Piccola guida di sopravvivenza alla cena con ospiti. Con un retrogusto letterario. Check out our English Version!
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giovedì 3 aprile 2014
Zuppa di fave e cicorietta con grissini brisè al rosmarino
Cari amici della cucina, oggi ricetta buona buona, vegetariana, economica ma superchic, che farà gridare di giubilo anche il vostro commensale più incarognito. Avete un Joe Bastianich a cena? Un Carlo Cracco dal fiero palato si è autoinvitato a tavola? La vostra amica iper-bio-dietetica critica sempre le vostre scelte culinarie? Non temete. Fategli questo piatto. E poi anche un pernacchione :-)
domenica 23 marzo 2014
Crema di finocchi, porri e cime di broccolo romano
Cari amici della cucina, oggi vi propongo una ricetta svuotafrigo molto gustosa, che porrà definitivamente la parola fine ai rimasugli che si annidano negli angoli remoti del vostro frigorifero!
Avete esagerato con la grigliata? Quel chilo di zeppole vi è rimasto un pelo sullo stomaco? Il bignè di S.Giuseppe era grande come una palla da baseball? E allora daje di finocchio, che depura, fa tanto bene e, perchè no, è pure buono!
E visto che Marzo è pazzerello e la Primavera gioca a nascondino tra le nuvole, sono certa che una zuppetta calda vi potrà aiutare nel caso in cui, trasportate dall'entusiasmo, vi siate lasciate convincere a mettere quel vestitino tanto carino ma, ahimè, decisamente ancora troppo leggero...
Avete esagerato con la grigliata? Quel chilo di zeppole vi è rimasto un pelo sullo stomaco? Il bignè di S.Giuseppe era grande come una palla da baseball? E allora daje di finocchio, che depura, fa tanto bene e, perchè no, è pure buono!
E visto che Marzo è pazzerello e la Primavera gioca a nascondino tra le nuvole, sono certa che una zuppetta calda vi potrà aiutare nel caso in cui, trasportate dall'entusiasmo, vi siate lasciate convincere a mettere quel vestitino tanto carino ma, ahimè, decisamente ancora troppo leggero...
sabato 30 marzo 2013
Carciofi alla Romana
Cari amici del pranzo di pasquetta, oggi condivido con voi una ricetta tradizionale delle mie parti.. Il carciofo a Roma, se non è re è principe: nelle campagne laziale, cresce una varietà di carciofo molto rinomata detta "mammola". Sono ortaggi meravigliosi, compatti, grandi, con una corona di foglie ben chiusa e dalle tenere sfumature violacee.
Il segreto per cucinare dei buoni carciofi, che quando li mangi non maledici il cuoco per via delle spine o delle foglie troppo coriacee, è il seguente: NON SIATE TIRCHI!!
Il carciofo va pulito bene, scartando tutte le foglie esterne, riducendone l'ampiezza praticamente alla metà.. Se all'interno c'è un po' di "fieno" (quella parte pelosa bianca) toglietela! E anche con l'olio, bisogna andarci giù decisi... Insomma, se assomigliate al vecchio protagonista della Roba di Verga, se zio Scrooge è il vostro modello di riferimento, se di cognome fate Avaro, allora forse non è il caso che vi cimentiate con questo piatto...!
Il segreto per cucinare dei buoni carciofi, che quando li mangi non maledici il cuoco per via delle spine o delle foglie troppo coriacee, è il seguente: NON SIATE TIRCHI!!
Il carciofo va pulito bene, scartando tutte le foglie esterne, riducendone l'ampiezza praticamente alla metà.. Se all'interno c'è un po' di "fieno" (quella parte pelosa bianca) toglietela! E anche con l'olio, bisogna andarci giù decisi... Insomma, se assomigliate al vecchio protagonista della Roba di Verga, se zio Scrooge è il vostro modello di riferimento, se di cognome fate Avaro, allora forse non è il caso che vi cimentiate con questo piatto...!
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martedì 12 marzo 2013
Pasta per la pizza
Cari amici del forno a legna, oggi una ricetta che racchiude l'essenza stessa dell'italianità. Per la serie "le 10 cose che una brava cuoca deve saper fare" ho il piacere di postare la ricetta delle ricette, la regina indiscussa delle tavole tricolori: signore e signori, sua maestà la pizza!
Con un livello di difficoltà prossimo allo zero, la pasta della pizza è la ricetta ideale da fare nei pomeriggi uggiosi, quando fuori piove e l'ultima cosa che vi passa per il cervello è di andare a fare un giro.. La consiglio anche come attività ricreativa da fare con i bimbi, che è vero che si impiastricciano tutti ma più sono sporchi e più si divertono :-)
Ah dimenticavo, l'impasto una volta lievitato, si può surgelare ;-)
Con un livello di difficoltà prossimo allo zero, la pasta della pizza è la ricetta ideale da fare nei pomeriggi uggiosi, quando fuori piove e l'ultima cosa che vi passa per il cervello è di andare a fare un giro.. La consiglio anche come attività ricreativa da fare con i bimbi, che è vero che si impiastricciano tutti ma più sono sporchi e più si divertono :-)
Ah dimenticavo, l'impasto una volta lievitato, si può surgelare ;-)
mercoledì 27 febbraio 2013
Funghi ripieni di pane e formaggio al forno
Cari abitanti dei boschi incantati, oggi vi propongo una ricetta sfiziosa e diciamocelo francamente, un po' paracula :-)
I funghi ripieni sono una roba buonissima e facilissima da preparare, con una resa scenica incredibile (lasciate stare le mie foto... sono state fatte in fretta e furia che se no il mio Amor si mangiava tutto..) e in grado di adattarsi agli ingredienti che avete lì per lì: il ripieno infatti lo potete cucinare in base alle cose che avete in frigo. Che sia un pezzetto di mozzarella solitario o un fondo di parmigiano, il risultato è lo stesso.. Frullateli insieme al pane, il prezzemolo e un'alito di aglio (se piace) e otterrete un sicuro successo...! Io li ho fatti così, ma ci sono mille varianti possibili, tutte golose, tutte degne di assaggio..
Vi consiglio i funghi del supermercato, o quelli di gente super super fidata, che se no poi uno si intossica (e vi assicuro.. non è una bella cosa..!!)
I funghi ripieni sono una roba buonissima e facilissima da preparare, con una resa scenica incredibile (lasciate stare le mie foto... sono state fatte in fretta e furia che se no il mio Amor si mangiava tutto..) e in grado di adattarsi agli ingredienti che avete lì per lì: il ripieno infatti lo potete cucinare in base alle cose che avete in frigo. Che sia un pezzetto di mozzarella solitario o un fondo di parmigiano, il risultato è lo stesso.. Frullateli insieme al pane, il prezzemolo e un'alito di aglio (se piace) e otterrete un sicuro successo...! Io li ho fatti così, ma ci sono mille varianti possibili, tutte golose, tutte degne di assaggio..
Vi consiglio i funghi del supermercato, o quelli di gente super super fidata, che se no poi uno si intossica (e vi assicuro.. non è una bella cosa..!!)
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domenica 2 settembre 2012
Verdure au Gratin
88 giorni. Come se Jules Verne avesse scelto per il suo viaggio intorno al mondo il trasporto Trenitalia.Accumulando otto giorni di ritardo e perdendo, oltra alla scommessa, anche la propria credibilità. 88 giorni d'assenza da questo blog. 88 giorni in cui la cucina di claudia è stata chiusa, mentre claudia si prendeva una pausa dalla scrittura e dai fornelli. Peccato non averlo visto manco di striscio, il mondo, in questi 88 giorni...
E poi, una mattina ti svegli e l'Estate è finita. L'aria frizza di frescura e hai una gran voglia di accendere il forno. Per la gioia di emiliano, che, nonostante la calura, non perde mai la voglia di mangiare lasagne!
Siccome però per le lasagne mi sembra ancora un po' prestino, la ricetta di oggi è un piatto leggero e sfizioso: le verdure al gratin, un ottimo contorno per accompagnare sia la carne che il pesce! Ecco la mia ricetta:
E poi, una mattina ti svegli e l'Estate è finita. L'aria frizza di frescura e hai una gran voglia di accendere il forno. Per la gioia di emiliano, che, nonostante la calura, non perde mai la voglia di mangiare lasagne!
Siccome però per le lasagne mi sembra ancora un po' prestino, la ricetta di oggi è un piatto leggero e sfizioso: le verdure al gratin, un ottimo contorno per accompagnare sia la carne che il pesce! Ecco la mia ricetta:
domenica 3 giugno 2012
Fagioli Corallo
Anche dette Taccole, sono una delle tante prelibatezza che si nascondono nel fantastico mondo dei legumi. A metà tra un fagiolino e un baccello di piselli, i fagioli corallo sono una pietanza buonissima e particolare. Si possono cucinare in tanti modi, ma secondo me, la morte loro è ripassati con un po' di pomodoro e cipolla. Un contorno originale, ottimo per accompagnare un piatto di carne ma decisamente adatto anche al fianco di un formaggio fresco. Richiede qualche accortezza nella pulizia, ma, per il resto, è un piatto facilissimo da preparare.
martedì 15 maggio 2012
zuccotto di melanzane con insalata di orzo
Cari amici della cucurbitacea, ora che l'estate bussa prepotentemente alla nostra porta, ho deciso di proporvi questa ricetta fresca fresca, che unisce alcuni dei sapori e dei profumi che più mi piacciono e che appartengono 'proprio a questo periodo dell'anno. A cominciare dal basilico. Che fa subito mare e costume da bagno. Poi ci sono le melanzane, un tocco di viola piccantino per stuzzicare le papille gustative..
Insomma, per un aperitivo con gli amici in terrazza, per una cena in piedi o per un pranzo in famiglia, questa insalata d'orzo insolita e dal gusto avvolgente è una scelta perfetta :-)
Insomma, per un aperitivo con gli amici in terrazza, per una cena in piedi o per un pranzo in famiglia, questa insalata d'orzo insolita e dal gusto avvolgente è una scelta perfetta :-)
domenica 13 maggio 2012
Finto riso cantonese
Carissimi amici del Sol Levante, oggi una ricetta che ricorda le terre del lontano oriente rivisitata in chiave nostrana. Probabilmente, il riso cantonese è la proiezione occidentale della cucina cinese: una trovata vincente di qualche emigrante che ha cercato di riadattare le tradizioni culinarie del proprio mondo alle esigenze (vuoi di ortaggi, vuoi di gusto) di noi popoli del West. Magari condendo il tutto con un pizzico di folklore e qualche cianfrusaglia di plastica. Ad ogni modo, il riso cantonese che propongo oggi è una versione leggermente modificata rispetto a quella che trovate nei ristoranti.. Armatevi di wok e salsa di soia per portate in tavola un piatto molto amato da grandi e piccini!
sabato 5 maggio 2012
Pomodorino confit, un dolcissimo compagno..
Da un po' di giorni nei blog di cucina mi imbatto in questa ricetta stuzzichina che attira la mia attenzione e mi procura inquietanti, improvvisi aumenti di salivazione.. Tant'è che alla fine ho ceduto e ho detto, li faccio. E ho fatto bene perchè nonostante un pizzico di scetticismo iniziale, questa ricetta si è rivelata B-U-O-N-I-S-S-I-M-A!!!!!! Ora, i pomodori, è il caso di dirlo, li conosciamo in tutte le salse: secchi, crudi, passati interi e chi più ne ha più ne metta! Eppure, vi assicuro che questa originalissima versione lascerà il segno anche nel più esperto conoscitore e amante del rosso gioiello di casa nostra, la biglia cremisi che colora, non a caso, un pezzo della bandiera italica. Il valore aggiunto del piatto?? La preparazione è di una semplicità che rasenta la cretineria...!
Usateli per accompagnare una bella spigola al forno, come condimento per una bruschetta o, perchè no, in un bel piatto di pasta. Ottimi anche negli aperitivi, si mangiano come le ciliegie.. Uno tira l'altro!
Usateli per accompagnare una bella spigola al forno, come condimento per una bruschetta o, perchè no, in un bel piatto di pasta. Ottimi anche negli aperitivi, si mangiano come le ciliegie.. Uno tira l'altro!
martedì 6 marzo 2012
Il melting pot della verdura
Cari amici del gran mischione, oggi un piatto che vi farà andare in sollucchero.. Parliamo del principe dell'eterogeneo, Signore e padrone della dinastia delle minestre, Cavaliere dell'ordine dei SalvaFrigo: il Minestrone col riso also known as la zuppetta della nonna. Da bambina ne andavo matta (ero già ai tempi una ragazzina atipica..) e ne ingurgitavo pentoloni interi, immaginando che in quella pentola sul fuoco bollisse la pozione fortificante di Asterix.. Certo, doveva essere fatto in un certo modo:
1) rigorosamente passato, senza la possibilità di riconoscere alcuna verdura
2) senza legumi, che resta la buccia e ti si appiccica al palato
3) fatto con verdure fresche. No alle buste surgelate
4) evitando il retrogusto di bruciato, che lì quando butti il riso è un attimo che ti si attacca al fondo della pentola.
1) rigorosamente passato, senza la possibilità di riconoscere alcuna verdura
2) senza legumi, che resta la buccia e ti si appiccica al palato
3) fatto con verdure fresche. No alle buste surgelate
4) evitando il retrogusto di bruciato, che lì quando butti il riso è un attimo che ti si attacca al fondo della pentola.
mercoledì 22 febbraio 2012
L'insalata di Menelicche
E anche quest'anno il Carnevale è finito! Con le maschere, i coriandoli, le frappe e compagnia cantante. Non sono mai stata un'amante di questa festa o forse lo sono stata, ma sono troppo grande per ricordarmi la gioia che provavo da bambina. Non fraintendetemi, i costumi, l'allegria, mi piacciono un sacco. Mi piace vedere i ragazzini fare i ragazzini: tirarsi i coriandoli addosso, inventare storie fantastiche popolate da maghi, supereroi, principesse e arlecchini. Mi piace la potenza immaginifica di queste giovani menti, finalmente libere di esprimersi al di fuori degli schermi del computer e dei videogiochi. Sarà che Halloween ha un po' surclassato il nostro Carnevale, sdoganando, anche per noi adulti, i travestimenti dell'infanzia. Sarà che il Carnevale lo si apprezza di più se si osserva il periodo di Quaresima, convogliando gli stravizi in un'ultima settimana prima del digiuno pre-pasquale. Sarà che a me i dolci di questo periodo non mi hanno mai entusiasmato. Sarà che lo spirito canzonatorio e lo scherzo si è un po' perso nel tempo. Sarà che a Roma non c'è mai stata una forte tradizione di carri e sfilate. E sarà pure che non avendo figli non posso rivivere le emozioni della festa attraverso i loro occhioni splancati.
sabato 17 dicembre 2011
pasta al pesto, ricotta e noci
Carissimi aiutanti di Babbo Natale, il periodo delle feste si avvicina e tra pacchi, pacchetti, addobbi e centrotavola resta poco tempo per preparare una buona cenetta ai vostri cari, un po' perchè siamo un filino stressate (provate a prendere la macchina questo periodo a Roma.. Più o meno è così che immagino il settimo girone infernale..:!) un po' perchè sfacchineremo già abbastanza il 24 sera e il 25 a pranzo, quindi, voglia di cucinare saltami addosso :-)
E allora per venire incontro alle esigenze di noi tutte, ecco il mio regalo di Natale, un po' in anticipo sui tempi ma certamente utile: la ricetta della pasta al pesto con ricotta e noci. Facilissima. Velocissima. Fatta con ingredienti che solitamente abbiamo in casa.Una vera leccornia, dove la ricotta smorza il sapore forte del pesto al basilico. Allora, proprio perchè andiamo di fretta, direi che in questo caso va benissimo usare il pesto già pronto in barattolo, visto che comunque non è stagione di basilico (il mio è triste e senza foglie... credo sia morto...). Tempo totale di preparazione, compresa la cottura della pasta, 11 minuti ( e direi che je la potemo fa'!!!)
Ingredienti per due persone:
mezzo barattolo di pesto già pronto
80g di ricotta
una decina di gherigli di noce
160g di pasta corta (considerate che è una pasta gustosissima ma che riempie, quindi ho calcolato circa 80g a testa)
sale, pepe e parmigiano q.b. e se piace
Mettete un pentolone con l'acqua sul fuoco. Rompete grossolanamente i gherigli di noce. Mettete la ricotta nella ciotola dove servirete la pasta. Quando l'acqua bolle, prima di salarla, toglietene dei cucchiai e aggiungetela alla ricotta, girando e mescolando in modo da formare una crema (mettete più o meno acqua a seconda che vogliate il condimento più denso o più liquido).
Aggiungete il pesto e mescolate fino ad ottenere una salsa omogenea. Aggiungete le noci spezzettate.
Salate l'acqua (attente che il pesto è già molto sapido di suo) e tuffate la pasta. Scolatela al dente (vi consiglio di conservare un pochino dell'acqua di cottura, non si sa mai, vi p'otrebbe servire) e conditela nella ciotola con il condimento. Una macinata di pepe et voilà.. la cena è pronta!
E allora per venire incontro alle esigenze di noi tutte, ecco il mio regalo di Natale, un po' in anticipo sui tempi ma certamente utile: la ricetta della pasta al pesto con ricotta e noci. Facilissima. Velocissima. Fatta con ingredienti che solitamente abbiamo in casa.Una vera leccornia, dove la ricotta smorza il sapore forte del pesto al basilico. Allora, proprio perchè andiamo di fretta, direi che in questo caso va benissimo usare il pesto già pronto in barattolo, visto che comunque non è stagione di basilico (il mio è triste e senza foglie... credo sia morto...). Tempo totale di preparazione, compresa la cottura della pasta, 11 minuti ( e direi che je la potemo fa'!!!)
Ingredienti per due persone:
mezzo barattolo di pesto già pronto
80g di ricotta
una decina di gherigli di noce
160g di pasta corta (considerate che è una pasta gustosissima ma che riempie, quindi ho calcolato circa 80g a testa)
sale, pepe e parmigiano q.b. e se piace
Mettete un pentolone con l'acqua sul fuoco. Rompete grossolanamente i gherigli di noce. Mettete la ricotta nella ciotola dove servirete la pasta. Quando l'acqua bolle, prima di salarla, toglietene dei cucchiai e aggiungetela alla ricotta, girando e mescolando in modo da formare una crema (mettete più o meno acqua a seconda che vogliate il condimento più denso o più liquido).
Aggiungete il pesto e mescolate fino ad ottenere una salsa omogenea. Aggiungete le noci spezzettate.
Salate l'acqua (attente che il pesto è già molto sapido di suo) e tuffate la pasta. Scolatela al dente (vi consiglio di conservare un pochino dell'acqua di cottura, non si sa mai, vi p'otrebbe servire) e conditela nella ciotola con il condimento. Una macinata di pepe et voilà.. la cena è pronta!
mercoledì 16 novembre 2011
Gatò di patate. Variazioni sul tema.
Ovvero Esercizi di Stile con le patate. Perchè del Gatò è davvero possibile provare almeno 99 varianti sfiziose, una specie di reinterpretazione in chiave gastronomica del famoso testo di Raymond Queneau, pubblicato nel 1947 in Francia. E così, la banalità dello sformato di patate si trasforma in una divertente ricerca degli ingredienti più originali da mixare con coraggio e spirito di avventura, una sfida buongustaia a cui certamente non potevo sottrarmi...! Come nel libro, anche qui il nucleo centrale del piatto resta invariato (sempre di patate lesse stiamo parlando), ma la diversità dei gusti e l'eterogeneità dei sapori che si possono sperimentare fanno sì che il risultato finale sia completamente diverso dal punto di partenza. La versatilità del Gatò, dunque, va sfruttata e allora, mi sono detta, perchè non contribuire alla causa con una mia personalissima variante?!? Detto fatto...
Alla foce del post, per chi vuole, la terza parte della Saga del Paper (Qui la prima e qui la seconda.....)
Ingredienti per 4 persone:
600g di patate
due cespi piccoli di radicchio Trevigiano o di Chioggia
una scamorza
parmigiano
2 dl circa di latte caldo
pangrattato
una noce di burro
noce moscata
sale e pepe q.b.
Mettete a bollire le patate in una pentola con acqua fredda. Coprite e fate cuocere per una quarantina di minuti. Nel frattempo, lavate e tagliate a striscioline il radicchio eliminando il torsolo alla base. Fate sciogliere la noce di burro in una padella e stufate il radicchio a fuoco medio per una decina di minuti, salandolo. Tritate (al mixer viene meglio) la scamorzina. Sbucciate le patate e schiacciatele con il passapatate in una ciotola. Bagnate con il latte caldo aggiungendolo poco alla volta e inframmezzandolo con il parmigiano. Non deve venire troppo liquido, quindi occhio alla quantità... Aggiungete la noce moscata, il sale, il pepe, il radicchio e la scamorza tritata (se proprio vi sentite porche e non vi interessa l'aspetto vegetariano del piatto, aggiungete anche dei tocchettini piccini picciò di prosciutto cotto).
Imburrate una teglia da forno non troppo grande e cospargetela con il pangrattato. Versate il composto e livellatelo in modo da ottenere una superficie uniforme. Spolverizzate con altro pangrattato mischiato con il parmigiano (o con del prezzemolo) e guarnite con fiocchettini di burro (o un filo d'olio e.v.o.).
Infornate a 180°C per una quarantina di minuti (o fino a che non si sarà formata una crosticina scura e croccante). Togliete dal forno e servite caldo.
Alla foce del post, per chi vuole, la terza parte della Saga del Paper (Qui la prima e qui la seconda.....)
Ingredienti per 4 persone:
600g di patate
due cespi piccoli di radicchio Trevigiano o di Chioggia
una scamorza
parmigiano
2 dl circa di latte caldo
pangrattato
una noce di burro
noce moscata
sale e pepe q.b.
Mettete a bollire le patate in una pentola con acqua fredda. Coprite e fate cuocere per una quarantina di minuti. Nel frattempo, lavate e tagliate a striscioline il radicchio eliminando il torsolo alla base. Fate sciogliere la noce di burro in una padella e stufate il radicchio a fuoco medio per una decina di minuti, salandolo. Tritate (al mixer viene meglio) la scamorzina. Sbucciate le patate e schiacciatele con il passapatate in una ciotola. Bagnate con il latte caldo aggiungendolo poco alla volta e inframmezzandolo con il parmigiano. Non deve venire troppo liquido, quindi occhio alla quantità... Aggiungete la noce moscata, il sale, il pepe, il radicchio e la scamorza tritata (se proprio vi sentite porche e non vi interessa l'aspetto vegetariano del piatto, aggiungete anche dei tocchettini piccini picciò di prosciutto cotto).
Imburrate una teglia da forno non troppo grande e cospargetela con il pangrattato. Versate il composto e livellatelo in modo da ottenere una superficie uniforme. Spolverizzate con altro pangrattato mischiato con il parmigiano (o con del prezzemolo) e guarnite con fiocchettini di burro (o un filo d'olio e.v.o.).
Infornate a 180°C per una quarantina di minuti (o fino a che non si sarà formata una crosticina scura e croccante). Togliete dal forno e servite caldo.
Saul osservava il nido che un ragno casalingo aveva tessuto nell’unico angolino buio della sua mansarda. Era una tela lucente e brillante, intricata e ben fatta. Un dedalo a prova d’insetto degno di rappresentare la capacità architettonica di quel peloso aracnide, il quale certamente l’aveva costruita con impegno, spremendo e torcendo il ventre, filando con le zampette le gocce appiccicose di bava. Avvolse il manico di una scopa con uno strofinaccio e cancellò d’un colpo la bella ragnatela. A lui piaceva solo l’Uomo Ragno e quella bestiolina aveva usato la mensola dei modellini come puntello per il suo nido. Non era stata una grande idea. Da buon nerd quale era non poteva permettere che zone limitrofe alla sua collezione di eroi Marvel venisse insozzata dalle secrezioni di una bestiaccia zamputa. – Mors tua, Vita mea – mormorò, gettando i resti del povero ragnetto nel cestino della carta.
La suoneria del cellulare proruppe improvvisa dalla tasca del piumino adagiato sulla sedia.
- S..S..S..Saul, s..s..s.sono Pa.pe..pe..pe..per . M..m..m...mi serve una ma..ma..mano. Ved..vediamoci al Pi..pi..pi..picco tra ququ.qu..quaranta minuti. –
- Ah Bello che si dice..?!? Io sto in una fase riflessiva lavativa, magari ti chiamo dopo eh.. Ma che ti è successo alla voce..? Parli come il tizio che fa Mr Bean..! –
- Ca..ca..ca..cazzo. Muovi quel cu..cu..cculo a stecco e porta le tue chia..chiappe lì. Ab..b..b.bbiamo un lavoretto last mi..mi..minute da fare. E tu mi..mi..mi devi ancora un..n fa..fffavore. –
- OkyDoky Paperbello, basta che non ti incazzi.. Sarò da te in un lampo. –
Qualche quarto di orologio più tardi, al Picco, Paper spiegò a Saul il motivo di quella telefonata urgente.
- Quindi fammi capire… Noi dovremmo entrare in un edificio che non conosciamo, fare fuori un tizio che non sappiamo manco chi sia in modo che sembri un incidente e uscire freschi freschi come un bocciolo di rosa, senza farci notare da nessuno? –
- E..E..Esatt.. to –
- E tutto questo perché una gnoccolona e il suo amichetto ti hanno chiamato per nome.. –
- S..s..sì, v..vedo che il c..c…cervello t..t.i fu..fufufu..funziona ancora. –
- Eh sono un uomo dalle mille sorprese io… Mi pare sia tu ad avere un problemino con il s..s..s..sonoro…!
- Vaffanculo Saul.-
- Ah vedi, questa ti è uscita bene! Senti Paperbello ci stiamo andando a infilare in un grande grande ma grande bordello. Tu lo sai, io sono con te sempre, sei praticamente il fratello che non ho mai avuto e che francamente manco volevo, però sento puzza di rogne, una gigantesca, rognosissima rogna… Spero almeno tu abbia una qualche idea su come venirne fuori… –
- Coco..co..come Bbb..bb..batman, n..no?.. T..tteatralità e ing.ganno. –
Nell’appartamento al 458 di Chesterfield Avenue, Jimmy T. Gamble giocherellava con un bicchiere di scotch comodamente seduto alla scrivania che fronteggiava la grande vetrata dello studio. Dagli schermi del suo computer, grafici colorati e frecce vettoriali puntavano tutti in direzione del cielo mentre gli indici di Borsa della sua giovane impresa si drizzavano a ritmo serrato, sferzati al rialzo nell’attesa della presentazione che il giorno dopo avrebbe tenuto alla Fiera Internazionale dell’Ortaggio. Un nuovo prodotto, un’idea rivoluzionaria che aveva lasciato senza parole quei capoccioni dell’ufficio marketing e che presto lo avrebbe lanciato nel gotha dell’imprenditoria agricola, alla facciaccia dei suoi principali concorrenti. Un’invenzione unica nel suo genere, destinata a farlo diventare così tanto ricco da mettergli i brividi per il piacere. L’insalata del desiderio, la lattuga delle meraviglie, la foglia giusta per il palato giusto. In pratica, una gallina dalle uova d’oro che avrebbe becchettato quote di mercato sempre maggiori nelle aie delle multinazionali alimentari.
Attraverso una complicata operazione di ingegneria genetica e applicazioni nanotecnologiche d’avanguardia, Jimmy era riuscito a brevettare un sistema di modificazione degli impulsi nervosi adattivo, una specie di piccolo virus biotecnologico in grado di introdursi nella corteccia cerebrale del soggetto attraverso il contatto con le mucose presenti sulle papille gustative e di modificare il gusto del radicchio fin dal primo morso, rendendolo più o meno sapido, dolce, amaro, fragrante, in funzione del tipo di saliva e del gusto personale.
Uno slogan accattivante, qualche partita di golf nei circoli giusti per raccattare un paio di finanziatori decenti e una bella botta di culo avevano fatto il resto, portandolo adesso dove si trovava, sulla cima del mondo, nel suo appartamento privato al 47° piano di una delle zone più chic di tutta New York City. Il radicchio sarebbe stato solo l’inizio. Stava per inaugurare una nuova era nella produzione industriale delle insalate e poi chissà, un domani avrebbe potuto conquistare anche il mercato del grano, delle mele, delle patate e della soia. Le potenzialità applicative di quella striscia di codice genetico mutante erano pressoché illimitate. Bevve un altro sorso di scotch, si pulì le labbra umide con il dorso della mano e si alzò per andare a vedere chi diavolo stesse bussando alla porta.
domenica 13 novembre 2011
Risotto zucca e gorgonzola.
Al Gran Consiglio delle Cucurbitacee, l'atmosfera era carica di tensione. Lungo il tavolo scuro, le Onorevoli ZuccheMinistro, espressione democratica degli ortaggi di stagione, continuavano a scambiarsi sguardi nervosi, in attesa che il Presidente del Consiglio, Zucca Pelata, esponesse loro la situazione. Sui mercati internazionali, i cavoletti di Bruxelles, i crauti di Bonn e i ravanelli parigini spingevano affinchè l'Orto italico prendesse decisioni rapide e incisive per fronteggiare la crisi dei vermetti, che ormai da qualche tempo metteva in difficoltà tutte le economie degli orti comunitari. La scarsità di vermetti nei terreni, infatti, toglieva ossigeno alle verdure, rendeva la terra dura e asfittica e le riserve statali non erano più in grado di far fronte alle richieste di concime.
Zucca Pelata le aveva provate tutte per risollevare le sorti del proprio Orto: battute esilaranti, il suo famoso savoir faire e un tocco di machismo non erano tuttavia serviti. Alla situazione esterna già di per sè estremamente preoccupante, si erano aggiunti gli scandali interni, sobillati da maldicenti rape bolsceviche e portati avanti nei tribunali occupati dai famigerati peperoni rossi. Una vicenda di adescamento di bruscolini, zucche minorenni ma sode che lo avevano accusato di aver subito delle avances presso la sua residenza ufficiale, lo aveva definitivamente affossato, privandolo del bel pigmento arancione che ne aveva da sempre caratterizzato la polpa. Il colpo di grazia era arrivato quando un drappello di zucchine verdi lo aveva tradito sugli scranni parlamentari.
- Carissimi Colleghi, l'era delle Zucche termina oggi. Rassegnerò stasera le mie dimissioni e lascerò al Presidente della Repubblica dell'Orto il compito di formare un nuovo governo - Disse Zucca Pelata.
Un fremito di paura percorse la scorza bitorzoluta degli ZuccaMinistri. - E adesso? Chi ci guiderà? Come potremo continuare a curare i nostri orticelli personali?? - chiesero gli Onorevoli in coro. All'improvviso la porta della Sala iniziò a vibrare violentemente e si spalancò. L'ombra del grande Cetriolo calò sulle teste attonite dei Ministri. Subito zittiti dalla caratura internazionale di questo cetriolone, le Zucche iniziarono a tremare di spavento. A chi sarebbe toccato per primo?
Come dice la mia amica Angie, speriamo che da oggi le zucche siano solo nel risotto e mai più nel governo!!! E speriamo che questo bocconiano in arrivo prenda provvedimenti equi e giusti, perchè è vero che tanto a chi tocca n'se ngrugna però dipende pure dalle dimensioni e ho il sentore che questo sarà un grande cetriolone.... :-)
Ingredienti per 3 persone:
400 g di polpa di zucca
100g di gorgonzola piccante
due pugni di riso a testa + uno per la pentola (in questo caso, 7 pugni)
uno scalogno
un mazzetto di prezzemolo
una cipolla un sedano una carota e un chiodo di garofano per il brodo
una noce di burro
parmigiano
un dito di vino bianco
sale e pepe q.b.
Mettete su il brodo come spiegato nella ricetta dello Stinco .
Tagliate a rondelle sottili lo scalogno e fatelo stufare dolcemente in una pentola con la noce di burro. Tritate al mixer la zucca e aggiungetela allo scalogno, sfumate col vino, salate pepate e lasciate cuocere a fuoco medio per una decina di minuti.
Versate il riso e girate per far insaporire. Aggiungete via via mesotlini di brodo caldo finchè il riso non sarà al dente. Tagliate a pezzetti il gorgonzola, spengete il fuoco e mantecate il gorgonzola al risotto. Aggiungete il prezzemolo tritato e una macinata di pepe. Coprite e lasciate riposare due tre minuti. Servite caldo caldo.
domenica 6 novembre 2011
Gli gnudi
Sebbene il nome del piatto di oggi possa far pensare male alcuni dei miei lettori più maliziosi, questa ricetta non ha niente a che vedere con il cinema erotico, quello a luci rosse o po porno...! Gli gnudi non sono nè due amanti alla Paolo e Francesca sorpresi ad arrovellarsi nel letto da un marito ignaro e geloso nè due protagonisti d'ispirazione shakespeariana, travolti da una impetuosa libido e resi schiavi della loro passione. No, miei cari furbetti del buco della serratura, gli gnudi non sono altro che il ripieno del raviolo ricotta e spinaci cotto in acqua bollente e ripassato burro e salvia in padella, con una generosa spolverata di parmigiano reggiano. Anche se non si tratta di quella dispensata dal Dio Eros, vi assicuro che la goduria generata da un boccone di questa leccornia potrebbe farvi ridiscutere la vostra scala di misurazione del piacere...!
Il secondo episodio della saga del Paper lo trovate alla fine. Questa volta manca il riferimento al piatto, ma sapete com'è, quando il fuoco sacro della Musa ti investe, non le si può mica dire eh no guarda aspetta n'attimo che ora non c'ho la ricetta giusta...! Nel racconto c'è anche una piccola citazione cinematografica.. Chi la indovina per primo vince un BRAVO....!
Ingredienti per due persone:
una busta di spinaci freschi
150g di ricotta di mucca
100g di parmigiano
1 uovo
farina
noce moscata
burro
un rametto di salvia
pepe macinato fresco
Tuffate gli spinaci in poca acqua bollente e lasciateli cuocere per circa dieci minuti. Scolateli e lasciateli freddare. Strizzateli forte forte forte, prendendoli a piccoli mucchietti, in moda che siate sicure di aver eliminato la maggior parte d'acqua. Tritali con un coltello e metteteli in una ciotola.
Aggiungete la ricotta, l'uovo, il sale, il pepe, un cucchiaio di farina e il parmigiano. Impastate fino a che il composto non sarà omogeneo e ben amalgamato. Deve rimanere un po' duro, quindi se vi sembra troppo molliccio, aggiungete altro parmigiano o altra farina.
Prendete un po' dell'impasto e formate con le mani delle pallette non troppo piccole, infarinatele leggermente e mettetele in un piatto.
Mettete una pentola con abbondante acqua sul fuoco e quando bolle per bene buttate le pallette. Con una schiumarola smuovete delicatamente gli gnudi dal fondo ed aspettate che vengano a galla. Una volta in superficie, scolateli sempre con la schiumarola e ripassateli a fiamma decisa in una padella dove avrete precedentemente sciolto il burro con la salvia. Spolverate con altro parmigiano e......
Son Gnudi a Tavola!!!!!
Il secondo episodio della saga del Paper lo trovate alla fine. Questa volta manca il riferimento al piatto, ma sapete com'è, quando il fuoco sacro della Musa ti investe, non le si può mica dire eh no guarda aspetta n'attimo che ora non c'ho la ricetta giusta...! Nel racconto c'è anche una piccola citazione cinematografica.. Chi la indovina per primo vince un BRAVO....!
Ingredienti per due persone:
una busta di spinaci freschi
150g di ricotta di mucca
100g di parmigiano
1 uovo
farina
noce moscata
burro
un rametto di salvia
pepe macinato fresco
Tuffate gli spinaci in poca acqua bollente e lasciateli cuocere per circa dieci minuti. Scolateli e lasciateli freddare. Strizzateli forte forte forte, prendendoli a piccoli mucchietti, in moda che siate sicure di aver eliminato la maggior parte d'acqua. Tritali con un coltello e metteteli in una ciotola.
Aggiungete la ricotta, l'uovo, il sale, il pepe, un cucchiaio di farina e il parmigiano. Impastate fino a che il composto non sarà omogeneo e ben amalgamato. Deve rimanere un po' duro, quindi se vi sembra troppo molliccio, aggiungete altro parmigiano o altra farina.
Prendete un po' dell'impasto e formate con le mani delle pallette non troppo piccole, infarinatele leggermente e mettetele in un piatto.
Mettete una pentola con abbondante acqua sul fuoco e quando bolle per bene buttate le pallette. Con una schiumarola smuovete delicatamente gli gnudi dal fondo ed aspettate che vengano a galla. Una volta in superficie, scolateli sempre con la schiumarola e ripassateli a fiamma decisa in una padella dove avrete precedentemente sciolto il burro con la salvia. Spolverate con altro parmigiano e......
Son Gnudi a Tavola!!!!!
"Corre corre il buon postino
lungo i colli e nel giardino,
corre e salta in bicicletta,
senza mai cambiar maglietta.
Nella sacca ben pressata
c'è la posta di giornata:
la vecchina al davanzale
attende curva il suo giornale,
La signora sulla porta
vuol spedire la sua torta,
il bambino in ospedale
scrive auguri per Natale.
Tutti quanti son di fretta
che il postino non aspetta.
Corre corre, in su e in giù
ma non salta mai un igloo."
Per la decima volta Paper mormorò quella stupida filastrocca. Si stava lentamente calmando, recuperava lucidità ad ogni rima, scalava un battito per ogni minuto. Finalmente riuscì ad alzarsi, saldò il conto e ci aggiunse venti dollari di mancia. Un po' troppo rispetto al classico dieci per cento ma non era certo il caso di formalizzarsi con il cameriere di Joe Shangai. Allungava volentieri quel paio di banconote in più, erano un ottimo sistema per tenergli al guinzaglio la lingua, soprattutto oggi dopo quell'incontro allucinante.
E così qualcuno aveva parlato. Qualcuno che lo conosceva bene, una persona di cui si fidava, a cui aveva confidato tranci interi del suo passato. Che adesso erano esposti come tonni in vendita sul banco del pesce. La cosa lo infastidiva. La cosa lo faceva veramente incazzare.
Una volta uscito dal locale accese una sigaretta. Ci mise solo quattro secondi per comporre il numero.
- A...A...Accetto - disse
- Bene Alex, sapevo che saresti stato della partita. Il tuo pacco si troverà tra quattro ore esatte al 458 di Chesterfield Avenue, tra la Cinquantaquattresima e la Terza. Ricordati che non vogliamo nè casini nè riflettori quindi cerca di fare una cosa pulita. -
- Ehi A...A....Aspett... -
Click. Cazzo.
Un uomo. Uno con il tono di chi comanda. Uno schifoso bastardo che presto avrebbe sputato fino all'ultimo dente. E lui aveva fatto la figura del fesso con quella sbavatura nella voce, quell'accenno di esitazione. Con orrore si accorse che la disfunzione del linguaggio, la sua balbuzie, era tornata dalle sabbie mobili della memoria assieme al suo vero nome. Alex. Come un fantasma che esce all'improvviso da una vecchia soffitta, alzando nuvole di polvere tutt'intorno mentre scuote le sue mute catene.
La rabbia lo avvolse con foga di drago. Corse veloce lungo la strada, tirando i muscoli sino al limite dello spasmo, i polmoni come mantici impazziti soffiavano aria dentro e fuori, garantendogli il giusto scambio osmotico, l'affluenza continua di ossigeno al cervello. Doveva recuperare la propria freddezza, quella patina di indifferenza che lo aveva reso impermeabile all'altalena della vita, l'essenza del Paper così diversa da quella di Alex: in grado di farlo sopravvivere, che si nutriva di tutte le sue paure ed emozioni. Un alter ego artificiale quanto provvidenziale, un bozzolo filato con cattiveria e distacco che aveva protetto il baricentro del suo vero io. Finora.
Adesso si era smarrito. Smarrito per davvero. Cercò la fermata della metro più vicina per orientarsi. Dal punto in cui si trovava ci sarebbero voluti circa 35 minuti per tornare a casa. Rimanevano poco più di due ore per pianificare il lavoro. Era una follia. La vocina razionale dentro di lui lo invitava a non proseguire, a non rischiare la pelle per un'oncia d'orgoglio e una manciata di dollari. Non conosceva i dettagli dell'azione, non aveva studiato il campo da gioco, nè pianificato l'attacco. Non sapeva nulla del suo bersaglio. E doveva sembrare un incidente. Tanto valeva concludere subito le ostilità e sventolare bandiera bianca, arrendersi ai cow boy e consegnare arco e frecce, arrivederci e grazie, saluti e buone cose, piacere di avervi conosciuto. Ma lui alle vocine razionali non aveva mai dato molto retta. Gli stavano antipatiche, tutte di piene di saggezza take away da due spicci. Le cose erano più complicate di così. Se avesse mollato, non sarebbe stato in grado di contattare nuovamente quell'uomo. E non avrebbe mai saputo come era venuto in possesso di quel nome e chi glie lo aveva fornito. La faccenda andava portata avanti. Bisognava scoprire e poi eliminare l'usignolo che aveva cantato. Quello di cui aveva bisogno era un aiuto. Di quelli grossi, muscolosi e folli. Una mano subito e in fretta. E c'era una sola persona tanto sciroccata da farsi trascinare in una pratica pasticciata e con un forte puzzo di morto come questa. Saul. Aveva bisogno di quel bastardo figlio di puttana di Saul.
Saul e Paper si erano incontrati la prima volta nel distretto di polizia di Queensboro. A quei tempi per avvertire l'avvocato si usava ancora il telefono a gettoni, "Like a Virgin" era la hit del momento e lui e Saul dividevano la stessa cella di sicurezza, in attesa di essere interrogati da un poliziotto ciccione a cui il distributore di ciambelle sembrava aver rubato l'ultima monetina. Uh se era incazzato quello sbirro unto e arteriosclerotico, sembrava una grossa foca a cui un addestratore sadico aveva nascosto il giochino preferito. Dalle narici porose gli colavano leggeri rivoli di sudore ed emetteva un muggito sommesso ogni volta che cercava di infilare il grasso braccio nello sportello della macchina, tentando di raggiungere l'agognato dolcetto. Dalle sbarre della cella, Saul aveva cominciato a prenderlo per il culo dopo pochi minuti facendogli notevolmente aumentare la pressione sanguigna. Almeno a giudicare dalle dimensioni della vena che pulsava frenetica su quella calva tempia rosa.
- Ehi cicciabomba, troppi cioccolatini eh?!?! Ma quella mongolfiera nera che vedo è il tuo culo o la galassia di Orione?!?! Aspetta aspetta, ho capito ti sei travestito da Michael Moore per Halloween e la tua donna ti ha detto Amore mi fai arrapare tantissimo così ciccioneintelluttale e non ti sei più tolto il costume?!? Auhuaauhahauahauauaaahahahah- - Adesso vi faccio ridere davvero a voi due mezzeseghe - aveva risposto il poliziotto grasso. Chiamando in supporto un paio di nerborutipernientegrassimainvecemoltogrossi fautori della legge e dell'ordine, la foca gigante li aveva ripetutamente, prolungatamente e generosamente fraccati di botte per tutta la notte.Il giorno dopo, quando l'avvocatessa di Paper si era degnata di venirlo a tirare fuori dalla gattabuia, lui stesso le aveva chiesto se poteva occuparsi anche del caso di Saul. Una cosetta dovuta ad una disdicevole incomprensione con il proprietario di un'auto rubata che sosteneva di aver riconosciuto in Saul il malvagio malfattore.
In quel momento, Paper non sapeva di aver gettato le basi di una lunga e prolifica collaborazione criminale, fatta di colpi favori sbronze e scopate. Una corsa al massimo lungo i viali della malavita dove non ci si allacciano le cinture e non ci si ferma per far attraversare le vecchiette, una fuga rombante in moto, che alla lunga li aveva fatti diventare qualcosa come amici.(Continua....)
venerdì 7 ottobre 2011
Insalata di farro con zucchine, primo sale e pesto al basilico
"Nella radura il suono della pioggia riecheggiava nella notte. Nella capanna, il cacciatore dormiva, rannicchiato nella pelle di orso da poco conciata. Fuori, solo il buio e il freddo, nessun movimento turbava il riposo dell'uomo.
Accanto a lui, la sua donna giaceva ad occhi aperti. Pensava al lavoro del giorno dopo, al fuoco da custodire, ai bambini da sfamare, alla legna da accantonare. E poi c'erano quegli strani semi, da cui crescevano rigogliose alcune spighe al margine esterno del villaggio. La donna era curiosa. La donna era affamata. Erano giorni che il cibo scarseggiava e con l'avvento dell'inverno le cose sarebbero solo peggiorate: le lepri cominciavano a rintanarsi nelle loro tane sotterranee, le orecchie ben al riparo dai morsi del gelo. I cervi avrebbero svernato molto più a sud, in fuga dal ghiaccio e dal vento che avrebbe spazzato per mesi i rami ormai spogli dei boschi.
I semi. Le spighe. La donna raccolse una pelle di daino e si cinse le spalle. Senza svegliare il suo compagno uscì nella notte, i raggi della luna danzavano con le gocce di pioggia sulle sue gambe nude. In fretta raggiunse il punto dove aveva visto crescere quella pianta selvatica. La trovò esattamente dove la ricordava e al buio ne raccolse le cime, da ciascuna delle quali un tenace chicco faceva capolino. Se ne riempi le mani. Il cielo cominciava a schiarire e i primi suoni del mattino iniziavano ad infrangere la quiete notturna. La donna aspettò che la luce si affacciasse sulla valle. Salutò con un bacio il cacciatore e la sua lancia che assieme partivano per la consueta battuta di caccia. Poi si sedette sulla soglia della capanna. Con cura separò i chicchi di farro dalla parte dura della spiga. Ne mise in bocca uno e lo succhiò. Sorrise. Avrebbe sconfitto l'inverno."
Ultima ricetta estiva in questo inizio di ottobre con un ingrediente spesso sottovalutato: il farro, cereale di antica data (pare se ne riscontri l'uso sin dal 5000 a.C.), si presta ad essere protagonista di piatti unici freschi, gustosi e originali, sostituendo il riso sia nelle insalate che nelle zuppe.
Ci tengo particolarmente a ringraziare le donne-raccoglitrici dell'era neolitica per avercelo fatto conoscere!
Ingredienti per 4 persone:
350g di farro
8 zucchine romanesche piccine
150g di primo sale (io l'ho sostituito con la feta)
3 o 4 foglie di limone
200g di basilico fresco
80g di parmigiano
80g di pinoli
olio e.v.o.
sale grosso
Sciacquate ripetutamente il farro sotto l'acqua. Riempite un pentolone d'acqua fredda e versateci il farro. Cuocete scoperto fino ad ebollizione. A quel punto abbassate il fuoco, coprite con un coperchio e lasciate cuocere per altri 25 minuti circa (assaggiate un chicco, è pronto quando è morbido). Salate solo a cottura quasi ultimata. Scolate il farro.
In una pentola mettete dell'acqua fino a sfiorare il cestello della vaporiera. Coprite il cestello con le foglie di limone. Lavate e riducete a tocchetti le zucchine. Fatele cuocere al vapore per non più di 10 minuti. Nel frattempo riducete il primo sale (o la feta) a dadini.
Preparate in un mortaio il pesto, agiungendo il basilico, i pinoli, il parmigiano, l'olio e il sale grosso (oppure, solo per questa volta, compratene un barattolo già pronto ;-)). Allungatelo con un pochino d'acqua. In una ciotola capiente raccogliete il farro cotto, le zucchine, il primo sale e il pesto allungato con l'acqua. Girate il tutto e servitelo ai vostri cacciatori..!!
:-)
Accanto a lui, la sua donna giaceva ad occhi aperti. Pensava al lavoro del giorno dopo, al fuoco da custodire, ai bambini da sfamare, alla legna da accantonare. E poi c'erano quegli strani semi, da cui crescevano rigogliose alcune spighe al margine esterno del villaggio. La donna era curiosa. La donna era affamata. Erano giorni che il cibo scarseggiava e con l'avvento dell'inverno le cose sarebbero solo peggiorate: le lepri cominciavano a rintanarsi nelle loro tane sotterranee, le orecchie ben al riparo dai morsi del gelo. I cervi avrebbero svernato molto più a sud, in fuga dal ghiaccio e dal vento che avrebbe spazzato per mesi i rami ormai spogli dei boschi.
I semi. Le spighe. La donna raccolse una pelle di daino e si cinse le spalle. Senza svegliare il suo compagno uscì nella notte, i raggi della luna danzavano con le gocce di pioggia sulle sue gambe nude. In fretta raggiunse il punto dove aveva visto crescere quella pianta selvatica. La trovò esattamente dove la ricordava e al buio ne raccolse le cime, da ciascuna delle quali un tenace chicco faceva capolino. Se ne riempi le mani. Il cielo cominciava a schiarire e i primi suoni del mattino iniziavano ad infrangere la quiete notturna. La donna aspettò che la luce si affacciasse sulla valle. Salutò con un bacio il cacciatore e la sua lancia che assieme partivano per la consueta battuta di caccia. Poi si sedette sulla soglia della capanna. Con cura separò i chicchi di farro dalla parte dura della spiga. Ne mise in bocca uno e lo succhiò. Sorrise. Avrebbe sconfitto l'inverno."
Ultima ricetta estiva in questo inizio di ottobre con un ingrediente spesso sottovalutato: il farro, cereale di antica data (pare se ne riscontri l'uso sin dal 5000 a.C.), si presta ad essere protagonista di piatti unici freschi, gustosi e originali, sostituendo il riso sia nelle insalate che nelle zuppe.
Ci tengo particolarmente a ringraziare le donne-raccoglitrici dell'era neolitica per avercelo fatto conoscere!
Ingredienti per 4 persone:
350g di farro
8 zucchine romanesche piccine
150g di primo sale (io l'ho sostituito con la feta)
3 o 4 foglie di limone
200g di basilico fresco
80g di parmigiano
80g di pinoli
olio e.v.o.
sale grosso
Sciacquate ripetutamente il farro sotto l'acqua. Riempite un pentolone d'acqua fredda e versateci il farro. Cuocete scoperto fino ad ebollizione. A quel punto abbassate il fuoco, coprite con un coperchio e lasciate cuocere per altri 25 minuti circa (assaggiate un chicco, è pronto quando è morbido). Salate solo a cottura quasi ultimata. Scolate il farro.
In una pentola mettete dell'acqua fino a sfiorare il cestello della vaporiera. Coprite il cestello con le foglie di limone. Lavate e riducete a tocchetti le zucchine. Fatele cuocere al vapore per non più di 10 minuti. Nel frattempo riducete il primo sale (o la feta) a dadini.
Preparate in un mortaio il pesto, agiungendo il basilico, i pinoli, il parmigiano, l'olio e il sale grosso (oppure, solo per questa volta, compratene un barattolo già pronto ;-)). Allungatelo con un pochino d'acqua. In una ciotola capiente raccogliete il farro cotto, le zucchine, il primo sale e il pesto allungato con l'acqua. Girate il tutto e servitelo ai vostri cacciatori..!!
:-)
lunedì 26 settembre 2011
Storia vera di una Zucchina
C'era una volta una zucchina triste e sola, abbandonata in uno scomparto di un vecchio frigo. La zucchina piangeva spesso, perchè il bambino che abitava la sua casa non la voleva mangiare a causa del suo colore verde. Allora un giorno, dopo aver versato lacrime salate e aver finito tutte le scorte di fazzolettini, decise di prendere in mano la situazione, fece un bel fagotto e iniziò l'esplorazione del ripiano sopra il suo. Era un posto strano quello: c'erano pomodorini rossi rossi e piccini che facevano salti e balli tutto il dì. - Ma perchè ballate e giocate sempre? Cos'è che vi rende tanto allegri?- chiese la zucchina un po' infastidita da tutte quelle risa, - Tu ti preoccupi troppo zucchina - gli risposero i pomodorini - Devi cercare di sdrammatizzare- rispose il pachino che assomigliava un po' ad Enzo Miccio, - Sei noiosa, vecchia, stai sempre in un angolino a piangere. Divertiti ogni tanto.. Vieni a fare un giro in spiaggia con noi, vedrai che se prendi un po' di sole il bambino vorrà mangiare anche te! -
- Forse hanno ragione!- pensò la zucchina - Ma prima, voglio chiedere consiglio al Grande Verde- Così, dopo una faticosa arrampicata fino al terzo ripiano, la zucchina trovò il Grande Verde che sonnecchiava rumorosamente in una confezione di plastica.
Con un po' di timore, picchiettò la sua testa e lo svegliò: - Chi è che disturba il mio riposo? - bofonchiò - Sono io, la zucchina del primo scomparto! - rispose la zucchina - Ho un problema.. Sono verde e il bambino di casa non mi vuole mangiare! Volevo costruire delle tavole da surf, così potrò fare amicizia con i pomodori e andare a giocare insieme a loro. Forse, in questo modo, il bambino si accorgerà che sono buona allora finalmente mi mangerà!- -Capisco le tue necessità, piccola tenera zucchina - disse il Basilico - anche io sono verde e per questo non vengo mangiato.. Prendi queste foglioline dal mio gambo e usale per surfare. Spero che con la tua allegria, convincerai il bambino a mangiarci!! - E così, con la sua tavola di basilico sottobraccio e in compagnia dei pomodori, la zucchina giocò e fece surf ovunque: nel cartone del latte, nelle paludi di yogurt, nelle discoteche dei formaggi e in molti altri posti, finchè, quello stesso giorno, il bambino incuriosito da tutto quel trambusto, la prese e se la mangiò. E furono tutti felici e contenti.
Care mamme, questa è dedicata a voi. E a tutti i bambini che non mangiano le verdure verdi.
Ingredienti:
zucchine
qualche pomodorino pachino
foglioline di basilico
aglio
olio
stuzzicadenti
un levatorsolo (l'aggeggio che leva i torsoli alle mele)
Lavate e spuntate una zucchina. Con il levatorsoli praticate un buco in senso verticale al centro della zucchina. La cosa bella è che NON deve venire per forza preciso!
Tagliate a rondelle il "tubo" e la "buccia vuota" in modo da ottenere due mucchietti come questi:
Le rondelle della buccia sono un po' spaccate da una parte.
Cuocete in padella con un goccio d'olio e.v.o. e l'aglio. Fatele trifolare per bene, in modo che restino croccanti. Fate raffreddare. Nel frattempo lavate i pomodorini, praticate un sottile taglia sulla base, in modo che il pachino resti in piedi da solo. Tagliate a metà. Infilzate la base del pomodorino, aggiungete il pezzo di tubo in modo che faccia da "torace" e poi la rondella in modo da ottenere delle piccole "braccia". A questo punto mettete l'altra parte del pomodoro, facendo attenzione a bilanciarlo bene in modo che non caschi. Posizionate tra le " braccia" il basilico e prendete l'asciugamano che si va in spiaggia...!
Oppure potete usare le olive nere per fare la testa:
Tornare bambini ogni tanto fa bene ;-)
- Forse hanno ragione!- pensò la zucchina - Ma prima, voglio chiedere consiglio al Grande Verde- Così, dopo una faticosa arrampicata fino al terzo ripiano, la zucchina trovò il Grande Verde che sonnecchiava rumorosamente in una confezione di plastica.
Con un po' di timore, picchiettò la sua testa e lo svegliò: - Chi è che disturba il mio riposo? - bofonchiò - Sono io, la zucchina del primo scomparto! - rispose la zucchina - Ho un problema.. Sono verde e il bambino di casa non mi vuole mangiare! Volevo costruire delle tavole da surf, così potrò fare amicizia con i pomodori e andare a giocare insieme a loro. Forse, in questo modo, il bambino si accorgerà che sono buona allora finalmente mi mangerà!- -Capisco le tue necessità, piccola tenera zucchina - disse il Basilico - anche io sono verde e per questo non vengo mangiato.. Prendi queste foglioline dal mio gambo e usale per surfare. Spero che con la tua allegria, convincerai il bambino a mangiarci!! - E così, con la sua tavola di basilico sottobraccio e in compagnia dei pomodori, la zucchina giocò e fece surf ovunque: nel cartone del latte, nelle paludi di yogurt, nelle discoteche dei formaggi e in molti altri posti, finchè, quello stesso giorno, il bambino incuriosito da tutto quel trambusto, la prese e se la mangiò. E furono tutti felici e contenti.
Care mamme, questa è dedicata a voi. E a tutti i bambini che non mangiano le verdure verdi.
Ingredienti:
zucchine
qualche pomodorino pachino
foglioline di basilico
aglio
olio
stuzzicadenti
un levatorsolo (l'aggeggio che leva i torsoli alle mele)
Lavate e spuntate una zucchina. Con il levatorsoli praticate un buco in senso verticale al centro della zucchina. La cosa bella è che NON deve venire per forza preciso!
Tagliate a rondelle il "tubo" e la "buccia vuota" in modo da ottenere due mucchietti come questi:
Le rondelle della buccia sono un po' spaccate da una parte.
Cuocete in padella con un goccio d'olio e.v.o. e l'aglio. Fatele trifolare per bene, in modo che restino croccanti. Fate raffreddare. Nel frattempo lavate i pomodorini, praticate un sottile taglia sulla base, in modo che il pachino resti in piedi da solo. Tagliate a metà. Infilzate la base del pomodorino, aggiungete il pezzo di tubo in modo che faccia da "torace" e poi la rondella in modo da ottenere delle piccole "braccia". A questo punto mettete l'altra parte del pomodoro, facendo attenzione a bilanciarlo bene in modo che non caschi. Posizionate tra le " braccia" il basilico e prendete l'asciugamano che si va in spiaggia...!
Oppure potete usare le olive nere per fare la testa:
Tornare bambini ogni tanto fa bene ;-)
mercoledì 24 agosto 2011
Tzatziki, Vampiri e Dei minori
Ovvero anche i greci sono figli del dio minore Ulivo. Perchè checchè se ne dica, noi abitanti del Mediterraneo siamo tutti cugini almeno per quanto riguarda il cibo, e lo Tzatziki ne è un esempio lampante.
Persino Greci e Turchi, tra cui notoriamente non corre buon sangue, mangiano la stessa salsa, con nomi diversi. Le storie dei popoli affacciati sul Mare Nostrum si intrecciano a tavola, si mischiano, si ritrovano: gli stessi ingredienti, acquistano tonalità differenti ma restano simili, familiari. E penso al cous cous trapanese e maghrebino, al gyros greco e al kebab turco, alle olive, ai cetrioli, alle melanzane. Verdure e prodotti che ritroviamo nei mercati di tutte le civiltà mediterranee.
Lo Tzatziki, con nomi diversi come mi dice l'amica Wikipedia, è un piatto tipico a Cipro, in Armenia e in Turchia, indispensabile ingrediente sia della pita che del kebab. Come se nonostante i fiumi di sangue, il rancore e le differenze religiose, alla fine, quando ci si siede a tavola, godiamo degli stessi sapori e profumi. Morale della favola il gusto se ne frega del passaporto e degli Stati, libero dai condizionamenti e dagli artifici degli uomini. In sostanza, anche dai cetrioli c'è molto da imparare...!
Per non parlare dello speciale apprezzamento di Van Helsing... D'altronde lo tzatziki non è un piatto per palati delicati. Ha un gusto deciso, in grado di spaventare anche il più acerrimo e temibile vampiro! Infatti l'unico accorgimento, per le coppie, è che lo devono mangiare entrambi i partner, per evitare imbarazzanti baci agliosi.. Diciamo che lo sconsiglio per una cena romantica! In compenso, per una serata barbecue, può essere una divertente alternativa alla bruschetta al pomodoro o può accompagnare la carne o il pesce grigliato. Ci vuole pochissimo a prepararlo e si conserva in frigo per una settimana circa.
Ingredienti:
350g di yogurt greco (lo vendono al banco gastronomia del supermercato, oppure in commercio, ci sono quelli confezionati)
1 cetriolo fresco
4 spicchi d'aglio
3 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
4 cucchiai di aceto bianco
Lavate per benino il cetriolo sotto l'acqua corrente, spuntatene le estremità e grattugiatelo con una grattugia a fori larghi in un colino, affinchè perda l'acqua di vegetazione. Lasciatelo a scolare per circa un'ora.
Nel frattempo, pulite l'aglio e mettetelo in un mortaio, cominciate a pestarlo fino a che non avrete ottenuto una crema (se non avete il mortaio, fate come me, tagliate con la mezzaluna l'aglio trasferitelo in una tazza e con il manico di un coltello grande, schiacciate i pezzetti). In una ciotola, versate lo yogurt greco, aggiungete i cetrioli (che avrete prima strizzato, eliminando un altro po' d'acqua), la crema d'aglio e incorporate l'olio e l'aceto alternandone le cucchiaiate. Salate pepate e girate. Trasferitelo in ciotoline e guarnitelo con l'aneto, la menta o le olive nere greche.
Kalì sas òrexi! (Buon Appetito!)
Persino Greci e Turchi, tra cui notoriamente non corre buon sangue, mangiano la stessa salsa, con nomi diversi. Le storie dei popoli affacciati sul Mare Nostrum si intrecciano a tavola, si mischiano, si ritrovano: gli stessi ingredienti, acquistano tonalità differenti ma restano simili, familiari. E penso al cous cous trapanese e maghrebino, al gyros greco e al kebab turco, alle olive, ai cetrioli, alle melanzane. Verdure e prodotti che ritroviamo nei mercati di tutte le civiltà mediterranee.
Lo Tzatziki, con nomi diversi come mi dice l'amica Wikipedia, è un piatto tipico a Cipro, in Armenia e in Turchia, indispensabile ingrediente sia della pita che del kebab. Come se nonostante i fiumi di sangue, il rancore e le differenze religiose, alla fine, quando ci si siede a tavola, godiamo degli stessi sapori e profumi. Morale della favola il gusto se ne frega del passaporto e degli Stati, libero dai condizionamenti e dagli artifici degli uomini. In sostanza, anche dai cetrioli c'è molto da imparare...!
Per non parlare dello speciale apprezzamento di Van Helsing... D'altronde lo tzatziki non è un piatto per palati delicati. Ha un gusto deciso, in grado di spaventare anche il più acerrimo e temibile vampiro! Infatti l'unico accorgimento, per le coppie, è che lo devono mangiare entrambi i partner, per evitare imbarazzanti baci agliosi.. Diciamo che lo sconsiglio per una cena romantica! In compenso, per una serata barbecue, può essere una divertente alternativa alla bruschetta al pomodoro o può accompagnare la carne o il pesce grigliato. Ci vuole pochissimo a prepararlo e si conserva in frigo per una settimana circa.
Ingredienti:
350g di yogurt greco (lo vendono al banco gastronomia del supermercato, oppure in commercio, ci sono quelli confezionati)
1 cetriolo fresco
4 spicchi d'aglio
3 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
4 cucchiai di aceto bianco
Lavate per benino il cetriolo sotto l'acqua corrente, spuntatene le estremità e grattugiatelo con una grattugia a fori larghi in un colino, affinchè perda l'acqua di vegetazione. Lasciatelo a scolare per circa un'ora.
Nel frattempo, pulite l'aglio e mettetelo in un mortaio, cominciate a pestarlo fino a che non avrete ottenuto una crema (se non avete il mortaio, fate come me, tagliate con la mezzaluna l'aglio trasferitelo in una tazza e con il manico di un coltello grande, schiacciate i pezzetti). In una ciotola, versate lo yogurt greco, aggiungete i cetrioli (che avrete prima strizzato, eliminando un altro po' d'acqua), la crema d'aglio e incorporate l'olio e l'aceto alternandone le cucchiaiate. Salate pepate e girate. Trasferitelo in ciotoline e guarnitelo con l'aneto, la menta o le olive nere greche.
Kalì sas òrexi! (Buon Appetito!)
venerdì 5 agosto 2011
Frise d'estate
Estate, le cicale friniscono nell'aria e il profumo delle acacie riempie il tempo che scorre libero, finalmente leggeri, chi sotto il sole chi dentro al mare. Certo, sempre che voi siate in ferie...
Sonnecchiando nella tranquillità estiva e cavalcando l'onda della memoria mi colpisce il ricordo delle vacanze trascorse in Salento, ospite di una mia grande amica e della sua famiglia. Il piatto di oggi è un tributo e un omaggio a loro, alla gente salentina, a quella terra e a quel calore. E, ovviamente, a quella cucina, che tanto rende perchè è fatta da persone che amano e curano ogni singolo frutto uscito dall'albero. Nella bontà e semplicità degli ingredienti e delle ricette sta la forza dei loro ulivi, la caparbietà di quelle radici. E degli uomini e delle donne che popolano questa terra meravigliosa e dal fascino selvaggio.
L'odierna ricetta è la frisa, ciambella salentina secolare che pare risalga ai tempi delle crociate e che andasse alla grande tra i pescatori e i marinai del luogo, perchè non si deperiva e una volta bagnata nell'acqua di mare acquistava sapore e riempiva la panza.
Le frise sono un piatto davvero geniale, dove potete giocare forte con la vostra fantasia culinaria, mischiare odori e sapori, stimolare creatività e gusto. Non ci vuole niente a prepararle, sono freschissime e si mangiano con le mani (e non con le dita, alla facciaccia del finger food!!!).
Oggi, io, le frise le ho fatte così:
Ingredienti:
2 frise (possibilmente prodotte in Puglia, di quelle prodotte a Bussolengo non mi fiderei...)
500 g. di pomodorini tipo pachino
una manciata di olive nere di gaeta
4 foglie di basilico
100g di feta greca
olio, sale e pepe q.b.
Lavate e tagliate a pezzetti i pomodorini. Schiacciate leggermente col batticarne (o con le dita) le olive per togliere i noccioli. Tagliate a cubetti la feta. Mischiate tutti gli ingredienti in una scodella e condite con il sale, olio il pepe e il basilico. Lasciate insaporire per qualche minuto.
Prendete le frise e bagnatele sotto l'acqua. Più le tenete sotto il getto del rubinetto, più si ammollano. Se a pranzo avete la nonna adelina, lasciatela bagnare abbastanza,affinchè la consistenza della frisa sia compatibile con la dentiera. Al contrario, se la preferite croccante, una velocissima passata sarà sufficiente!
Disponete i pomodorini conditi sulla frisa.
A questo punto manca solo lu mare lu sole e lo ientu!!!
Sonnecchiando nella tranquillità estiva e cavalcando l'onda della memoria mi colpisce il ricordo delle vacanze trascorse in Salento, ospite di una mia grande amica e della sua famiglia. Il piatto di oggi è un tributo e un omaggio a loro, alla gente salentina, a quella terra e a quel calore. E, ovviamente, a quella cucina, che tanto rende perchè è fatta da persone che amano e curano ogni singolo frutto uscito dall'albero. Nella bontà e semplicità degli ingredienti e delle ricette sta la forza dei loro ulivi, la caparbietà di quelle radici. E degli uomini e delle donne che popolano questa terra meravigliosa e dal fascino selvaggio.
L'odierna ricetta è la frisa, ciambella salentina secolare che pare risalga ai tempi delle crociate e che andasse alla grande tra i pescatori e i marinai del luogo, perchè non si deperiva e una volta bagnata nell'acqua di mare acquistava sapore e riempiva la panza.
Le frise sono un piatto davvero geniale, dove potete giocare forte con la vostra fantasia culinaria, mischiare odori e sapori, stimolare creatività e gusto. Non ci vuole niente a prepararle, sono freschissime e si mangiano con le mani (e non con le dita, alla facciaccia del finger food!!!).
Oggi, io, le frise le ho fatte così:
Ingredienti:
2 frise (possibilmente prodotte in Puglia, di quelle prodotte a Bussolengo non mi fiderei...)
500 g. di pomodorini tipo pachino
una manciata di olive nere di gaeta
4 foglie di basilico
100g di feta greca
olio, sale e pepe q.b.
Lavate e tagliate a pezzetti i pomodorini. Schiacciate leggermente col batticarne (o con le dita) le olive per togliere i noccioli. Tagliate a cubetti la feta. Mischiate tutti gli ingredienti in una scodella e condite con il sale, olio il pepe e il basilico. Lasciate insaporire per qualche minuto.
Prendete le frise e bagnatele sotto l'acqua. Più le tenete sotto il getto del rubinetto, più si ammollano. Se a pranzo avete la nonna adelina, lasciatela bagnare abbastanza,affinchè la consistenza della frisa sia compatibile con la dentiera. Al contrario, se la preferite croccante, una velocissima passata sarà sufficiente!
Disponete i pomodorini conditi sulla frisa.
A questo punto manca solo lu mare lu sole e lo ientu!!!
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