Cari amici della rosolatura, oggi un bel piatto di riciclo che non guasta mai! Con questo freddo, certamente qualcuno di voi si è cimentato nella preparazione di un corroborante brodo di carne, magari servito con dei tortellini.. E come biasimarvi! Questo è un classicone invernale da tempo immemorabile, dunque pollici alzati per la scelta. Ora però, che fare di quel meraviglioso lesso avanzato? Se non siete amanti della senape o della carne bollita, se i vostri bambini vi hanno chiaramente fatto intendere che quella carne lì non la mangeranno mai visto che è brutta, scura e magari con un po' di nervetti, io ho la soluzione a portata di mano. Care mamme, riciclate il lesso facendolo diventare polpette! Nessun bimbo che si rispetti è infatti in grado di resistere al gusto e alla sferica forma delle palline di carne, neanche il più capriccioso. E fatele al sugo, così poi ci potete condire il riso o la pasta :-) Vi avverto però, non sono per niente una roba leggera, anzi...!
Per i puri di cuore, il mio ultimo racconto in calce al post (come dice il mio fidanzato, finalmente un po' d'azione in queste tue storie...!)
Piccola guida di sopravvivenza alla cena con ospiti. Con un retrogusto letterario. Check out our English Version!
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domenica 12 febbraio 2012
mercoledì 11 gennaio 2012
Abbracci energici
Il Comandante Jeek osservava la brulla pianura che circondava il campo base. Da quando era atterrato con la sua nave esploratrice sul pianeta Flet non c'era giorno in cui la desolazione dell'ambiente circostante non lo costringesse a riflettere sulla validità della propria missione. Eppure un modo doveva pur esserci, un sistema in grado di rendere abitabile questa luna dimenticata dalle carte astrali, che consentisse alla popolazione terrestre di ricominciare una nuova vita lontano dalle conseguenze catastrofiche delle esplosioni solari, violente eruzioni atomiche che stavano velocemente rendendo la Terra inospitale e inadatta alla vita biologica. Il pianeta Flet era stato individuato come possibile alternativa. L'atmosfera simile alla terra, la presenza di ghiacciai e di giacimenti di terriccio organico avevano convinto gli scienziati del programma Rebirth a tentare una missione esplorativa. Il Comandante Jeek, noto alle forze astromilitari per aver brillantemente compiuto delicate operazioni di salvataggio nella galassia di Orione, era stato scelto per guidare un drappello di uomini e verificare se il luogo prescelto rispondesse alle esigenze primarie della civiltà umana. Prima di partire, il Direttore del Programma gli aveva consegnato una lista di condizioni da verificare. Seduto alla sua scrivania nella cabina di comando del modulo interstellare con cui erano atterrati, il comandante spuntava questa insolita "to do list": presenza di acqua (ce l'ho); temperatura esterna compressa tra 0°C e 38°C (ce l'ho); assenza di forme di vita multicellulari (ce l'ho.. non c'è manco un accidenti di lombrico qui..); presenza di metalli pesanti (ce l'ho.. il tenente Split mi ha confermato un giacimento ferroso non lontano dal campo); presenza di fonti di energia. E qui cascava l'asino. Erano ventisette giorni terrestri che la squadra del Comandante Jeek cercava una qualsiasi fonte d'energia su quella maledettissima luna. Invano. Nè fiumi, nè venti. Niente di niente, nemmeno ricorrendo a forme di produzione archeologiche come il carbone o il petrolio. In nessuna delle rilevazioni eseguite era stata trovata traccia di idrocarburi. I soli che illuminavano debolmente la crosta di Flet non bastavano a generare abbastanza kilowatt per garantire l'efficacia energetica all'intera popolazione terrestre. E l'opzione nucleare non era percorribile, troppo pericolosa, troppo simili alle eruzioni solari le conseguenze di un'esplosione del reattore. No. C'era bisogno di qualcos'altro. Un sistema in grado di produrre energia pulita, economica, rinnovabile. Questa era la sfida che il Comandante Jeek attendeva di vincere da ventisette lunghissimi giorni. Il morale della squadra era finito inevitabilmente sotto gli stivali protettivi della tuta regolamentare. E anche lui cominciava a sentire strisciare il senso d'inutilità. La delusione per non aver trovato una nuova casa serpeggiava nei suoi pensieri più profondi. Restavano solo tre giorni, poi sarebbero dovuti rientrare. A mani vuote, a testa bassa. Sapeva che il Direttore contava su di lui. Sapeva che il tempo stringeva, che ogni ora passata sulla crosta terrestre comportava perdite umane esponenziali. Pensò ai suoi figli, ancora al sicuro nel bunker di Nuova Yorg, e al tipodi futuro che gli avrebbe lasciato in eredità. Cercò di scacciare l'immagine dei corpi straziati dalle radiazioni come si fà con una mosca pedante, si passò le mani sul volto e decise di unirsi agli uomini sottocoperta. Raggiunta la sala ricreativa, si accorse che la temperatura all'interno della stanza era maggiore di diversi gradi. Vide gli uomini, le gote arrossate dal rum, seduti stretti stretti sulle panche. Fu come un'illuminazione. Un'idea pazza e geniale gli balenò nel cervello: il corpo umano produce calore e dato che il calore è una forma di energia, forse è possibile sfruttare quel calore come fonte ausiliaria. Se fosse stato possibile collegare le persone mentre dormivano, mentre si abbracciavano, mentre facevano l'amore, ad una macchina in grado di convogliare e convertire in elettricità i loro trentasei gradi corporei, forse ce l'avrebbero fatta. Era folle, era insensato ed era l'ultima speranza del genere umano. Corse via dalla sala, lasciando gli uomini interdetti con i bicchieri ancora mezzi alzati per il brindisi in onore del loro Comandante. Con il primo sorriso dopo molti giorni grigi spedì un messaggio alla Stazione Rebirth. Da lì a poche ore, gli scienziati iniziarono a lavorare su un progetto Top Secret denominato "Abbracci Energici". Con la tecnologia a disposizione, avrebbero sviluppato una tutina in tessuto in grado di trattenere e convertire il calore umano in poche settimane. L'era di Flet poteva cominciare.
domenica 8 gennaio 2012
Sformato bicolore di carote e broccoli
Cari amici dei fornelli, dopo lungo rimuginare ho deciso di creare un'apposita sezione del blog dedicato ai racconti. Quando ho iniziato l'avventura di In cucina con Claudia, tutto mi sarei immaginata tranne l'eventualità che questo spazio potesse diventare una specie di cucina/fucina dell'immaginazione, dove tra finocchi e pancetta facessero capolino anche personaggi, storie e avventure Erano passati dieci lunghissimi anni dall'ultima volta che avevo scritto un racconto.
domenica 13 novembre 2011
Risotto zucca e gorgonzola.
Al Gran Consiglio delle Cucurbitacee, l'atmosfera era carica di tensione. Lungo il tavolo scuro, le Onorevoli ZuccheMinistro, espressione democratica degli ortaggi di stagione, continuavano a scambiarsi sguardi nervosi, in attesa che il Presidente del Consiglio, Zucca Pelata, esponesse loro la situazione. Sui mercati internazionali, i cavoletti di Bruxelles, i crauti di Bonn e i ravanelli parigini spingevano affinchè l'Orto italico prendesse decisioni rapide e incisive per fronteggiare la crisi dei vermetti, che ormai da qualche tempo metteva in difficoltà tutte le economie degli orti comunitari. La scarsità di vermetti nei terreni, infatti, toglieva ossigeno alle verdure, rendeva la terra dura e asfittica e le riserve statali non erano più in grado di far fronte alle richieste di concime.
Zucca Pelata le aveva provate tutte per risollevare le sorti del proprio Orto: battute esilaranti, il suo famoso savoir faire e un tocco di machismo non erano tuttavia serviti. Alla situazione esterna già di per sè estremamente preoccupante, si erano aggiunti gli scandali interni, sobillati da maldicenti rape bolsceviche e portati avanti nei tribunali occupati dai famigerati peperoni rossi. Una vicenda di adescamento di bruscolini, zucche minorenni ma sode che lo avevano accusato di aver subito delle avances presso la sua residenza ufficiale, lo aveva definitivamente affossato, privandolo del bel pigmento arancione che ne aveva da sempre caratterizzato la polpa. Il colpo di grazia era arrivato quando un drappello di zucchine verdi lo aveva tradito sugli scranni parlamentari.
- Carissimi Colleghi, l'era delle Zucche termina oggi. Rassegnerò stasera le mie dimissioni e lascerò al Presidente della Repubblica dell'Orto il compito di formare un nuovo governo - Disse Zucca Pelata.
Un fremito di paura percorse la scorza bitorzoluta degli ZuccaMinistri. - E adesso? Chi ci guiderà? Come potremo continuare a curare i nostri orticelli personali?? - chiesero gli Onorevoli in coro. All'improvviso la porta della Sala iniziò a vibrare violentemente e si spalancò. L'ombra del grande Cetriolo calò sulle teste attonite dei Ministri. Subito zittiti dalla caratura internazionale di questo cetriolone, le Zucche iniziarono a tremare di spavento. A chi sarebbe toccato per primo?
Come dice la mia amica Angie, speriamo che da oggi le zucche siano solo nel risotto e mai più nel governo!!! E speriamo che questo bocconiano in arrivo prenda provvedimenti equi e giusti, perchè è vero che tanto a chi tocca n'se ngrugna però dipende pure dalle dimensioni e ho il sentore che questo sarà un grande cetriolone.... :-)
Ingredienti per 3 persone:
400 g di polpa di zucca
100g di gorgonzola piccante
due pugni di riso a testa + uno per la pentola (in questo caso, 7 pugni)
uno scalogno
un mazzetto di prezzemolo
una cipolla un sedano una carota e un chiodo di garofano per il brodo
una noce di burro
parmigiano
un dito di vino bianco
sale e pepe q.b.
Mettete su il brodo come spiegato nella ricetta dello Stinco .
Tagliate a rondelle sottili lo scalogno e fatelo stufare dolcemente in una pentola con la noce di burro. Tritate al mixer la zucca e aggiungetela allo scalogno, sfumate col vino, salate pepate e lasciate cuocere a fuoco medio per una decina di minuti.
Versate il riso e girate per far insaporire. Aggiungete via via mesotlini di brodo caldo finchè il riso non sarà al dente. Tagliate a pezzetti il gorgonzola, spengete il fuoco e mantecate il gorgonzola al risotto. Aggiungete il prezzemolo tritato e una macinata di pepe. Coprite e lasciate riposare due tre minuti. Servite caldo caldo.
sabato 22 ottobre 2011
Broccolo romano con acciughe, arance e olive nere
Samir non contava le cassette di plastica ammucchiate al limite del campo di arance. Per lui, cresciuto nel bel mezzo di una terra brulla e spaccata dal sole, lo spettacolo delle chiome verdi e folte che si stendevano fino a tuffarsi nel mare era la conferma che il buon Profeta non poteva essersi sbagliato. Ombrosi e freschi, gli alberi dai grossi frutti arancioni apparivano come il segno luminoso dell'esistenza di un Dio buono e giusto, attento ai bisogni delle sue fragili creature. Era la prima volta per Samir. Il suo battesimo del campo. Ed era contento, perchè quando il capo aveva accostato il suo furgoncino alla piazzola dove aspettava insieme agli altri suoi connazionali, tutti uomini grandi e forti, tutti in silenzio e in attesa di un cenno, lui era stato fra i primi ad essere scelto. Certo, a voler essere davvero onesti, non è che poi gli altri avessere una così gran bella cera. A guardar bene in quei volti scavati dal sole e dalla fatica, un occhio esperto avrebbe notato i segni di una prostrazione fisica già in corso. Da almeno due mesi, una brutta tosse falcidiava metà dei migranti che abitavano nella ex fabbrica Darelli, glorioso simbolo della rinascita industriale negli anni della Ripresa, ora ridotto a bivacco per disperati.
Troppo vecchio per essere affittato, troppo nuovo per essere trasformato in uno di quei monumenti di archeologia industriale tanto cari all'intellighenzia radical chic, l'edificio era stato da tempo abbandonato dai vecchi proprietari. Che poi, anche volendo, di intellighenzia radical chic non è che ce ne fosse molta, lì a Spituzza di Sarno. Così, pian pianino, dopo le scorribande dei teppisti che ne avevano sfasciato i vetri, dopo gli uggiolii dei cani randagi che si erano accoppiati all'ombra delle presse, dopo le incursioni dei ratti che avevano rosicchiato e defecato ovunque ne fosse valsa la pena, anche gli uomini venuti dall'altra parte del mare avevano iniziato a prendere possesso di quel che rimaneva della struttura. Armati di speranza, lamiere e teli di plastica avevano in poco tempo riadattato la fabbrica alle sopravvenute esigenze di dormitorio. Radio Bracciante aveva sparso la voce di campo in campo e dai trenta che erano, gli abitanti del rifugio erano divenuti centoquaranta, con tutto il casino annesso e connesso, litigi, urla, risate e scuregge.
Anche Samir vive lì. Anche Samir senza acqua, nè cessi, nè luce. Ma in fondo neanche gli importa. Lo avevano scelto. Per le seguenti dieci ore sarebbe stato nel campo. Avrebbe guadagnato la sua prima paga in valuta straniera. Due fogli rosa da dieci tutti per sè, un foglio verde da cinque da dare al suo "caposquadra". Respirò a fondo l'odore del mare mischiato con il profumo degli agrumi e ringraziò Allah per la sua misericordia. Poi la voce del padrone gridò gli ordini. Ognuno di loro, cassetta alla mano, iniziò la giornata. Un' arancia, poi un'altra, attenti a non spezzare i rami. I più esperti intenti a misurare i gesti per conservare le energie in vista del pomeriggio. Samir immaginò lo sguardo fiero di sua madre, gli occhi scuri rigati di lacrime e orgoglio per quel figlio avventuriero diretto in terra lontana. Le avrebbe mandato i soldi per comprare zanzariere e medicine, per cambiare il destino dei suoi fratelli più piccoli. Nessuno sarebbe rimasto deluso. Si tirò su le maniche sdrucite della maglia fina e cominciò a raccogliere. Le vesciche in agguato sotto i palmi scuri delle mani.
Le arance sono il frutto del sole, le arance sono benedette dalla terra e dal mare. Questa è una storia di fantasia, ma poi mica tanto. Da qualche parte nelle nostre campagne c'è un Samir appena arrivato pronto a spaccarsi la schiena per due lire. Faticose, ma oneste. Come la terra. Come il sudore. A lui, e a chi come lui italiano o straniero è alla ricerca di un lavoro, qualunque esso sia, va il mio pensiero. Che possa trovare ciò che sta cercando.
- Amò ma che di nuovo?!?, è un blog di cucina mica il muro del pianto.. Manco Report me la fa prende' così a male!-
- Ma no scusa è una storia bella questa.. alla fine lui c'ha uno scopo, un obiettivo per cui vale la pena vivere, una speranza da inseguire -
- Amò te dico solo che PollyAnna, Candy Candy e l'ape Maya insieme facevano meno tristezza.. Te la giochi col libro Cuore e co' Incompreso -
Non sono d'accordo con il mio Emo, questo è un racconto di speranza! Ecco.
Comunque, dispute letterarie a parte, la ricetta di oggi mi piace un sacco perchè è colorata e allegra, con uno dei miei ortaggi invernali preferiti, il broccolo romano (quello a forma piramidale, con le cimette verdi e compatte). E non potevano mancare le arance e le olive, che danno quel tocco agrodolce rendendo il tutto molto ma molto più interessante.
Ingredienti:
un broccolo romano intero (è fresco quando le cime sono compatte e verde brillante)
due arance
una quindicina di olive nere di gaeta
3 filetti di acciughe sott'olio
olio sale e pepe q.b.
Togliete le foglie alla base del broccolo e con un coltello separate le cimette dal gambo. Lavatele e mettetele a cuocere nella vaporiera. Nel frattempo tagliate la buccia delle arance. Spellatele al vivo infilando la lama del coltello nella pellicina per prelevare solo la polpa.
Mettete in una ciotola gli spicchi che avete ricavato. Aggiungete le olive nere denocciolate (schiacciate con un batticarne o con le dita). Condite con l'olio il sale e il pepe. Se vi piace, aggiungete il succo di mezza arancia. Sciacquate le acciughe e fatele a piccoli pezzetti. Unitele alle arance. Quando il broccolo è cotto (circa dieci minuti) stemperatelo in acqua ghiacciata, in modo che conservi un colore brillante e resti croccante. Unite le cime del broccolo al resto e mescolate. Se serve, aggiungete un altro poco d'olio.
Troppo vecchio per essere affittato, troppo nuovo per essere trasformato in uno di quei monumenti di archeologia industriale tanto cari all'intellighenzia radical chic, l'edificio era stato da tempo abbandonato dai vecchi proprietari. Che poi, anche volendo, di intellighenzia radical chic non è che ce ne fosse molta, lì a Spituzza di Sarno. Così, pian pianino, dopo le scorribande dei teppisti che ne avevano sfasciato i vetri, dopo gli uggiolii dei cani randagi che si erano accoppiati all'ombra delle presse, dopo le incursioni dei ratti che avevano rosicchiato e defecato ovunque ne fosse valsa la pena, anche gli uomini venuti dall'altra parte del mare avevano iniziato a prendere possesso di quel che rimaneva della struttura. Armati di speranza, lamiere e teli di plastica avevano in poco tempo riadattato la fabbrica alle sopravvenute esigenze di dormitorio. Radio Bracciante aveva sparso la voce di campo in campo e dai trenta che erano, gli abitanti del rifugio erano divenuti centoquaranta, con tutto il casino annesso e connesso, litigi, urla, risate e scuregge.
Anche Samir vive lì. Anche Samir senza acqua, nè cessi, nè luce. Ma in fondo neanche gli importa. Lo avevano scelto. Per le seguenti dieci ore sarebbe stato nel campo. Avrebbe guadagnato la sua prima paga in valuta straniera. Due fogli rosa da dieci tutti per sè, un foglio verde da cinque da dare al suo "caposquadra". Respirò a fondo l'odore del mare mischiato con il profumo degli agrumi e ringraziò Allah per la sua misericordia. Poi la voce del padrone gridò gli ordini. Ognuno di loro, cassetta alla mano, iniziò la giornata. Un' arancia, poi un'altra, attenti a non spezzare i rami. I più esperti intenti a misurare i gesti per conservare le energie in vista del pomeriggio. Samir immaginò lo sguardo fiero di sua madre, gli occhi scuri rigati di lacrime e orgoglio per quel figlio avventuriero diretto in terra lontana. Le avrebbe mandato i soldi per comprare zanzariere e medicine, per cambiare il destino dei suoi fratelli più piccoli. Nessuno sarebbe rimasto deluso. Si tirò su le maniche sdrucite della maglia fina e cominciò a raccogliere. Le vesciche in agguato sotto i palmi scuri delle mani.
Le arance sono il frutto del sole, le arance sono benedette dalla terra e dal mare. Questa è una storia di fantasia, ma poi mica tanto. Da qualche parte nelle nostre campagne c'è un Samir appena arrivato pronto a spaccarsi la schiena per due lire. Faticose, ma oneste. Come la terra. Come il sudore. A lui, e a chi come lui italiano o straniero è alla ricerca di un lavoro, qualunque esso sia, va il mio pensiero. Che possa trovare ciò che sta cercando.
- Amò ma che di nuovo?!?, è un blog di cucina mica il muro del pianto.. Manco Report me la fa prende' così a male!-
- Ma no scusa è una storia bella questa.. alla fine lui c'ha uno scopo, un obiettivo per cui vale la pena vivere, una speranza da inseguire -
- Amò te dico solo che PollyAnna, Candy Candy e l'ape Maya insieme facevano meno tristezza.. Te la giochi col libro Cuore e co' Incompreso -
Non sono d'accordo con il mio Emo, questo è un racconto di speranza! Ecco.
Comunque, dispute letterarie a parte, la ricetta di oggi mi piace un sacco perchè è colorata e allegra, con uno dei miei ortaggi invernali preferiti, il broccolo romano (quello a forma piramidale, con le cimette verdi e compatte). E non potevano mancare le arance e le olive, che danno quel tocco agrodolce rendendo il tutto molto ma molto più interessante.
Ingredienti:
un broccolo romano intero (è fresco quando le cime sono compatte e verde brillante)
due arance
una quindicina di olive nere di gaeta
3 filetti di acciughe sott'olio
olio sale e pepe q.b.
Togliete le foglie alla base del broccolo e con un coltello separate le cimette dal gambo. Lavatele e mettetele a cuocere nella vaporiera. Nel frattempo tagliate la buccia delle arance. Spellatele al vivo infilando la lama del coltello nella pellicina per prelevare solo la polpa.
Mettete in una ciotola gli spicchi che avete ricavato. Aggiungete le olive nere denocciolate (schiacciate con un batticarne o con le dita). Condite con l'olio il sale e il pepe. Se vi piace, aggiungete il succo di mezza arancia. Sciacquate le acciughe e fatele a piccoli pezzetti. Unitele alle arance. Quando il broccolo è cotto (circa dieci minuti) stemperatelo in acqua ghiacciata, in modo che conservi un colore brillante e resti croccante. Unite le cime del broccolo al resto e mescolate. Se serve, aggiungete un altro poco d'olio.
domenica 9 ottobre 2011
"I" Gnocchi superspeciali di Nenina
Quel sabato a mezzogiorno la Piana di Campo Loionio era inondata da un fiume di luce. Il sole dipingeva di rosso i pomodori e i peperoni coltivati nei campi, con la gelida indolenza di chi non prova mai fretta, ubbidiente solo al costante richiamo delle stagioni. Maria fissava l'aia antistante la sua casa, una vecchia stanberga di pietra e fango, una miseria costata lacrime sudore e sangue ai suoi compianti bisnonni. Nessun rumore proveniva più dalla vecchia porcilaia, nessuna scrofa grufolava di piacere nel fango. Neanche una gallina a becchettare qua e là. L'ultimo maiale rimasto era stato scannato il giorno prima, il suo prezioso sangue raccolto, la carne preparata per essere cotta, la carcassa donata ai corvi e ai cani. Nell'aria satura di un soffocante silenzio, il borbottio delle patate messe a bollire le diede un po' di conforto. Scosse la testa e rientrò in casa, scacciando così le mosche e i cattivi pensieri. Oggi sarebbe stato un giorno di festa. Oggi non avrebbe pianto, non avrebbe ceduto all'ansia e alla paura. Oggi era il giorno degli abbracci e degli arrivederci, dei saluti e delle raccomandazioni. Parenti e amici si sarebbero radunati per allietare la loro partenza.
Lontano. Ecco dove sarebbero andati. In una città vera con i treni e le luci, le macchine e i teatri. Lontana nello spazio e distante nel cuore. Eppure questa lontananza era anche un po' speranza. Un miscuglio di sensazioni, panico e desiderio, le pulsava nello stomaco. Ma lei e Nicola erano alla ricerca di uno scampolo di futuro tutto per loro, del loro personale gnomo della felicità nascosto sotto un cespuglio padano, che ben presto sarebbe saltato fuori, facendogli le capriole tutt'intorno. E questo era abbastanza.
Le patate erano pronte. La fontana di farina troneggiava al centro del tavolo. Con gesti decisi e fluidi iniziò ad impastare. Il sugo bolliva già da ore, rilasciando nell'aria un profumo intenso di grasso e di piacere. Abile e precisa, Maria preparava gli gnocchi. Non ricordava quando avesse imparato. Movimenti innati, come ridere o camminare, ripetuti sempre uguali nel tempo oggi come ieri, lei come sua madre, sua madre come sua nonna e così via, sino a risalire la corrente del tempo. Si scoprì a sorridere. Neanche il più grigio dei giorni le avrebbe portato via tutto questo, il suo intimo legame con i luoghi dove era cresciuta non sarebbe scomparso nella nebbia. Il ricordo era ormai appuntato sul cuore, un gagliardetto cucito stretto sull'anima. E quando la malinconia dei giorni bui e tristi l'avrebbe assalita, questo talismano fatto di gioia e memoria sarebbe stato scudo e scoglio.
Gli ospiti stavano già arrivando con il loro carico di vino e allegria. Ballando e cantando, mangiando e bevendo, quel vociare festoso avrebbe spazzato via le sue ultime angosce. Il cuore era già più leggero. La sua vita piroettava veloce verso un'avventura piena di scoperte e meraviglie.
-Amò ho scritto l'ultimo post, che ne pensi??-
-Ammazza amò, quanto pathos. M'ero quasi dimenticato che stavamo a parlà de'n piatto de gnocchi..!-
- Troppo pathos dici?-
- Eh sì daje. 'Na pesantezza. Un po' più de brio... Gli gnocchi nun saranno 'n piatto leggero però qua s'esaggera..!!! -
-Ecco, abbiamo trasmesso la critica letteraria della domenica sera...! Però me sa che c'hai raggione...-
Chiedo davvero venia per l'eccesso di pathos. Questa è una ricetta tradizionale della famiglia della dolce Nenina che ce l'ha amorevolmente preparato. Ma questo è anche un post speciale, dedicato ad una persona in particolare. Affinchè quando sarà lontana, nei giorni bui e tristi, abbia sempre la forza di cercare il suo personale gnomo della felicità. In bocca al lupo :-)
Ingredienti per gli gnocchi (6 persone):
1,5 kg di patate (meglio se un po' vecchie)
750 g di farina
una presa di sale fino
Ingredienti per il sugo:
1,2 kg. di spuntature (costine) di maiale
3 bottiglie di passata di pomodoro
3/4 spicchi d'aglio
olio sale e pepe q.b.
Iniziate a preparare il sugo che deve cuocere a lungo.
In una pentola capiente mettete a rosolare a fiamma media/alta gli spicchi d'aglio spellati con un po' d'olio. Una volta soffritti, aggiungete le spuntature e lasciatele andare fino a che non avranno preso un bel colore.
Salatele e pepatele. Aggiungete la passata e allungatela con un paio di tazze d'acqua. Coprite e abbassate la fiamma. Lasciate il coperchio fino a che la salsa non comincerà a bollire. A quel punto scoperchiate la pentola e proseguite la cottura per circa due/tre ore (è importante che cuocia molto e a lungo, altrimenti le spuntature restano dure ammazzate!).
Nel frattempo fate cuocere le patate. Mettetele in una pentola con acqua fredda e lasciatele stare per una quarantina di minuti (dipende dalla dimensione media delle patate. In ogni caso, sono pronte quando la forchetta entra comodamente). Su un tavolo pulito preparate la fontana di farina. Spellate le patate ancora calde (Sì, lo so. Bruciano. Ma se non sono bollenti gli gnocchi non vengono...), passatele con lo schiacciapatate, aggiungete il sale e impastate il composto con movimenti decisi fino a che non sarà ben amalgamato. Alla fine, sarà un unico pezzo di "gnoccone" bello compatto. A questo punto spero che i vostri amici siano arrivati e vi diano una mano nella fase "manuale"... Staccate dallo gnoccone dei pezzi di pasta e con le mani formate tanti tubicini. Con un coltello tagliateli a tocchetti uniformi. Se ne avete voglia, fateli scivolare uno per uno sui rostri di una forchetta, così da creare delle scanalature che trattengano più sugo.
Avete fatto i vostri primi gnocchi superspeciali di Nenina! Mettete a bollire l'acqua e una volta pronta, salatela. Scuotete la farina in eccesso dagli gnocchi e versateli nella pentola (attenti che schizzano!). Quando vengono su, aspettate ancora un paio di minuti e levateli dall'acqua con la schiumarola. Conditeli col sugo.
Gnam.
Lontano. Ecco dove sarebbero andati. In una città vera con i treni e le luci, le macchine e i teatri. Lontana nello spazio e distante nel cuore. Eppure questa lontananza era anche un po' speranza. Un miscuglio di sensazioni, panico e desiderio, le pulsava nello stomaco. Ma lei e Nicola erano alla ricerca di uno scampolo di futuro tutto per loro, del loro personale gnomo della felicità nascosto sotto un cespuglio padano, che ben presto sarebbe saltato fuori, facendogli le capriole tutt'intorno. E questo era abbastanza.
Le patate erano pronte. La fontana di farina troneggiava al centro del tavolo. Con gesti decisi e fluidi iniziò ad impastare. Il sugo bolliva già da ore, rilasciando nell'aria un profumo intenso di grasso e di piacere. Abile e precisa, Maria preparava gli gnocchi. Non ricordava quando avesse imparato. Movimenti innati, come ridere o camminare, ripetuti sempre uguali nel tempo oggi come ieri, lei come sua madre, sua madre come sua nonna e così via, sino a risalire la corrente del tempo. Si scoprì a sorridere. Neanche il più grigio dei giorni le avrebbe portato via tutto questo, il suo intimo legame con i luoghi dove era cresciuta non sarebbe scomparso nella nebbia. Il ricordo era ormai appuntato sul cuore, un gagliardetto cucito stretto sull'anima. E quando la malinconia dei giorni bui e tristi l'avrebbe assalita, questo talismano fatto di gioia e memoria sarebbe stato scudo e scoglio.
Gli ospiti stavano già arrivando con il loro carico di vino e allegria. Ballando e cantando, mangiando e bevendo, quel vociare festoso avrebbe spazzato via le sue ultime angosce. Il cuore era già più leggero. La sua vita piroettava veloce verso un'avventura piena di scoperte e meraviglie.
-Amò ho scritto l'ultimo post, che ne pensi??-
-Ammazza amò, quanto pathos. M'ero quasi dimenticato che stavamo a parlà de'n piatto de gnocchi..!-
- Troppo pathos dici?-
- Eh sì daje. 'Na pesantezza. Un po' più de brio... Gli gnocchi nun saranno 'n piatto leggero però qua s'esaggera..!!! -
-Ecco, abbiamo trasmesso la critica letteraria della domenica sera...! Però me sa che c'hai raggione...-
Chiedo davvero venia per l'eccesso di pathos. Questa è una ricetta tradizionale della famiglia della dolce Nenina che ce l'ha amorevolmente preparato. Ma questo è anche un post speciale, dedicato ad una persona in particolare. Affinchè quando sarà lontana, nei giorni bui e tristi, abbia sempre la forza di cercare il suo personale gnomo della felicità. In bocca al lupo :-)
Ingredienti per gli gnocchi (6 persone):
1,5 kg di patate (meglio se un po' vecchie)
750 g di farina
una presa di sale fino
Ingredienti per il sugo:
1,2 kg. di spuntature (costine) di maiale
3 bottiglie di passata di pomodoro
3/4 spicchi d'aglio
olio sale e pepe q.b.
Iniziate a preparare il sugo che deve cuocere a lungo.
In una pentola capiente mettete a rosolare a fiamma media/alta gli spicchi d'aglio spellati con un po' d'olio. Una volta soffritti, aggiungete le spuntature e lasciatele andare fino a che non avranno preso un bel colore.
Salatele e pepatele. Aggiungete la passata e allungatela con un paio di tazze d'acqua. Coprite e abbassate la fiamma. Lasciate il coperchio fino a che la salsa non comincerà a bollire. A quel punto scoperchiate la pentola e proseguite la cottura per circa due/tre ore (è importante che cuocia molto e a lungo, altrimenti le spuntature restano dure ammazzate!).
Nel frattempo fate cuocere le patate. Mettetele in una pentola con acqua fredda e lasciatele stare per una quarantina di minuti (dipende dalla dimensione media delle patate. In ogni caso, sono pronte quando la forchetta entra comodamente). Su un tavolo pulito preparate la fontana di farina. Spellate le patate ancora calde (Sì, lo so. Bruciano. Ma se non sono bollenti gli gnocchi non vengono...), passatele con lo schiacciapatate, aggiungete il sale e impastate il composto con movimenti decisi fino a che non sarà ben amalgamato. Alla fine, sarà un unico pezzo di "gnoccone" bello compatto. A questo punto spero che i vostri amici siano arrivati e vi diano una mano nella fase "manuale"... Staccate dallo gnoccone dei pezzi di pasta e con le mani formate tanti tubicini. Con un coltello tagliateli a tocchetti uniformi. Se ne avete voglia, fateli scivolare uno per uno sui rostri di una forchetta, così da creare delle scanalature che trattengano più sugo.
Avete fatto i vostri primi gnocchi superspeciali di Nenina! Mettete a bollire l'acqua e una volta pronta, salatela. Scuotete la farina in eccesso dagli gnocchi e versateli nella pentola (attenti che schizzano!). Quando vengono su, aspettate ancora un paio di minuti e levateli dall'acqua con la schiumarola. Conditeli col sugo.
Gnam.
martedì 4 ottobre 2011
Polpettone blues
Sera, finalmente a casa. Lei non c'è. Strano. Ancora non è tornata dal lavoro, pensa, eppure il profumo di cucinato permea la stanza .
La tovaglia pulita, la tv accesa. Lo spot della famiglia felice. Anche lui è come loro, anche per lui qualcuno cucina con amore.
Si versa da bere. E mentre il chianti gli solletica le narici e gli bagna le labbra, lo vede. Un biglietto lasciato a scaldarsi vicino ai fornelli. Non cerca nemmeno gli occhiali, lo legge così, tenendolo a distanza "Non ho avuto il coraggio di guardarti negli occhi." Un brivido di ghiaccio gli percorre la schiena. Il sudore improvviso sulle mani. "Ho preso una decisione. Qualche mese fa ho conosciuto una persona, una persona che mi ha fatto vedere quanto questa mia vita mi stia stretta, che mi ha reso consapevole del mio potenziale, un artista, un visionario, un avventuriero che surfa sulle onde dell'esistenza. Parto con lui. Ti lascio. La cena è nel forno. Perdonami se puoi."
Senza smettere di guardare la calligrafia di lei, ancora familiare eppure irrimediabilmente lontana, apre automaticamente lo sportello nero del forno. il calore lo investe, lei è andata via da poco. Il polpettone invece no, il polpettone è lì. Lo aspetta.
Questa è l'amara storia yeah
del polpettone solitario.
è un lamento yeahh
che arriva fino in Ontario.
La tua bella se n'è andata
un altro l'ha arpionata,
tu non l'hai neanche salutata.
Questa è la triste storia yeah,
del polpettone solitario.
Quando lo hai scoperchiato,
hai capito, sì, ti aveva mollato.
Un tiepido polpettone,
ecco ciò che resta del tuo amore.
Ingredienti:
500g di carne macinata
200g di mortadella in un'unica fetta
3 fette di pane casareccio
un uovo
latte
100g di parmigiano
noce moscata
pangrattato
2 o 3 fiocchetti di burro
In una capiente scodella mettete la carne macinata. Con il mixer tritate la mortadella e aggiungetela alla carne. Tritate anche le fette di pane che avete precedentemente bagnato nel latte e strizzato.
Aggiungete il pane, l'uovo, il sale, il parmigiano e la noce moscata al composto e mescolate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo.
Imburrate uno stampo da plum cake e mettete una metà dell'impasto. A questo punto, se volete, potete creare un "cuore" centrale di ricotta e spinaci. Altrimenti aggiungete la seconda parte del composto. Livellate la carne e cospragetela di pangrattato. Deponete qua e là i fiocchetti di burro. Infornate a 180 °C per una quarantina di minuti (controllate che ogni forno è diverso!!!) e cercate di non mollare il vostro compagno (oppure invece sì. E allora spero di avervi ispirato!!!!)
Un abbraccio dalla cucina :-)
La tovaglia pulita, la tv accesa. Lo spot della famiglia felice. Anche lui è come loro, anche per lui qualcuno cucina con amore.
Si versa da bere. E mentre il chianti gli solletica le narici e gli bagna le labbra, lo vede. Un biglietto lasciato a scaldarsi vicino ai fornelli. Non cerca nemmeno gli occhiali, lo legge così, tenendolo a distanza "Non ho avuto il coraggio di guardarti negli occhi." Un brivido di ghiaccio gli percorre la schiena. Il sudore improvviso sulle mani. "Ho preso una decisione. Qualche mese fa ho conosciuto una persona, una persona che mi ha fatto vedere quanto questa mia vita mi stia stretta, che mi ha reso consapevole del mio potenziale, un artista, un visionario, un avventuriero che surfa sulle onde dell'esistenza. Parto con lui. Ti lascio. La cena è nel forno. Perdonami se puoi."
Senza smettere di guardare la calligrafia di lei, ancora familiare eppure irrimediabilmente lontana, apre automaticamente lo sportello nero del forno. il calore lo investe, lei è andata via da poco. Il polpettone invece no, il polpettone è lì. Lo aspetta.
Questa è l'amara storia yeah
del polpettone solitario.
è un lamento yeahh
che arriva fino in Ontario.
La tua bella se n'è andata
un altro l'ha arpionata,
tu non l'hai neanche salutata.
Questa è la triste storia yeah,
del polpettone solitario.
Quando lo hai scoperchiato,
hai capito, sì, ti aveva mollato.
Un tiepido polpettone,
ecco ciò che resta del tuo amore.
Ingredienti:
500g di carne macinata
200g di mortadella in un'unica fetta
3 fette di pane casareccio
un uovo
latte
100g di parmigiano
noce moscata
pangrattato
2 o 3 fiocchetti di burro
In una capiente scodella mettete la carne macinata. Con il mixer tritate la mortadella e aggiungetela alla carne. Tritate anche le fette di pane che avete precedentemente bagnato nel latte e strizzato.
Aggiungete il pane, l'uovo, il sale, il parmigiano e la noce moscata al composto e mescolate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo.
Imburrate uno stampo da plum cake e mettete una metà dell'impasto. A questo punto, se volete, potete creare un "cuore" centrale di ricotta e spinaci. Altrimenti aggiungete la seconda parte del composto. Livellate la carne e cospragetela di pangrattato. Deponete qua e là i fiocchetti di burro. Infornate a 180 °C per una quarantina di minuti (controllate che ogni forno è diverso!!!) e cercate di non mollare il vostro compagno (oppure invece sì. E allora spero di avervi ispirato!!!!)
Un abbraccio dalla cucina :-)
lunedì 26 settembre 2011
Storia vera di una Zucchina
C'era una volta una zucchina triste e sola, abbandonata in uno scomparto di un vecchio frigo. La zucchina piangeva spesso, perchè il bambino che abitava la sua casa non la voleva mangiare a causa del suo colore verde. Allora un giorno, dopo aver versato lacrime salate e aver finito tutte le scorte di fazzolettini, decise di prendere in mano la situazione, fece un bel fagotto e iniziò l'esplorazione del ripiano sopra il suo. Era un posto strano quello: c'erano pomodorini rossi rossi e piccini che facevano salti e balli tutto il dì. - Ma perchè ballate e giocate sempre? Cos'è che vi rende tanto allegri?- chiese la zucchina un po' infastidita da tutte quelle risa, - Tu ti preoccupi troppo zucchina - gli risposero i pomodorini - Devi cercare di sdrammatizzare- rispose il pachino che assomigliava un po' ad Enzo Miccio, - Sei noiosa, vecchia, stai sempre in un angolino a piangere. Divertiti ogni tanto.. Vieni a fare un giro in spiaggia con noi, vedrai che se prendi un po' di sole il bambino vorrà mangiare anche te! -
- Forse hanno ragione!- pensò la zucchina - Ma prima, voglio chiedere consiglio al Grande Verde- Così, dopo una faticosa arrampicata fino al terzo ripiano, la zucchina trovò il Grande Verde che sonnecchiava rumorosamente in una confezione di plastica.
Con un po' di timore, picchiettò la sua testa e lo svegliò: - Chi è che disturba il mio riposo? - bofonchiò - Sono io, la zucchina del primo scomparto! - rispose la zucchina - Ho un problema.. Sono verde e il bambino di casa non mi vuole mangiare! Volevo costruire delle tavole da surf, così potrò fare amicizia con i pomodori e andare a giocare insieme a loro. Forse, in questo modo, il bambino si accorgerà che sono buona allora finalmente mi mangerà!- -Capisco le tue necessità, piccola tenera zucchina - disse il Basilico - anche io sono verde e per questo non vengo mangiato.. Prendi queste foglioline dal mio gambo e usale per surfare. Spero che con la tua allegria, convincerai il bambino a mangiarci!! - E così, con la sua tavola di basilico sottobraccio e in compagnia dei pomodori, la zucchina giocò e fece surf ovunque: nel cartone del latte, nelle paludi di yogurt, nelle discoteche dei formaggi e in molti altri posti, finchè, quello stesso giorno, il bambino incuriosito da tutto quel trambusto, la prese e se la mangiò. E furono tutti felici e contenti.
Care mamme, questa è dedicata a voi. E a tutti i bambini che non mangiano le verdure verdi.
Ingredienti:
zucchine
qualche pomodorino pachino
foglioline di basilico
aglio
olio
stuzzicadenti
un levatorsolo (l'aggeggio che leva i torsoli alle mele)
Lavate e spuntate una zucchina. Con il levatorsoli praticate un buco in senso verticale al centro della zucchina. La cosa bella è che NON deve venire per forza preciso!
Tagliate a rondelle il "tubo" e la "buccia vuota" in modo da ottenere due mucchietti come questi:
Le rondelle della buccia sono un po' spaccate da una parte.
Cuocete in padella con un goccio d'olio e.v.o. e l'aglio. Fatele trifolare per bene, in modo che restino croccanti. Fate raffreddare. Nel frattempo lavate i pomodorini, praticate un sottile taglia sulla base, in modo che il pachino resti in piedi da solo. Tagliate a metà. Infilzate la base del pomodorino, aggiungete il pezzo di tubo in modo che faccia da "torace" e poi la rondella in modo da ottenere delle piccole "braccia". A questo punto mettete l'altra parte del pomodoro, facendo attenzione a bilanciarlo bene in modo che non caschi. Posizionate tra le " braccia" il basilico e prendete l'asciugamano che si va in spiaggia...!
Oppure potete usare le olive nere per fare la testa:
Tornare bambini ogni tanto fa bene ;-)
- Forse hanno ragione!- pensò la zucchina - Ma prima, voglio chiedere consiglio al Grande Verde- Così, dopo una faticosa arrampicata fino al terzo ripiano, la zucchina trovò il Grande Verde che sonnecchiava rumorosamente in una confezione di plastica.
Con un po' di timore, picchiettò la sua testa e lo svegliò: - Chi è che disturba il mio riposo? - bofonchiò - Sono io, la zucchina del primo scomparto! - rispose la zucchina - Ho un problema.. Sono verde e il bambino di casa non mi vuole mangiare! Volevo costruire delle tavole da surf, così potrò fare amicizia con i pomodori e andare a giocare insieme a loro. Forse, in questo modo, il bambino si accorgerà che sono buona allora finalmente mi mangerà!- -Capisco le tue necessità, piccola tenera zucchina - disse il Basilico - anche io sono verde e per questo non vengo mangiato.. Prendi queste foglioline dal mio gambo e usale per surfare. Spero che con la tua allegria, convincerai il bambino a mangiarci!! - E così, con la sua tavola di basilico sottobraccio e in compagnia dei pomodori, la zucchina giocò e fece surf ovunque: nel cartone del latte, nelle paludi di yogurt, nelle discoteche dei formaggi e in molti altri posti, finchè, quello stesso giorno, il bambino incuriosito da tutto quel trambusto, la prese e se la mangiò. E furono tutti felici e contenti.
Care mamme, questa è dedicata a voi. E a tutti i bambini che non mangiano le verdure verdi.
Ingredienti:
zucchine
qualche pomodorino pachino
foglioline di basilico
aglio
olio
stuzzicadenti
un levatorsolo (l'aggeggio che leva i torsoli alle mele)
Lavate e spuntate una zucchina. Con il levatorsoli praticate un buco in senso verticale al centro della zucchina. La cosa bella è che NON deve venire per forza preciso!
Tagliate a rondelle il "tubo" e la "buccia vuota" in modo da ottenere due mucchietti come questi:
Le rondelle della buccia sono un po' spaccate da una parte.
Cuocete in padella con un goccio d'olio e.v.o. e l'aglio. Fatele trifolare per bene, in modo che restino croccanti. Fate raffreddare. Nel frattempo lavate i pomodorini, praticate un sottile taglia sulla base, in modo che il pachino resti in piedi da solo. Tagliate a metà. Infilzate la base del pomodorino, aggiungete il pezzo di tubo in modo che faccia da "torace" e poi la rondella in modo da ottenere delle piccole "braccia". A questo punto mettete l'altra parte del pomodoro, facendo attenzione a bilanciarlo bene in modo che non caschi. Posizionate tra le " braccia" il basilico e prendete l'asciugamano che si va in spiaggia...!
Oppure potete usare le olive nere per fare la testa:
Tornare bambini ogni tanto fa bene ;-)
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