjoy!

PS: se gli spaghetti sono per voi praticamente una religione, forse siete inconsapevoli seguaci del pastafarianesimo

martedì 12 luglio 2011

pasta al pesto di rucola mandorle e pomodori secchi, una trita tentazione

Non c'è fine alla desolazione di un frigo il martedì se il sabato hai mancato l'appuntamento settimanale con il supermercato... Ma su col morale, anche se a prima vista lo sconforto ti spinge a chiamare il pizzettaio sotto casa, con un po' di immaginazione è possibile assemblare una pasta supergustosa (e a farla ci vuole meno che ad aspettare l'omino della pizza). Ecco la mia ricetta della pasta al pesto di rucola, mandorle e pomodori secchi:

Ingredienti:
rucola circa 60g.
mandorle 50g.
6 pomodori secchi sott'olio
2 cucchiai di parmigiano
pasta tipo mezze maniche 200g.
olio extravergine d'oliva
sale e pepe q.b

Mettete la rucola, i pomodori secchi, le mandorle e il parmigiano nel mixer. Frullate il tutto e aggiungete l'olio fino a quando il composto non diventerà morbido e cremoso (c'è a chi piace più grossolano,a chi più fine, in base ai gusti decidete quando smettere di frullare). Mettete l'acqua per la pasta sul fuoco, quando bolle salate e buttate la pasta. Una volta cotta al dente, scolate e condite con il pesto.

Se siete amanti della ricotta (e ne siete provvisti!) provate questa variante: prima di salare l'acqua della pasta, toglietene due cucchiai. Lavorate con una forchetta 60g. di ricotta con l'acqua, fino ad ottenere una crema, poi aggiungete il pesto e infine condite la pasta. Buon appetito :-)